Formazione e prevenzione

Aumentano le tragedie sui posti di lavoro. Per l’INAIL 196 solo nel primo trimestre dell’anno. I richiami sulla sicurezza di AMNIL e sindacati

 

Un bilancio in chiaroscuro direbbero gli ottimisti, in quanto fra la grandinata di dati e percentuali fornite dall’INAIL, l’Istituto Nazionale dell’Assicurazione per gli Infortuni sul Lavoro estesa anche alle malattie professionali, c’è poco di sereno nel presente e ancora molto nebuloso è il futuro. Almeno prossimo o imminente. Gli incidenti e gli Infortuni sui posti di lavoro sono tornati prepotentemente d’attualità per le date quasi ravvicinate, il 28 aprile e il 1° maggio. Nella prima è ricordata la Giornata mondiale della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, nell’altra sono festeggiati gli occupati in attività produttiva, siano stipendiati o salariati. L’accoppiata di appuntamenti è un modo per far riemergere l’annosa e dannosa questione, che dovrebbe interessare continuativamente e non solo e quando è stata consumata una tragedia in qualsiasi posto della nostra penisola.
Dall’analisi del primo trimestre del 2023 emerge un peggioramento nella consistenza numerica delle cosiddette ‘morti bianche’, che sono state 196. Poco più di un paio ogni santo giorno del calendario. Nello stesso periodo dello scorso anno la cifra era inferiore, 189, sette sciagure in meno. Nel 2022, 165 e nel 2023, 174 gli uomini ‘caduti’ sul lavoro; 24 lo scorso anno e 22 nei primi tre mesi dell’attuale di occupate. Le denunce di infortuni sono in calo ed è l’unica luce in questo scenario a tinte fosche, -25,5% offerto da quota 144.586 nel 2023 e dal 194.106 del 2022. In flessione, conseguentemente, le pratiche degli incidenti, da 176.545 di dodici mesi fa a 124.716 del periodo gennaio-marzo. E, inoltre, sono lievitate le segnalazioni per gli extracomunitari e, in generale, per gli under 23 e per chi è fra i 55 e i 64 anni. In discesa il numero dei lavoratori dei paesi dell’Unione Europea, degli ultrasettantenni e di quelli oscillanti fra le 30 e le 49 stagioni. Crollano i casi nel settore della sanità e dell’assistenza sociale, -76,9%, anche per il superamento dell’emergenza alimentata dal temibile Covid-19 e in quello dell’industria e dei servizi, -32,9%. Al contrario salgono i problemi nelle attività delle costruzioni, +6,2%, del manifatturiero, +6% e dell’agricoltura, +2,4%.
È ancora alto il livello dei drammi e degli incidenti, come ha ribadito il presidente dell’ANMIL, l’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro, il modenese Zoello Forni, riconfermato fino al 2025. “In molti casi un incidente sul posto di lavoro condiziona le quotidianità di un intero nucleo familiare, sia economicamente che di gestione sanitaria e assistenziale”. Le urgenze riguardano “la prevenzione e la sicurezza. Dal 2008 mancano una ventina di decreti attuativi per completare la normativa 81”. E “nelle piccole e medie imprese di ogni settore, in molti casi, non sono rispettate le indicazioni per la sicurezza, collegati anche ai macchinari poco aggiornati, con i dispositivi datati e carenti dei meccanismi di protezione, alla mancanza di informazioni e alla capacità organizzativa”. Per le organizzazioni sindacali anche i troppi passaggi dei lavori determinano la criticità di chi opera, i ben noti subappalti, in serie e a cascata. Clamorose e sorprendenti le situazioni tragiche che hanno coinvolto i giovani impegnati nell’alternanza scuola-lavoro.
Sulla grave problematica sono intervenuti periodicamente, fra gli altri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Santo Padre, Papa Francesco. L’INAIL ha anche reso noto che le patologie professionali sono aumentate del 25,1%, 18.164, come i guai nei percorsi di andata-e-ritorno dai posti di lavoro, saliti del 23,1%, da 17.561 a 19.870.
E anche il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha ricordato “i drammatici casi registrati nella provincia di Roma e in quella di Latina, in particolare fra Sermoneta e il capoluogo pontino. L’impegno deve essere collettivo e culturale sulla prevenzione, sulla sicurezza e sulle condizioni del posto di lavoro anche attraverso la sensibilizzazione, l’informazione e la formazione sia da parte delle aziende e delle imprese che degli occupati”. Nel quadro devono essere inserite anche le aggressioni di qualunque entità e genere a chi è impegnato nei settori produttivi e come sempre più spesso succede, fra l’altro, in quelli del trasporto pubblico e della sanità.

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