Il totem della memoria

Allestito al binario numero uno della Stazione Tiburtina da dove nell’ottobre del 1943 sono stati deportati oltre mille ebrei romani per i campi di sterminio nazisti. Solo sedici sono tornati

Da quel primo binario della Stazione Tiburtina, ammassati nei limitati vagoni per le merci, con una piccola grata per l’aria e la luce, 1.023 persone di ogni genere ed età di origine ebraica, ma per lo più romani, sono partiti il 18 ottobre del 1943 per il campo di sterminio di Auschwitz. Solo in sedici sono scampati alla completa scomparsa. Sono ritornati. Hanno testimoniato e chi può continua a raccontare le atrocità viste e sopportate. Quindici uomini, una donna e nessun bambino. E in questo periodo in cui i profili della crudeltà e dell’odio razziale sembrano riaffiorare e riproporsi a espansione generalizzata i rappresentanti delle istituzioni del nostro Paese e delle amministrazioni pubbliche locali offrono ai milioni di passanti nei pressi del binario numero uno, ma anche di tutta la Stazione Tiburtina, la possibilità di una riflessione “su cosa è stato e cosa non deve e dovrà essere” nello spirito e nel principio della democrazia, della libertà, del rispetto e della comune convivenza.
Sulla banchina, pochi metri prima dei binari, è stato posto un totem ‘parlante’, che in continuazione esprime immagini d’epoca, drammatiche, in bianco e nero. Sono i simboli dell’orrore nazifascista. Il ‘Binario della Memoria’ e quell’allestimento video è stato svelato una mattina d’inizio aprile alla presenza del ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, della parlamentare del Senato Ester Mieli che ha sollecitato l’iniziativa, del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, del sindaco di Roma Roberto Gualtieri, dell’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Luigi Ferraris, del responsabile della Comunità Ebraica della capitale Victor Fadlun e di quello della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia.
Le immagini del filmato spingono al di là della semplice o anche distratta visione di una inequivocabile tragedia sollecitando, invece, una consapevole considerazione e una approfondita riflessione soprattutto per chi non è stato coinvolto in quelle tragedie. Vicende vergognose e umilianti per l’umanità. Cinque giorni di viaggio in condizioni estreme di disagio, in vagoni piombati, per raggiungere la fine dell’esistenza ad Auschwitz o a Birkenau nelle camere a gas. Alcuni hanno perso la vita prima, nell’agonia del trasferimento, colpevoli di essere stati messi al bando senza una motivazione ragionevolmente logica e plausibile. “Quelle atroci situazioni sono state avvicinate e consumate nella completa indifferenza”, ha sostenuto Ester Mieli della Commissione Permanente degli Affari Esteri e della Difesa di Palazzo Madama con interesse in quella Straordinaria all’Intolleranza, al Razzismo, all’Antisemitismo, all’Istigazione, all’Odio e alla Violenza.
“Questa iniziativa segue l’altra dello scorso anno alla Stazione di Milano, al binario 21, con la senatrice a vita Liliana Segre”, ha rilevato il ministro Gennaro Sangiuliano. L’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Luigi Ferraris ha aggiunto che “oltre alla Stazione Tiburtina e a quella Centrale del capoluogo lombardo, anche a Santa Maria Novella di Firenze sono state registrate drammatiche vicende”. Il valore “della fratellanza deve prevalere”, ha sottolineato il sindaco Roberto Gualtieri, che ha ricordato anche “l’eccidio delle Fosse Ardeatine”, dove nei giorni scorsi è stato organizzato un Consiglio comunale straordinario. Dal presidente della Regione Lazio Francesco Rocca è arrivato l’invito a contrastare “con ogni forza l’intolleranza e l’indifferenza proprio per non sprofondare nuovamente nell’abisso di quegli anni”.
“Ricordare non è mai inutile ed è opportuno evitare argomenti di odio e parole con toni ed espressioni inadeguate”, ha ribadito Victor Fadlun. “Non è tollerabile girare lo sguardo dall’altra parte”, ha affermato Mario Venezia. E nel corso della giornata è stata ricordata anche l’ennesima vittima della ferocia nazifascista. Un ferroviere, Michele Bolgia, trucidato alle Fosse Ardeatine in quanto reo di aver “sbullonato un vagone per salvare qualche condannato a morte”.

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