Una panchina di petroldollari

Roberto Mancini dopo le improvvise dimissioni dall’Italia del calcio va in Arabia Saudita con un contratto multimilionario fino al prossimo Mondiale

‘Mancini abbandona l’Azzurra’ avevamo titolato l’articolo sulla notizia relativa alla decisione inaspettata, inspiegabile e brusca del Commissario Tecnico della nazionale italiana di calcio di lasciare quella panchina. Un’iniziativa unilaterale, arrivata inizialmente alla FederCalcio per e-mail poco prima di Ferragosto e in prossimità della ripresa dell’attività della nazionale per le importanti qualificazioni all’Europeo, da difendere in quanto possessori del trofeo, alzato con Roberto Mancini alla guida, nel mitico ‘Wembley’ di Londra contro l’Inghilterra. Le dimissioni del cinquantottenne tecnico jesino sono giunte poco tempo dopo essere stato responsabilizzato anche sulle vicende delle under vicine per limiti di età alla squadra élite del movimento calcistico italiano.
Le motivazioni su questa vicenda, all’apparenza incredibile e sconcertante, sono state espresse pochi giorni dopo attraverso una sua sensazione, in merito alla mancanza di fiducia della Federazione e del presidente Gabriele Gravina materializzata, fra l’altro, con la clausola contrattuale di decadenza dall’incarico in caso di altro fallimento nella qualificazione alla fase finale del torneo europeo. Quella stessa fiducia accordata e sostenuta anche dopo il flop per raggiungere il Qatar e partecipare al Mondiale 2022-2023. Seconda esclusione consecutiva, la terza della storia italiana del calcio. In quel momento, forse, era più comprensibile l’allontanamento, ma il credito ottenuto con il successo all’Europeo, dopo il lungo digiuno dal 1968, era probabilmente ancora illimitato.
Sullo scenario, pian piano, i fumogeni dell’incredulità sono evaporati per una composizione e una visione maggiormente chiara ed eloquente. “Ho fatto la storia in Europa, ora è tempo di farla in Arabia Saudita”: con queste parole, nel giro di una quindicina di giorni, Mancini ha colorato di altre tonalità borse, tute e maglie. Ha smontato dall”amata’ panchina il tricolore ed è approdato fischietto, scarpini e bagagli su quella di un movimento che ha contrassegnato l’ultimo calciomercato estivo a colpi di acquisti di calciatori con proposte di assegni irrifiutabili, a cifre ragguardevoli, in alcuni casi fuori contesto e imbarazzanti. Non certo per chi le riceve. E sia per gli ingaggi che per l’acquisizione del cosiddetto ‘cartellino’. Nel nuovo perimetro, dorato e multimilionario, naturalmente, sono compresi gli allenatori e i commissari tecnici.
È stato già presentato ufficialmente Roberto Mancini come responsabile della nazionale dell’Arabia Saudita. Contratto faraonico con vista quasi quadriennale sul Mondiale. Le solite voci indicano l’entità economica in una novantina di milioni tutto-compreso. In un hotel della capitale, Riad, Mancini ha voluto precisare i tempi, rivelando che “i primi contatti risalgono a metà agosto” e gli obiettivi, “non sono un mago, ma vorrei vincere qualcosa di importante”.
Commenti, analisi e considerazioni non sono mancate, ma, senza toccare il ‘vil denaro’ e la sfera personale, sommessamente viene voglia di chiedere se la vicenda avesse la possibilità di essere dipanata e gestita in altri tempi e modi. Ognuno, poi, ha la consapevolezza delle scelte nonostante fosse ancora pienamente e regolarmente contrualizzato con la Federazione Italiana Giuoco Calcio di via Gregorio Allegri, Roma. E, lasciando da parte ‘l’amor di patria’ o la “riconoscenza” per il salvataggio dopo lo choc per la mancata qualificazione al Mondiale, come qualche protagonista del settore ha opportunamente evidenziato. L’Arabia Saudita, fra l’altro, è stata la prima avversaria dell’Italia di Mancini. 2 a 1 in Svizzera, a San Gallo. L’incontro risale al 28 maggio del 2018.
Intanto la FIGC ha contattato, con successo, Luciano Spalletti, l’allenatore che ha riportato la scorsa stagione lo scudetto a Napoli. Aveva lasciato la squadra vincente “per restare fermo un anno per motivi personali”. Sull’accordo fra Spalletti e la FIGC, tanto per non rimanere con le mani-in-mano e ingarbugliare ancora di più la situazione, c’è la clausola contrattuale imposta dal patron del Napoli Aurelio De Laurentiis. Il veto sembra prevedere una penale multimilionaria se Spalletti fosse stato tesserato con una società ‘concorrente’ al Napoli. Il quesito ruota attorno alla considerazione se la nazionale è una avversaria della squadra partenopea. Parola ai rispettivi legali. Le convocazioni per le sfide per le qualificazioni all’Europeo sono ormai imminenti, ma questa pagina sfocata, comunque, resterà nel grande libro della storia del calcio italiano. Purtroppo.

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