Un completo riciclo

A Roma l’annuale incontro degli industriali di AssoVetro fra i costi dell’energia e del rottame, la decarbonizzazione e le norme europee sugli imballaggi

 

Eccellenza. Italiana. E sia nella lavorazione iniziale, primaria, che nella raccolta differenziata, nella trasformazione e nella nuova commercializzazione. Il settore del vetro è la seconda attività manifatturiera d’Europa ed è leader per i contenitori con gli operatori del nostro Paese riferimenti nei vari comparti produttivi per specializzazione, professionalità, artigianalità e creazioni. È stato promosso a Roma l’annuale incontro degli Industriali del Vetro che aderiscono all’Associazione Nazionale. Nell’ultima notte di San Silvestro rappresentava 68 realtà, 24 impegnate nelle prime lavorazioni e nella fabbricazione, 41 nella trasformazione e le altre coinvolte nella produzione di lampade e display. 102 gli stabilimenti attivi in sedici regioni della nostra penisola. Al di là del confine lavorativo sono la Calabria, il Molise, la Sardegna e la Valle d’Aosta. La massima concentrazione di operatività è in Lombardia con 24 imprese associate coinvolte nell’attività in 28 impianti dove sono abituali frequentatori 2.798 dipendenti. Il primato, però, è del Veneto con 2.946 lavoratori. Il podio è completato dall’Emilia-Romagna con 2.149 specializzati nonostante vanti meno aziende e stabilimenti, che, complessivamente in tutta Italia, occupano 16.640 persone.
La situazione passata, attuale e previsionale è stata illustrata nel corso Assemblea dal presidente dell’Associazione aderente alla Confindustria Marco Ravasi. “Nonostante il settore sia stato condizionato dal costo dell’energia, in quanto particolarmente bisognoso”, il bilancio complessivamente ha mostrato segnali confortanti soprattutto in alcuni comparti collegati ad altre produzioni. La crisi dell’auto ha ammaccato il dato delle forniture del vetro piano, -3%, con un export positivo, pari al 2%. Non è stato sufficiente per ammortizzare il responso il notevole impulso offerto dall’edilizia sospinta dalle agevolazioni concesse dallo Stato. Per quello cavo, invece, l’andamento è stato omogeneo, in quanto comprende la fornitura di bottiglie, vasi, articoli per uso domestico e la flaconeria destinata all’industria farmaceutica. -0,6% per le lane e i filati con le esportazioni crollate del 48%.
Il settore, comunque, è particolarmente virtuoso in relazione all’economia circolare. Infatti attraverso il CoReVe, il Consorzio per il Recupero del Vetro, che ha sottoscritto convenzioni con le amministrazioni pubbliche locali di ogni parte del nostro Paese, sono state gestite 2 milioni e 118 mila tonnellate di rifiuti di imballaggio, in pratica l’84,4% della raccolta differenziata. Una flessione, in quanto la quantità nel 2021 era all’88,3%. Identico il trend per l’immissione sul mercato, -0,4% con la raccolta nazionale aumentata del 3,8% e, in particolare, quella degli imballaggi, +5,1%, da 2 milioni e 182 mila 858 tonnellate a 2 milioni e 293 mila 356 tonnellate. La quota riciclata è stata dell’80,8%, ben oltre l’indicazione del 75% stabilita dall’Unione Europea per il 2030. Nel 2013 era del 70,8%. Lo scorso anno i comuni che avevano trovato l’intesa con il Consorzio anche attraverso le rispettive municipalizzate o di riferimento erano 7.547, il 95,5% del totale. Impercettibile il calo nell’attuale stagione, -0,3%. 57 milioni e 200 mila gli abitanti serviti, il 97,1% della popolazione italiana.
Nel 2022, Anno Internazionale del Vetro stabilito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, sono arrivati i primi segnali dei rincari del rottame, oltre dieci volte, che hanno spinto alcune imprese italiane a tornare alle materie prime vergini. Un appesantimento nel percorso dell’economia circolare, come, fra l’altro, il nuovo regolamento sugli imballaggi e le relative utilizzazioni. La proposta della Commissione Europea mira alla riduzione delle quantità di almeno il 15% in ogni paese entro il 2040 rispetto al dato registrato nel 2018. È la prospettiva che danneggia le imprese italiane, in quanto le disposizioni europee indicano il “riutilizzo” e “la ricarica” invece che “il riciclaggio”, in un settore in cui le realtà della nostra penisola hanno investito diventando assolute protagoniste in quasi tutti i comparti creando aspetti favorevoli nell’economia, nel commercio e nell’occupazione.
Sul delicato argomento la Confindustria, il CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi e la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile con associazioni e altri rappresentanti hanno varato una serie di motivate alternative al testo. I vari settori produttivi italiani hanno trovato il sostegno del Governo, fra l’altro ribadito dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Alla giornata romana hanno partecipato anche Paolo Scaroni e Gilberto Dialuce, rispettivamente presidente dell’ENEL, l’ex Ente Nazionale di Energia Elettrica e dell’ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo sostenibile; Massimo Beccarello di Confindustria e Susanna Ceccardi, parlamentare europea.
Sulle attività, particolarmente energivore e a ciclo continuo, pesa anche l’oscillazione del prezzo del gas naturale causato anche dal conflitto russo-ucraino e la ricerca di approvvigionamenti alternativi, soprattutto da fonti rinnovabili per la cosiddetta ‘transizione industriale’ con la decarbonizzazione. Previsti interventi di efficientamento energetico, di recupero degli scarti di lavorazione e di materie prime seconde. AssoVetro è impegnata anche nel PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, le cui risorse saranno riservate, fra l’altro, nella realizzazione di nuovi impianti di gestione dei rifiuti e l’ammodernamento di quelli esistenti e per sostenere l’utilizzo dell’idrogeno, che, comunque, “sarebbe da valutare in considerazione dei costi. Il gas, che probabilmente sarà insostituibile per almeno i prossimi quindici anni, è fra i fossili meno inquinanti”.

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