Time-out olimpico

Rinviati al 2021 i Giochi di Tokyo a causa dell’emergenza mondiale per il Coronavirus. La fiaccola resterà in Giappone

Mai successo. Dal 1896, anno di partenza della straordinaria e affascinante storia dei Giochi cosiddetti ‘moderni’. Nessun slittamento per finire sulla casella stagionale dispari e lasciare la cadenza bisestile, semmai le soppressioni dovute ai conflitti mondiali. Passaggi a vuoto, fra l’altro, nel 1916, nel 1940 e nel 1944. In seguito le quadriennali scadenze sono state puntualmente e completamente rispettate e onorate cambiando scenari, palcoscenici e protagonisti di ogni continente del pianeta con il continuo arricchimento del programma sportivo. E quasi tutte le edizioni sono state infarcite con nuove e originali discipline. La trentaduesima Olimpiade, prevista la prossima estate a Tokyo, è scivolata di un anno per lo tsunami causato dal Covid-19, che ha travolto tutto il mondo, attualmente impegnato a contenere e a superare la temibile infezione.
 L’annuncio è arrivato direttamente dal premier giapponese Shinzo Abe dopo frequenti e frenetici consulti telefonici con il presidente del CIO, il Comitato Olimpico Internazionale, Thomas Bach. Il rinvio era ormai inevitabile dopo le preoccupate rivelazioni delle federazioni di alcuni plurimedagliati paesi e le competenti considerazioni dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Spostare l’appuntamento con i Giochi Estivi “in una data oltre il 2020, ma non più in là dell’estate del prossimo anno”.
 “Ospiteremo l’Olimpiade con l’opportuna sicurezza sanitaria, che diventerà il simbolo della vittoria sul Coronavirus”, ha sottolineato Shinzo Abe, il quale ha ricordato anche la completa e collaborativa intesa con il vertice del CIO guidato dal tedesco oro nella scherma ai Giochi di Montreal del 1976. La decisione è stata annunciata alla presenza, fra gli altri, del ministro dei Giochi Seiko Hashimoto, del governatore di Tokyo Yuriko Koike e del presidente del Comitato Organizzatore Seiko Mori. Sarà il CIO prossimamente a fissare il nuovo periodo dei Giochi pentacerchiati multicolorati. L’ipotesi più semplice e, forse, probabile sarebbe quella di ricalcare le date decise per il 2020. Il presidente del CONI Giovanni Malagò, che è anche componente del CIO, non esclude la possibilità di una organizzazione olimpica “di primavera”.
L’allargata distanza dall’inizio della massima kermesse sportiva internazionale sarà utilizzata anche per completare i vari tornei di qualificazione di alcune discipline per essere presenti il prossimo anno in Giappone. “L’essenziale è salvaguardare e garantire la salute degli atleti, delle delegazioni e dei rispettivi staff tecnici”. A questo proposito da una indagine promossa fra gli atleti degli Stati Uniti era emersa una larga maggioranza, il 92,73%, favorevole al rinvio e il 68% riteneva, se disputata, un’Olimpiade “non competitiva”.
Il calendario del prossimo anno delle varie specialità dovrà inevitabilmente essere aggiornato. Rimandati almeno un paio di importanti e attesi avvenimenti riguardanti il Mondiale di nuoto e quello di atletica leggera, in programma rispettivamente dal 16 luglio sempre sull’isola dell’Estremo Oriente e dal 6 agosto negli Stati Uniti, a Eugene, in Oregon.
La fiaccola accesa ad Atene resterà nella capitale giapponese e “rappresenterà la luce alla fine del tunnel” e di questo drammatico periodo. Confermata, probabilmente per il marketing e l’intera organizzazione, l’indicazione ‘Tokyo 2020’, replica della precedente ‘Tokyo 1964’.

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