Il pane dei parchi

Progetto completato da RomaNatura con la produzione di farine provenienti da grani coltivati nelle aree verdi della regione Lazio

 

La riscoperta di antiche sementi, la coltivazione, la raccolta, la macinazione e l’opportuna lavorazione. Ed ecco sfornato il ‘Pane di RomaNatura’. È stato svelato nei ritrovati spazi di WeGil, zona di Trastevere, dal presidente Maurizio Gubbiotti, dal consigliere regionale Cristiana Avenali e dal rappresentante di Wigman Circuit, che ha attivamente collaborato all’originale iniziativa, Avelio Marini.
Biodiversità, sostenibilità, sviluppo equo e sociale e collaborazione pubblico-privato hanno caratterizzato il progetto del ‘Pane di RomaNatura’, che ha aperto le terre all’agricoltura per una produzione di assoluta qualità e biologica. “Importante la partecipazione delle comunità locali, delle realtà agricole e zootecniche che vivono e producono all’interno dei Parchi di RomaNatura”, ha sottolineato il presidente Maurizio Gubbiotti. Fette di pagnotta per l’abbinamento anche con l’extravergine di oliva laziale per il tipico e salutare pane e olio.
“Un miscuglio evoluto come indicato da Salvatore Ceccarelli”, con un passato da docente di Genetica Agraria all’Istituto di Miglioramento Genetico dell’Università di Perugia “e da Stefania Grando”, esperta nella ricerca agricola per lo sviluppo soprattutto nelle zone dell’Africa e dell’Asia “e gli antichi mestieri, quali quelli degli agricoltori e dei fornai, hanno contribuito alla realizzazione del progetto” innovativo.
“Agricoltura biologica e di qualità, filiera corta e alimenti sani sono anche elementi per contrastare i cambiamenti climatici, fra l’altro sostenuti dalla Regione Lazio con i fondi economici destinati a favore dei parchi”, ha ricordato Cristiana Avenali. Un recupero e una valorizzazione degli antichi e autentici sapori, “per esaltare le farine autoctone e le eccellenze dei territori regionali”. In questa operazione sono chiamati al coinvolgimento, naturalmente, i forni, i ristoranti e i negozi di alimentari. Poco più di un anno è stato necessario per concretizzare il piano di ‘seminatura’.
Una ventina le aree verdi protette, fra cui, il Parco del Pineto, della Valle dell’Aniene e dei Casali, delle Secche di Tor Paterno, della Galleria Antica, del Fosso della Cecchignola, del Lago ex SNIA Viscosa, della Cellulosa, del Quarto degli Ebrei, di Mezzolupetto, della Marcigliana, della Tenuta dei Massimi, di Laurentino-Acqua Acetosa, di Monte Mario, dell’Insugherata e di Decima-Malafede, il più ampio con i 6 mila e 145 ettari. Nelle aree verdi, fra parchi, valli, riserve e monumenti naturali abbondano flora selvatica e fauna con 5 mila e 200 specie di insetti, 77 di uccelli, una trentina di mammiferi, 16 di rettili e 10 di anfibi.

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