La farmacia dei servizi

Approfondimento sul ruolo e la funzione soprattutto dopo l’importante riferimento nel periodo del Covid-19 e la crescente fiducia dei cittadini

Nel nostro Paese le farmacie sono quasi 20 mila fra pubbliche, 1.686 e private, la stragrande maggioranza, 18.311. La ‘fotografia’ nazionale è completata dalle oltre 4 mila parafarmacie e dai 462 corner allestiti nei locali della GDO, la Grande Distribuzione Organizzata. Insomma, come dire che per le eventualità e le rispettive esigenze sanitarie la disponibilità è, all’incirca, di una farmacia ogni 3 mila residenti. Il riferimento scende a quasi 2 mila e 400 se sono considerate e a sufficienza anche le altre soluzioni. Un po’ meglio della media europea, una farmacia ogni 3.250 persone. Lombardia, Lazio e Campania le regioni sul podio della disponibilità anche se il divario è evidente. Nell’area lombarda sono 3.215, quasi il doppio rispetto alle altre due regioni, rispettivamente a quota 1.724 e 1.703. Il rapporto meno sbilanciato è in Molise dove è in funzione un punto sanitario ogni 1.739. Dopo la flessione del 2020 è stata registrata una ripresa nel 2021, +3,4%, per un fatturato di quasi 24 miliardi e 500 milioni di euro.
La funzione e l’utilità delle presenze operative è stata sottolineata nella capitale nel corso di un convegno su la ‘Farmacia dei servizi, primo presidio sanitario di prossimità. Il consolidamento strutturale del ruolo del farmacista: dal counseling alla vaccinazione’ promosso dalla pubblicazione Italian Health Policy Brief in collaborazione con la Federazione dell’Ordine dei Farmacisti Italiani e FederFarma. Gli interventi nella sala del Nobile Collegio Chimico Farmaceutico di via in Miranda sono stati sospinti e articolati dalla normativa del 2009 su i ‘Nuovi servizi erogati dalle farmacie nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale’ e dai successivi aggiornamenti del 2010, che hanno riguardato ‘Le prestazioni analitiche di prima istanza e i dispositivi strumentali’ e ‘L’attività degli operatori sanitari in farmacia’.
Il presidente della FOFI Andrea Mandelli ha voluto precisare l’importanza della “‘nuova farmacia’, quella conosciuta ed apprezzata dai cittadini in particolare nel triennio pandemico quando è stato il professionista sanitario più facilmente raggiungibile e quotidianamente presente” nei momenti maggiormente critici offrendo screening, vaccinazioni, sostegni e, naturalmente, dispensato medicinali. Andrea Cicconetti, presidente di FederFarma, ha ribadito che “le farmacie sono per i cittadini il primo accesso al Servizio Sanitario Nazionale e, praticamente, vicino alla propria abitazione anche per qualche semplice prestazione senza andare nei laboratori e negli altri studi medici”.
La situazione è stata analizzata anche dall’Ipsos, che, attraverso Stefania Fregosi, ha reso noti i risultati in merito a ‘L’evoluzione del ruolo dei farmacisti e della farmacia’ e anche su ‘Il percepito del cittadino’. Lo studio ha coinvolto oltre quattrocento attività sanitarie di ogni zona della nostra penisola ed estensione disponibile e almeno un migliaio di cittadini, che, in larga maggioranza hanno sostenuto come “sono state il riferimento per la comunità”, in particolare dopo le vicende collegate al Covid-19. L’apprezzamento è salito di “oltre il 20%” come anche la considerazione per i farmacisti, “professionisti responsabili e credibili”, hanno ritenuto quasi l’80% degli intervenuti. È aumentata la fiducia, soprattutto dalle donne con i bambini. Il periodo del lockdown ha contribuito, probabilmente, all’emersione del ruolo e della funzione della farmacia e del medico diventati, rispettivamente, “presidio di importante valore sanitario” e “riferimento in sostituzione del medico di famiglia,  per lo più irraggiungibile o estremamente complicato nel fissare appuntamenti”. Nel periodo del Covid-19 e dei provvedimenti restrittivi per la normale circolazione “le persone erano anche disorientate e spaventate” e “il farmacista è stato una valida figura di supporto”. La categoria, inoltre, chiede meno burocrazia, un’assistenza intermedia per la parte amministrativa e infermieristica per chi effettua anche altri esami e una generale e opportuna riorganizzazione.
In alcune aree dell’entroterra nazionale la farmacia è rimasta l’unica presenza sanitaria anche nei centri dove è stato chiuso l’ospedale con il relativo pronto soccorso o il punto di primo intervento. Teresa Petrangolini, dell’Università Cattolica del ‘Sacro Cuore’, ha affermato la validità “dell’assistenza domiciliare, della prevenzione, della coproduzione dei servizi, dell’ascolto e della partecipazione dei cittadini e della telemedicina”. Attenzione particolare “ai malati cronici, alla medicina di prossimità, alla continuità terapeutica e all’aderenza per uno sviluppo del territorio favorito dagli investimenti del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.
Per il presidente di FederFarma Marco Cossolo è necessaria “una regia comune, in quanto non è possibile rimanere con i regolamenti regionali”, ventuno e diversi. Cossolo ha richiamato il settore anche sugli impegni economici delle rispettive regioni sulla sanità. Andrea Mandelli ha rilanciato sui “fondi, se disponibili e non adeguatamente spesi, qualcuno dovrà verificare e spiegare”. Intanto ha ripetuto che “i farmacisti potrebbero contribuire ad abbassare le liste d’attesa almeno per alcuni esami sanitari e l’affollamento generalizzato al pronto soccorso. Al momento, chi ricorre è un ‘codice bianco’ o un ‘codice verde’, fra il 60% e l’80%. Non c’è la necessità. Queste situazioni possono essere gestite contattando il medico di base o proprio il farmacista”.
Il segretario generale della Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale Silvestro Scotti ha precisato che “l’integrazione fra professionisti, in particolare con protagonisti i farmacisti e i sanitari, deve essere realizzata con modelli per favorire il dialogo e la comune collaborazione su cui raggiungere gli obiettivi di una nuova assistenza territoriale”.

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