Il valore dei rifiuti

Illustrato nella casa l’annuale Rapporto di Althesys Strategic Consultants, che mostra segnali positivi in tutti i comparti, fra cui la quantità raccolta e il numero degli operatori e delle imprese

È aumentato il valore della produzione, 9%, passato da 88 milioni e 300 mila euro a 96 milioni e 100 mila euro e il numero degli operatori, saliti a 115, che assistono nella raccolta e nell’adeguato smaltimento 4 mila 411 comuni, il 75% della popolazione nazionale. Oltre un miliardo di euro il giro d’affari nel 2022. Le aziende specializzate esaminate sono state interessate a 21 milioni e 47 mila tonnellate, di cui 5 milioni e 59 mila tonnellate considerate speciali. Complessivamente, +10%. Queste alcune considerazioni statistiche rilevate dall’annuale approfondimento di Althesys Strategic Consultants, illustrate dal presidente Alessandro Marangoni nel corso dell’incontro incentrato su ‘Il settore dei rifiuti: strategie, filiere e innovazione per creare valore condiviso’. A Roma, all’interno di Palazzo Merulana, ha comunicato i risultati emersi dal settimo Rapporto al cospetto di una platea qualificata e interessata rappresentante di aziende produttive, associazioni del settore e di ARERA con Lorenzo Bardelli.
Il settore è diventato una vera e propria concatenazione, connessa e trasversale, in grado di impiegare risorse nella ricerca e nello sviluppo per una innovazione tecnica e tecnologica, di organizzazione, ma anche gestionale, per sollecitare “i benefici ambientali, economici, industriali e sociali”. Marangoni ha continuato nell’esposizione con gli investimenti delle varie realtà lievitate dell’11,8% rispetto al 2021, da 854 a 955 milioni di euro. L’87,5% riguardano le zone settentrionali della nostra penisola, anche se la quota, seppur leggermente, è cresciuta nelle regioni centrali e in quelle sud. Il 63,4%, però, appartengono agli operatori maggiormente attrezzati come strutture e numero di personale qualificato.
Il segno più primeggia sul costo delle materie prime e dei carburanti e, come prevedibile, il salto in alto è generalizzato, ma non è una equazione esatta e automatica con il percorso verticale “della redditività”. Infatti è scesa mediamente dal 15% al 13,4% e per le top, passate da 108 a 115, ha inciso per il 46%. Eravamo al 44%. L’analisi, suddivisa in alcuni capitoli, ha affrontato anche la raccolta del rifiuti speciali, saliti per valore dell’8% e per campo di affari a 3 miliardi e 900 milioni di euro. In crescita le operazioni straordinarie, +29%, quasi la metà hanno coinvolto gli operatori privati, 45 nel 2022 rispetto alle 35 del 2021.
Un solo impianto è funzionante e operativo, quello, in Veneto, della società Contarina. I ritardi hanno la targa soprattutto della pubblica amministrazione di dimensioni contenute nell’estensione e nel numero di dipendenti. I fondi sono quelli del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che dovrebbero sostenere i progetti di impianti per la lavorazione dei rifiuti solidi urbani, dei fanghi, dei tessili e degli assorbenti. Interventi per alimentare il recupero impiantistico nelle aree meridionali della nostra penisola. I piccoli comuni, che sono tantissimi in Italia, hanno evidenti difficoltà a completare il necessario iter. Nessun problema per le amministrazioni maggiormente strutturate, in particolare del settentrione.
Un capitolo è dedicato all’innovazione, alla ricerca e allo sviluppo nelle molteplici società impegnate nella raccolta, nelle opportune verifiche e nella trasformazione in materie prime seconde nei vari settori produttivi. Su questo aspetto più volte le aziende hanno chiesto di inserire una quota di riciclo nei progetti dei lavori soprattutto della pubblica amministrazione, in modo da assorbire la produzione della trasformazione.
Italia leader, che ha raggiunto in largo anticipo i parametri fissati dall’Unione per il 2030. E la stessa Unione Europea ha un po’ annacquato il provvedimento sul packaging, che, fra l’altro, sembrava destinato al riuso e non al riciclo. Abolite anche le confezioni monouso e, fra l’altro, i recipienti e i contenitori complicato da poter essere riutilizzati e destinati, probabilmente, al riciclo. Dall’indicazione dell’Unione saranno risparmiati i materiali di quei paesi europei dove sono stati raggiunti i target fissati precedentemente dalla stessa Europa. Gli operatori italiani, quindi, dovrebbero scampare dall’iniqua e limitante normativa.
“La regolamentazione dovrebbe facilitare la crescita del valore condiviso sostenuta dalla programmazione e dalle politiche delle amministrazioni pubbliche locali”, ha rilevato Lorenzo Bardelli di ARERA, l’Autorità di Regolazione per l’Energia, le Reti e l’Ambiente.
L’incontro romano ha avuto un paio di approfondimenti su importanti e delicati argomenti. Uno ha riguardato le necessità del nostro Paese in merito agli “impianti e alle regole” e l’altro è stato centrato sulla considerazione “dell’innovazione che trasforma l’industria dei rifiuti”. La tecnologia, ormai, è sicuramente fondamentale in tutte le fasi: dalle opportune raccolte dai diversi contenitori per la differenziata da parte degli operatori al trasporto per lo smaltimento negli impianti specializzati, dalla lavorazione alla trasformazione fino alla ricollocazione sui mercati completando il ciclo per un vantaggio ambientale, sociale, commerciale ed economico.
Avanzano le ricerche sullo sviluppo e sulle sperimentazioni per trovare soluzioni alternative alle fonti fossili, ma anche all’elettrico. Un biopropellente sfruttando i rifiuti e gli allevamenti zootecnici anche per generare energia e fertilizzanti utili alla coltivazione e alla produzione agricola.
Hanno contribuito al confronto, gestito dalla giornalista Monica D’Ambrosio, Filippo Brandolini di Utilitalia, Alessandro Cecchi di Iren, Paolo Grassi di ENI Rewind, Manuela Kron di Nestlè, Giancarlo Longhi di Coripet, Lella Miccolis del Consorzio Italiano Compostatori, Michele Priori di Haiki Cobat, Michele Rassera di Contarina, Andrea Razzini di Veritas, Chicco Testa di AssoAmbiente, Marco Tiviroli di Marche Multiservizi e Gianpaolo Vallardi di Savno.
Un po’ tutti gli intervenuti hanno lamentato le lunghe attese per completare la procedura autorizzativa. In alcuni casi l’estenuante iter burocratico porta l’imprenditore a lasciare il progetto, ma anche se installato l’impianto potrebbe già essere superato dalla velocità tecnologica. La normativa europea sul riuso e sul riciclo, sospinta dall’Italia, “ha modificato nuovamente lo scenario”. Non è esclusa la decisione di dover prendere una certificazione sugli imballaggi per testimoniare la riciclabilità o il riutilizzo. Atteso anche un registro dei prodotti da imballaggio e delle imprese coinvolte nel confezionamento.
“Alcune decisioni dell’Unione sono contraddittorie rispetto alle precedenti o in apparente controtendenza per raggiungere l’obiettivo di contenere la quantità di rifiuti prodotta e sempre più differenziata”. È il caso, ad esempio, “della zuccheriera nei bar posta al bando nel 2005 per motivi igienici, sanitari e antispreco, che sembra rispuntare nei locali. Non sarà per la carta della confezione delle bustine?”, ha chiesto fra lo scherzoso e il riflessivo Manuela Kron della multinazionale Nestlè. “E anche le aziende vorrebbero la riduzione del confezionamento, che, fra l’altro, ha un costo”, ma “garantisce l’integrità e la conservazione del prodotto”. In alcune circostanze l’impressione è di una isteria generalizzata. Il sistema produttivo internazionale preferisce regole chiare, stabili, realizzabili per un lungo periodo per una migliore organizzazione progettuale. Alcune, fra l’altro, sono industrialmente irrealizzabili nei tempi ristretti, alcune volte indicati.

 

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