Agroalimentari benefici

Approfondimento su ‘La dieta mediterranea tra sport, salute e cooperazione’ e anche ambiente promosso a Roma dalla LegaCoop

 

Un ‘manifesto’, che potrebbe diventare un impegno per promuovere, sostenere e valorizzare la dieta mediterranea, simbolo dell’Italia anche nel mondo e inserita da oltre dieci anni nella Lista dell’UNESCO come Patrimonio universale, è stato proposto dal presidente di LegaCoop Simone Gamberini. L’invito, rivolto alle amministrazioni pubbliche, alle strutture della ricerca e della medicina, ai rappresentanti degli agricoltori, della distribuzione e anche dei consumatori e delle imprese, è arrivato alla conclusione dell’incontro promosso nella capitale con l’eloquente filo conduttore, ‘La dieta mediterranea tra sport, salute e cooperazione’. All’incontro, coordinato dal giornalista Francesco Selvi, hanno partecipato, fra gli altri, esponenti delle istituzioni, dell’apparato accademico, della sanità, della grande distribuzione e dell’imprenditoria enogastronomica e dell’attività sportiva. L’appuntamento, organizzato dalla LegaCoop che rappresenta le realtà agroalimentari per lo sviluppo rurale e costiero, è stato aperto dall’intervento del presidente Cristian Maretti. “Alimenti e e non ingredienti di un’area transazionale, il Mediterraneo, che non è solo Italia”, ma, forse, protagonista di trasformazioni, combinazioni ed esaltazioni fra colori, profumi e sapori caratteristici, tanto da rendere il risultato talmente unico da essere apprezzato, ricercato e anche imitato, alcune volte grossolanamente, in molteplici zone del pianeta. La dieta mediterranea è identificata come buona salute, sovrapposta alla nostra penisola, uno stile di comportamento che ha caratterizzato la prevenzione da alcuni sintomi e allungato il periodo di vita, migliorato il rapporto con gli alimenti e la cucina ormai diventata un vero e proprio cult e internazionalmente riconosciuta.
“Alimentazione sana e attività sportiva è la migliore accoppiata per cercare per cercare di avere la migliore qualità di vita possibile”, ha rilevato il ministro della Salute Orazio Schillaci. “La dieta mediterranea è un patrimonio incredibile e straordinario, che dovremmo rispettare ed estendere anche per evitare un gravio sul Sistema Sanitario Nazionale”. Inestimabile “il valore in possesso dell’Italia, anche per gli alimenti prodotti” e facilmente identificabili nella ben nota ‘piramide’, riferimento indicativo della programmazione e della definizione dei menù. “Il cibo italiano è un formidabile farmaco ed è disponibile e investire sulla prevenzione sarà il miglior risultato da ottenere a medio e lungo termine”. E prossimamente anche la ‘Cucina Italiana’ dovrebbe essere inserita nella Lista del Patrimonio dell’UNESCO. “Attenzione, però, ai nostri giovanissimi per il sovrappeso e l’obesità, che non dipende solo dall’alimentazione, ma anche dalla limitata attività sportiva”.
“Non tutti, però, comprendono la bontà della dieta mediterranea”, ha argomentato Antonio Parenti, alla guida della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, che ha rilevato come “per noi è semplice, in quanto abbiamo iniziato fin dalla nascita con il biberon”. Nel nostro Paese l’alimentazione “è cultura, tradizione e storia, in altri posti è solo un modo per nutrirsi, necessario per vivere, senza approfondire sul gusto” e anche sul retro e post-gusto di quanto abbiamo consumato con una ritualità imprescindibile, quasi laicamente sacra, pensando “all’eventuale successiva offerta della tavola. Per gli italiani è cultura e benessere psicofisico” a differenza degli altri europei, soprattutto se lontani dal Mediterraneo”. L’agricoltura italiana esporta i prodotti, ma sembra più complicato aggiornare il vitto-pensiero.
“Mille orti nelle scuole della nostra penisola della nostra penisola, prima, però, la riproposizione di quelli devastati dall’alluvione in Emilia-Romagna”, ha proposto Sara Roversi, presidente di Future Food Institute anche in collaborazione con Stefano Pisani, sindaco di Pollica, che della biodiversità ha fatto la ‘vetrina’ del centro in provincia di Salerno. Pollica area della longevità, fra l’altro scoperta da un americano notando il consumo dei tipici prodotti italiani come frutta, verdure, carboidrati, pesce e carne bianca e l’attività di fatica dei contadini. Trovato l’abbinamento è rimbalzato di stagione in stagione e diventato a tavola ‘dieta mediterranea’ senza trascurare l’attività sportiva.
Svelata la curiosa origine, sospesa fra realtà e fantasia, Giacomo Perini ha raccontato la sua storia. Romano, ventisette anni, che alla maggiore età è stato diagnosticato un osteosarcoma, raro tumore maligno, che ha causato l’amputazione della gamba destra. Era appassionato di equitazione, ma, sempre attraverso lo sport e una corretta alimentazione, è diventato un protagonista del canottaggio paralimpico. Nel 2019 è stato nominato Cavaliere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella. Ha pubblicato un libro, ‘La notte ha smesso di fare paura’, per il Gruppo Editoriale Santelli e la presentazione di Vincenzo Abbagnale, tre volte campione del Mondo con la maglia azzurra del canottaggio.
Chi è coinvolto quotidianamente con le malattie è Michele Maio, professore ordinario di Oncologia Medica all’Università di Siena e direttore del Centro di Immunoncologia e del Dipartimento Oncologico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, che dopo esperienze all’estero, in particolare negli Stati Uniti, è tornato nel nostro Paese allestendo anche un team di nutrizionisti per assistere i pazienti. È la conferma dell’importanza, in ogni caso e situazione, della composizione dei pasti da consumare.
Scaffali della grande distribuzione particolarmente riforniti di prodotti collegati alla dieta mediterranea, “soprattutto quelli a marchio, che valgono il 31% delle vendite”, ha confermato Mauro Lusetti, presidente di CONAD, mentre Maura Latini, vertice di Coop Italia, ha ribadito come “l’inflazione abbia determinato un calo degli acquisti di frutta e verdure, anche se i primi segnali erano arrivati dallo scorso anno. Prodotti stagionali, freschi, italiani, di alta qualità”. E questo “è un pessimo segnale per gli agricoltori e per l’ambiente, in quanto sono proprio i coltivatori a presidiare e a tutelare i territori” e un eventuale abbandono dei perimetri porterebbe a una situazione ancora peggiore.
Al confronto hanno contribuito anche Simone Gozzi del Gruppo Camst, specializzato nella ristorazione collettiva, fieristica e congressuale e Francesca Benini dell’emiliana Cantine Riunite&CIV, leader italiana nella produzione di lambrusco, spumanti e vini frizzanti.
L’europarlamentare Camilla Laureti, responsabile per il Partito Democratico delle Politiche Agricole, ha ammesso che “l’Italia deve essere la guida anche a livello internazionale per l’intero settore” e Simone Gamberini ha ricordato che “l’agroittico coinvolge 180 mila persone per un giro d’affari di 37 miliardi di euro, una importante componente economica, ma anche per la salute e la cura della persona”. La grande distribuzione non deve rincorrere il consumismo sfrenato tralasciando la qualità, “l’etica e anche il rispetto delle condizioni dei lavoratori e delle produzioni”. Intanto, nel prossimo futuro, il ‘manifesto’.

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