Le ‘pietre d’inciampo’

Poste davanti al Consiglio Nazionale delle Ricerche di piazzale Aldo Moro, a Roma, per ricordare la famiglia Anticoli deportata e scomparsa ad Auschwitz nel 1943. Giacomo era dipendente del CNR

Giacomo aveva 36 anni quando il 16 ottobre del 1943 è stato arrestato in una abitazione di Trastevere, in piazza Ippolito Nievo, con la moglie trentatreenne Gemma. Il rastrellamento nazista, ordinato dal colonnello Herbert Kappler, ha coinvolto anche le figlie, bambino di 5 e 9 anni, Luciana e Fiorella. La famiglia Anticoli è stata portata alla Stazione Tiburtina per essere trasferita al campo di Auschwitz, dove, probabilmente, il giorno dell’arrivo, il 23 ottobre del 1943, è stata sterminata. Giacomo, Gemma, Fiorella e Luciana Anticoli saranno ricordati per sempre con le ‘pietre d’inciampo’ posate proprio davanti l’ingresso del Consiglio Nazionale delle Ricerche dell’attuale piazzale Aldo Moro dove l’uomo era impegnato come custode e viveva.
“Le leggi razziali applicate dal regime fascista dal 1938 con il consapevole consenso di buona parte della popolazione italiana e della quasi indifferenza della monarchia, sono storia e devono essere ricordate come le penalizzazioni patite anche dagli scienziati, dai ricercatori e dal personale accademico con i posti ben presto occupati da altri”, ha rilevato l’assessore alla Cultura del Comune di Roma Miguel Gotor, che ha partecipato alla cerimonia in compagnia dei rappresentanti delle istituzioni, della Comunità Ebraica, di enti pubblici e privati e di alcuni storici, studiosi e familiari di chi ha subìto quelle serie di tragiche discriminazioni.
A Roma, nella Sala ‘Guglielmo Marconi’ del CNR, erano presenti, fra gli altri, anche l’ambasciatore di Israele in Italia, Alon Bar; il vertice del Consiglio Nazionale delle Ricerche Maria Chiara Carrozza e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia Carlo Doglioni; il rabbino capo della Comunità Ebraica di Roma Riccardo Shemuel Di Segni; i responsabili delle segreterie del Coordinatore Nazionale per la Lotta all’Antisemitismo e della Commissione di Palazzo Madama Antidiscriminazioni Andrea Giovannelli e Maria Paola Gargiulo, che ha anche portato un messaggio della senatrice Liliana Segre. Le considerazioni del ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini sono state conosciute nell’affollata sala attraverso Maria Chiara Carrozza.
Giulia Simone dell’Università di Padova ha ricostruito l’esperienza di ricerca dei docenti e degli studenti, compresi gli stranieri, che sono stati espulsi e deportati. Una decina le ‘pietre d’inciampo’ poste nell’ateneo veneto. La ricerca di Giulia Simone negli archivi universitari è iniziata nel 1995.
Gli interventi, gestiti da Aldo Winkler, coordinatore del progetto ‘Pagina della Memoria’, ha coinvolto anche Alessia Glielmi del CNR, che è stata impegnata in una ricerca per recuperare e assegnare un nome a tutte le vittime delle Fosse Ardeatine. “Troppi ebrei nel CNR”, era riportato su una pubblicazione dell’epoca. “Nel 1938 i dipendenti del CNR, che lo scorso anno ha festeggiato i cento anni di operatività, erano quasi 140”. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche è stato fondato, infatti, nel 1923 per volontà, fra l’altro, di Vito Volterra.
La giornata è stata promossa in collaborazione fra il Consiglio Nazionale delle Ricerche, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e quello per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, l’Accademia Nazionale dei Lincei, la Comunità Ebraica di Roma e l’Unione delle Comunità Ebraiche di Roma.
Posa del ‘blocchetto’ di ottone, convegno su ‘Scienza e Memoria’ e visita all’ esposizione digitale allestita sempre nella struttura a due passi dall’Università ‘La Sapienza’. Annachiara Zevi, presidente dell’Associazione Arte in Memoria, ha ricordato che in quindici stagioni sono state messe quasi 500 ‘pietre d’inciampo’. “In questa occasione non è stata richiesta dai familiari, come dovrebbe essere e non sono state poste davanti l’abitazione, ma al CNR dove la famiglia Anticoli lavorava e viveva”.
“Le vittime sono tutte uguali e la morte scatta anche quando i riferimenti anagrafici sono completamente dimenticati”. Quelle piastre sono come “una tomba che non hanno avuto, in quanto scomparsi, spariti nei terribili campi di sterminio nazisti”, ha ribadito nel messaggio la senatrice Liliana Segre.
Nella ‘Digital Gallery’ è possibile trovare il completamento con una decina di pannelli con immagini, informazioni documentate e racconti accompagnati dalle illustrazioni fornite dai curatori del progetto ‘Pagina della Memoria’.
L’idea di questa originale iniziativa, diffusa ormai in quasi tutta l’Europa, risale al 1992 per opera dell’artista berlinese Gunter Demnig che dalla Germania ha cominciato a ricordare e a omaggiare le vittime degli orrori dei nazisti tedeschi cementando quei cubetti metallici, cm.10xcm.10xcm.10xcm. 10. Davanti all’abitazione dove è avvenuta la deportazione sul quadrato emerso a livello stradale è riportato il nome e il cognome della persona, l’anno di nascita, l’eventuale località e la data, quando è conosciuta, della morte. In tedesco, ‘stolpersteine’ è il riferimento indicato. E ‘d’inciampo’ è proprio per scuotere il passante distratto, in questo modo saprà che da quel portone è uscita per l’ultima volta l’ennesima vittima, colpevole solo di essere originario o discendente da una “razza” considerata al “bando” dai nazifascisti. “Sul pianeta la razza è unica, quella umana”. Nel nostro Paese sono visibili oltre 2.500 piastre in numerose zone, fra cui a Roma, almeno 300, Firenze, Milano, Napoli e Venezia. Internazionalmente sono state installate, almeno finora, quasi 23 mila ‘pietre d’inciampo’, soprattutto in Germania, ma anche in Austria, Belgio, Croazia, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Moldavia, Norvegia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceka, Romania, Russia, Slovenia, Spagna, Svezia, Svizzera, Ucraina e Ungheria.

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