Star Made in England

È scomparso sir Bobby Charlton, campione del Mondo con l’Inghilterra e Pallone d’Oro nel 1966 e grande protagonista nel Manchester United. Aveva 86 anni

Foto: https://strettynews.com/2020/04/26/sir-bobby-charlton-voted-uniteds-greatest-ever-english-player/È stato uno dei più importanti protagonisti della storia del calcio inglese Robert Charlton, poi conosciuto in tutto il mondo come Bobby, diventato ‘Sir’ e poi anche ‘Cavaliere’, nel 1994, per volere dell’allora regina Elisabetta II, scomparso in una mattina di ottobre, il 21 del 2023, all’età di 86 anni. Era nato ad Ashington l’11 ottobre del 1937 e da tempo non era in buone condizioni. Era considerato un attaccante centrale per le statistiche e gli almanacchi, calciatore efficace per il gioco nella metà campo altrui sul green degli stadi di tutto il pianeta, in grado di diventare bandiera per il Manchester United, vessillo per la nazionale e riferimento per i tifosi, gli sportivi e per l’intero movimento d’oltremanica.
Bobby Charlton con la nazionale ha conquistato l’unico Mondiale vinto dagli inglesi, quello del 1966, organizzato proprio sull’isola britannica, con la finale di ‘Wembley’ ancora tema di dibattito per il gol-non gol di Geoff Hurst nella finale contro la Germania, all’epoca Occidentale, vinta ai supplementari per 4 a 2.
Bobby Charlton ha partecipato a quattro edizioni della Coppa ‘Jules Rimet’, dal 1958 in Svezia a quella del 1970 in Messico passando per la trasferta sudamericana in Cile nel 1962 e per la storica e straordinaria estasi del 1966 contrassegnata anche da un tris di realizzazioni. In nazionale ha giocato 106 partite condite da 49 reti da quell’esordio del 18 aprile del 1958 con un 4 a 0 alla Scozia. L’addio dopo l’avventura mondiale in Messico.
Nel club l’esordio risale al 1956. Al Manchester United l’aveva portato quindicenne l’indimenticato Matt Busby e con i Red Devils ha concluso con 606 presenze e 199 gol trionfando nel 1968, sempre a ‘Wembley’, contro il Benfica di Eusebio nella finale di Coppa dei Campioni, per 4 a 1 alla conclusione dei tempi supplementari. In attacco era in felice compagnia di Denis Law e George Best. Bobby Charlton, in quell’occasione, aveva firmato la prima e l’ultima rete. Le altre erano state opera di Best e di Kidd. In bacheca anche tre campionati, nel 1956/57, nel 1964/65 e nel 1966/67 e la Coppa nazionale nel 1962/63. Ha vinto il Pallone d’Oro nel 1966. Ha appeso gli scarpini al classico chiodo nel 1980. Dopo lo United, con cui era scampato alla tragedia aerea del 6 febbraio del 1958 a Monaco di Baviera dove avevano perso la vita 23 persone fra atleti, tecnici, dirigenti e giornalisti al seguito del Manchester, Bobby Charlton ha giocato qualche stagione nel finale della prestigiosa carriera con il Preston, il Waterford, il Newcastle, il Perth e il Blacktown City. Quando ha alzato la Coppa dei Campioni ha tenuto a ricordare tutte le vittime di quel drammatico incidente. Brevissima e poco entusiasmante l’avventura in panchina da allenatore, al contrario di quella del fratello Jack Charlton, che aveva vinto da difensore centrale, da stopper, il Mondiale casalingo nel 1966.
Giocatore con ottima visione di gioco e piedi abbastanza educati per l’amicizia con i fondamentali tecnici, non molto alto, Bobby Charlton è stato un attaccante atipico per il calcio inglese. Poteva essere inquadrato come un centravanti arretrato, di movimento o, forse, anche come un cosiddetto ‘trequartista’. Non è stato proprio un modello, in quanto possessore di qualità diverse daile classiche punte centrali di scuola e di ispirazione britannica. E, comunque, aveva un temibile tiro e una invidiabile progressione. Nella finale della ‘Rimet’ di ‘Wembley’ non ha segnato. Attorno, in quell’occasione, girava per la nazionale tedesca un certo Franz Beckenbauer.

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