La politica di Giacomo Matteotti

A cento anni dalla morte del parlamentare veneto Roma, a Palazzo Braschi, è stata allestita una mostra che ripercorre anche l’attività del leader socialista oppositore del regime fascista

È passato quasi un secolo da quel giugno del 1924 quando Giacomo Matteotti, parlamentare e leader del Partito Socialista Unitario, è stato prima aggredito e sequestrato a Roma e, poi, ucciso per volere dell’allora regime fascista. Il corpo senza vita è stato ritrovato il 16 giugno del 1924, sei giorni dopo l’assalto sul lungotevere Arnaldo da Brescia, nell’hinterland della capitale, in una fossa dell’area di Riano, sulla via Flaminia, in località Quartarella. A cento anni da quella drammatica vicenda Roma ha dedicato una esposizione proprio a ‘Giacomo Matteotti. Vita e morte di un padre della democrazia’, che ricostruisce l’attività umana e politica caratterizzata dall’impegno antifascista, dagli incarichi nell’amministrazione pubblica locale, dalla difesa della democrazia e dalla visione sulle mire del regime gestito e coordinato da Benito Mussolini.
La mostra allestita a Palazzo Braschi è stata promossa da Roma Capitale attraverso l’Assessorato alla Cultura e alla Sovrintendenza Capitolina in collaborazione con Creare Organizzare Realizzare, l’Associazione Costruire Cultura, Zétema, il Ministero di via del Collegio Romano, la Camera di Commercio, la Fondazione Pietro Nenni, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e quello Storico Luce, le Teche della Rai e Banca Ifis. L’iniziativa è stata curata da Mauro Canali con la direzione e il generale coordinamento di Alessandro Nicosia e ha trovato importanti sostegni con la concessione delle testimonianze da parte anche dell’Archivio di Stato di Roma e di quelli Centrale dello Stato, della Camera dei Deputati e di Marco Steiner; della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e dell’Accademia dei Concordi.
Nelle sale del primo piano del Museo di Roma, fino al prossimo 16 giugno, è possibile ammirare molti documenti originali e alcuni inediti; foto; scritti; libri; oggetti d’epoca; articoli e prime pagine di quotidiani e di periodici anche internazionali; filmati; opere d’arte; sculture; ceramiche; quadri e ascoltare brani musicali dedicati all’esponente politico assassinato, oltre alla pellicola, ‘Il delitto Matteotti’, di Florestano Vancini con Franco Nero e la riproposizione del vibrante discorso nell’intervento alla Camera del 30 maggio del 1924. In quell’occasione Matteotti, oltre alla deriva politica totalitaristica, accusava il regime di movimenti affaristici poco chiari nel settore petrolifero con una società straniera.
La politica e gli affari più che sospetti che Matteotti aveva intenzione di segnalare pubblicamente hanno decretato il destino con una definitiva condanna. Una condanna che in seguito al ritrovamento di atti istruttori e giudiziari e di alcune eloquenti corrispondenze hanno alzato il velo sulla vicenda offrendo alla storia probabilmente l’ultimo capitolo e una interpretazione pressoché conclusiva.
Le indagini hanno portato a individuare i responsabili, Amerigo Dumini; Augusto Malacria, che era scappato in Francia, ma poi è stato estradato a fine anno; Amleto Poveromo; Giuseppe Viola e Albino Volpi. Nel marzo del 1926, a Chieti, la sentenza di un processo considerato “farsa” aveva espresso condanne lievi e mitigate ulteriormente da un’amnistia per i reati politici con esclusione dell’omicidio, comunque sollevato da uno sconto di quattro anni di reclusione. Nella revisione del 1947 Dumini e Poveromo, però, sono stati condannati all’ergastolo, tramutato in 30 anni di carcere.
L’esposizione di Palazzo Braschi, ex riferimento del potere del Ventennio prima ufficio del partito e quindi della tenuta Polizia, è articolata in quattro sezioni: ‘Il giovane Matteotti’, ‘L’impegno politico nazionale 1919-1924’, ‘Sequestro e morte 1924-1926’ e ‘Il mito Matteotti’. Alla presentazione dell’allestimento hanno partecipato il sindaco Roberto Gualtieri; l’assessore alla Cultura Miguel Gotor; i curatori Mauro Canali e Alessandro Nicosia; il presidente di Banca Ifis, che da alcuni giorni ha la base a Roma, nella centralissima piazza del Popolo, Ernesto Furstenberg Fassio e il nuovo vertice della Fondazione Pietro Nenni, lex ministro Claudio Martelli.
Giacomo Matteotti era nato il 22 maggio del 1885 a Fratta Polesine, in provincia di Rovigo. È stato sindaco e assessore in alcuni comuni dell’area veneta dove nel 1919, nel collegio ‘Ferrara-Rovigo’, è stato eletto per la prima volta in Parlamento. Laureato a pieni voti, con tanto di lode, a Bologna, Matteotti diventato leader del Partito Socialista, ha sollecitato la collaborazione anche delle forze europee di quell’area, in particolare francesi e inglesi. Aveva denunciato brogli elettorali, violenze e malaffari da parte del regime in un momento storico “di debolezza istituzionale, in un mondo operaio diviso”, ha sottolineato Mauro Canali, coordinatore del Comitato Scientifico. “È un progetto rivolto al grande pubblico, ma soprattutto ai giovani, che dovrebbero avere conoscenze della storia del nostro Paese”, ha precisato Alessandro Nicosia. “Matteotti era oppositore anche della guerra”, ha ribadito il sindaco Roberto Gualtieri, “ed era riuscito, anticipando i fatti, a lanciare un lucido grido d’allarme sui rischi della morsa autoritaria e illiberale del fascismo e che potesse riguarda, oltre all’Italia, anche altre realtà europee. Matteotti ha saputo leggere in tempo le conseguenze nefaste di uno Stato che aveva smarrito la sua ragione morale”.
All’allestimento, che chiude proprio il 16 giugno del 2024 a cento anni esatti dal giorno della dimostrazione del consumato omicidio con il ritrovamento del corpo, è affiancato il catalogo stampato da Treccani, il cui Istituto dell’Enciclopedia Italiana è stato fondato il 18 febbraio del 1925 dall’imprenditore tessile Giovanni Treccani degli Alfieri e dal filosofo Giovanni Gentile. Massimo Bray è l’attuale direttore generale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. L’esposizione del Museo di Roma a Palazzo Braschi, con doppio ingresso da piazza Navona e da piazza San Pantaleo, è visitabile dal martedì alla domenica fra le 10 e le 19.

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