Impollinatori salvavita

Progetto italiano sostenuto dall’Unione Europea per superare il problema dell’evidente calo del numero dei volatili utili per le colture agricole

 

I cambiamenti climatici, l’aumento delle coltivazioni intensive, la perdita degli abituali riferimenti, una continua eliminazione degli habitat naturali e una trasformazione di quelli seminaturali e la diffusione di monocolture sono le essenziali motivazioni delle difficoltà incontrate dagli impollinatori, fonti fondamentali per la riproduzione vegetale terrestre. Oltre l’85% delle piante selvatiche e più del 75% delle colture agrarie dipendono da questa attività, vitale riferimento per l’andamento ecologico e il funzionamento degli ecosistemi. Gli esperti del settore hanno anche stimato il valore economico di questa naturale azione, 153 miliardi di dollari a livello mondiale, di cui quasi 26 miliardi di dollari nella sola Europa e sui 3 miliardi di dollari per l’Italia. Ancora più pesante l’incidenza sulla produzione agricola planetaria direttamente collegata all’impollinazione, che oscilla fra i 235 e i 577 miliardi di dollari. Al di là dell’evidente dato economico il pericolo riguarda soprattutto il degrado dell’ecosistema generale e la conseguente incidenza anche sulla quotidianità dell’umanità.
Un po’ tutti associano le api come uniche specializzate nell’impollinazione, utili per la produzione del miele, ma senza l’assoluta esclusiva di questa importante funzione. Quattro i gruppi di insetti impegnati nella ricerca di polline e nettare che contribuiscono alla riproduzione dei vegetali: i coleotteri, i ditteri, gli imenotteri e i lepidotteri. In pratica, oltre alle api ‘domestiche’, anche quelle selvatiche, le vespe, le farfalle e le falene. Insomma, una numerosa e variegata compagnia aerea necessaria alla vita terrestre.
Da tempo i ricercatori e gli osservatori hanno suonato la sirena dell’allarme, ripetuto i richiami sui rischi, moltiplicato le proposte e le richieste di iniziative concrete per cercare di fronteggiare la declinante situazione e invertire la pericolosa tendenza. In Europa, ma precisamente in Italia, è stato definito e varato il progetto, ‘Life Bee adapt-a pact for pollinator adaptation to climate change’, che è stato illustrato a Roma nel suggestivo scenario dell’Orto Botanico, fra l’altro in prossimità della Giornata delle Api e di quella della Biodiversità, previste rispettivamente il 20 e il 22 maggio. La proposta, che ha ottenuto il sostegno dell’Unione Europea, coinvolge una decina di strutture pubbliche e private: il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano con il compito anche di coordinare l’iniziativa, il Comune di Aprilia, la Confagricoltura di Latina, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, il Dipartimento di Architettura dell’Università di RomaTre, l’ateneo di Camerino, la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, l’Istituto per la Biochimica, Legambiente, Roma Natura e U-Space, lo studio romano di architetti fondato nel 2008, ma operativo dal 2002, impegnato nella pianificazione urbana e territoriale.
Quattro gli essenziali obiettivi del progetto della durata di 48 mesi, che riguardano la sostenibilità attraverso la realizzazione di infrastrutture ‘verdi’, l’inclusività, la replicabilità con una campagna di informazione e di sensibilizzazione della cittadinanza e la partecipazione delle aziende agricole delle varie zone. Le aree indicate sono di vari livelli altimetrici e posizioni geografiche e di diverso interesse, fra naturali, coltivabili e limitrofe agli insediamenti cittadini, periurbane. Complessivamente riguardano 1.829 ettari, sui quali sono previste 60 mila metri/quadrati di realizzazioni infrastrutturali e 465 rifugi per gli impollinatori. 32 le imprese agricole interessate al progetto che ha ottenuto dalla Commissioneal Europea quasi un milione e 945 mila euro, all’incirca il 60% dei 3 milioni e 236 mila 167 euro previsti per completare l’operazione di ‘adattamento degli impollinatori ai cambiamenti climatici’.
Cinque le aree interessate da questa sperimentazione quadriennale. Nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano è stato indicato il territorio proprio al confine fra le due regioni, nei comuni di Reggio Emilia e di Parma e di Lucca e di Massa e Carrara. La zona montana del Torricchio, nelle Marche, è compresa fra i 750 e i 1.600 metri sul livello del mare. Roma Natura gestisce 9 riserve, 2 parchi regionali, 5 monumenti naturali e anche aree marine e le Secche di Tor Paterno. I perimetri coinvolti sono quelli di Decima-Malafede, della Valle dei Casali e della Tenuta dei Massimi. A sud della capitale, nel territorio comunale di Aprilia, la preferenza è caratterizzata dalle produzioni DOC, DOP e IGP, mentre nella distesa pianeggiante dell’Agro Pontino le coltivazioni sono soprattutto orticole, frutticole e vitivinicole. L’Università di Camerino dovrebbe adottare sistemi colturali in grado di tutelare gli impollinatori con alcuni interventi previsti dalla nuova PAC, la Politica Agricola Comune, nella terza provincia italiana per turnover produttivo.
L’aumento delle temperature medie stagionali, le frequenti gelate tardive e i prolungati periodi di siccità alternati alle intese e violente precipitazioni, anche di breve durata, hanno causato uno sfasamento fra i tradizionali tempi di fioritura e l’opera degli impollinatori, che, secondo una ricerca, hanno anticipato la rispettiva attività di sei giorni negli ultimi sessant’anni e diminuito il volo di almeno 48 ore. E per la European Red Lists of Bees, le Liste Rosse Europee delle Api, dei quasi duemila volatili del Vecchio Continente, quasi il 10% è in flessione nel numero e altrettanti sono a rischio estinzione. Sulla nostra penisola, a guardare il resoconto dell’International Union for Conservation of Nature, l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, delle 151 specie di api native valutate sugli oltre mille apoidei censiti, 34 sono in pericolo, il 22%, di cui 5 sono potenzialmente scomparse. Poco o per nulla rassicuranti anche i dati riguardanti le farfalle diurne. Infatti delle 289 varietà, 18, il 6,3%, sono prossime a sparire dall’aria rimanendo così solo sui cataloghi e sulle pagine patinate delle enciclopedie.
Il piano italiano è partito lo scorso settembre e sarà concluso nel 2026. Annualmente la procedura sarà monitorata dalla Commissione Europea per analizzare l’andamento economico e i risultati ottenuti dalle molteplici iniziative previste dal progetto.

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