Elettrico, ma non per tutti

La decarbonizzazione potrebbe causare contraccolpi nel settore dei trasporti. Confronto a Roma promosso dagli economisti dell’energia

 

È attesa una vera e propria rivoluzione nel settore del trasporto, in particolare nell’alimentazione dei motori, dopo la decisione europea di contenere l’utilizzo dei fossili e passare decisamente all’elettrico. La decarbonizzazione ha un paio di scadenze: la prima, intermedia nel 2026, per verificare l’efficacia e il generale impatto delle misure varate e, l’altra, del 2035 quando la messa al bando dovrebbe essere maggiormente estesa. Inevitabile il coinvolgimento economico-occupazionale di questi provvedimenti che hanno l’evidente obiettivo di limitare le emissioni inquinanti e di essere sempre meno dipendenti dal petrolio.
La situazione è stata approfondita a Roma nel corso di un incontro promosso dall’AIEE, l’Associazione Italiana degli Economisti dell’Energia, a cui hanno partecipato i rappresentanti di quasi tutti i comparti interessati. ‘Decarbonizzare i trasporti: quali effetti sulle filiere’ è stato il comun denominatore del confronto utile a calcolare gli sviluppi delle decisioni che hanno praticamente messo al bando i carburanti e alimentato lo sviluppo di motorizzazioni cosiddette ‘alternative’, ‘pulite’. E i marchi automobilistici hanno raccolto le intenzioni europee e hanno tramutato il tipo di produzione con investimenti rivolti all’ammodernamento e all’aggiornamento tecnologico.
La serie degli interventi è stata inaugurata da Federico Boffa, docente alla Libera Università di Bolzano, il quale, con ‘La mobilità di oggi e di domani, tra realtà e percezione’, ha ricordato come ormai sono avanzate le simulazioni di auto a guida autonoma, senza conducente. Quelle elettriche, invece, sono ormai da tempo sul mercato e circolanti. Le quattroruote senza guidatore “sono viaggianti nelle ore notturne e in alcune aree degli Stati Uniti, fra cui a San Francisco” e “in Cina sono impegnati nella valutazione dell’utilità del robot-taxi”. Sul sistema, però, incombono alcune riflessioni che riguardano “le norme giuridiche, le polizze assicurate da parte delle compagnie, l’accettabilità della pubblica opinione, la moralità dei cittadini e del proprietario”. Sulla diffusione massiccia delle auto elettriche Boffa ha ricordato “la necessità di infrastrutture adeguate per rispondere alle richieste e alle esigenze degli automobilisti”. E non solo, in quanto un flash dovrebbe essere rivolto anche al listino prezzi e ai successivi eventuali interventi.
Il possibile ‘terremoto’ coinvolge direttamente le aziende petrolifere, dall’estrazione alla raffinazione passando per chi è direttamente o indirettamente interessato. Marina Barbanti dell’UNEM, l’Unione dell’Energia per la Mobilità, una specie di diramazione dell’Unione Petrolifera, che rappresenta 13 raffinerie, di cui sei nel meridione e, in pratica, 150 mila addetti con il 99% contrattualizzati a tempo indeterminato, la maggior parte compresa fra i 35 e i 55 anni e io 15% al di là di quella età. “22 mila gli impianti che per il fabbisogno quotidiano in Italia distribuiscono 120 milioni di litri di carburante. 17 milioni di litri sono destinati all’Aviazione, 10 milioni di litri ai marittimi e quasi tutto il rimanente” ai viaggiatori con le quattroruote sull’asfalto, fra auto, bus e mezzi pesanti. Marina Barbanti ha rilevato come “una quota non potrà mai essere sostituita, ma in una eventuale riconversione il settore dovrà essere informato sulle scadenze e anche avere la possibilità di valutare le opportunità”.
Parallelamente il costo dell’energia è lievitato, anche a dismisura, come la quantità prodotta dalle fonti rinnovabili. Elettricità Futura è il riferimento del 70% delle aziende del settore e Andrea Zaghi ha ribadito l’aspetto “positivo della transizione ecologica, per l’ambiente, per le imprese, per gli investitori. Previsti 300 miliardi di euro e per l’occupazione stimati 350 mila posti di lavoro anche nel settore manifatturiero”. Le rinnovabili, fra l’altro, “sono altamente competitive sul mercato, in quanto sfruttano l’oscillazione del prezzo del gas”.
In questo scenario, che sembra in continuo movimento per i noti motivi energetici e per l’aumento dei materiali, comunque scattato prima della crisi fra Russia, Ucraina e mezzo mondo, ogni comparto economico-produttivo-commerciale, cerca di limitare i pericolosi scivoloni svantaggiosi e barrica i propri interessi. È il caso di ANFIA, l’Associazione Nazionale della Filiera dell’Industria Automobilistica, rappresentata nell’occasione da Fabrizia Vigo. Il settore, complessivamente, per la prossima eventuale trasformazione ed evoluzione dell’elettrico “ha ipotizzato di investire 1,3 trilioni di dollari”.
All’incontro hanno anche preso parte Silvia Migliorini di Federchimica, sezione Assogasliquidi, Marta Bucci di Proxigas e Francesco Naso di Motus. Le conclusioni sono state affidate al Dipartimento Energia e Clima dell’attuale Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.

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