Aggressioni e molestie

La sicurezza sui posti di lavoro del trasporto pubblico è stata approfondita al CNEL da tutte le componenti del settore

 

Analisi, verifiche, riscontri e confronti sui molteplici sondaggi, studi e approfondimenti, ma alla conclusione dell’incontro anche proposte per un indirizzo comune e certamente condiviso. La sollecitazione ha riguardato i momenti di difficoltà sul lavoro, più o meno ampi e a densità variabile, in particolare nel settore del trasporto sia pubblico che privato. L’occasione è stata offerta dal convegno promosso all’epilogo dell’iniziativa ‘STW’, ‘Security of Transport Workers’, sostenuto dal Campus Bio-Medico di Roma, dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dall’INAIL, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, che, fra l’altro, ha anche organizzato il progetto ‘BRIC’ 2019, ‘Bando di Ricerche In Collaborazione’. All’appuntamento erano presenti docenti universitari, rappresentanti delle istituzioni e delle forze dell’ordine, delle organizzazioni sindacali, della ricerca e delle aziende attive nel settore sia pubblico che privato.
I dati sono stati raccolti ed elaborati da quasi tutte le componenti interessate, che coordinano e gestiscono linee di bus e pullman, di tram e metropolitane e ferroviarie a breve e a lunga percorrenza. Un po’ tutti gli interessati hanno rilevato la differenza fra la percezione della pubblica opinione e i fatti realmente accaduti, segnalati direttamente alle imprese o denunciati alle forze dell’ordine. “Quotidianamente viaggiano almeno 9 mila treni e gli agenti a disposizione per eventuali controlli e interventi sono meno della metà. I casi, comunque, sono mediamente dello 0,001%”, ha sottolineato Barbara Caccia, vicequestore aggiunto della Polizia di Stato. “Sui treni è coinvolto soprattutto il personale e i capistazione, 90% e la motivazione predominante riguarda il momento della richiesta del titolo di viaggio”, quando c’è l’effettivo contatto. Le spiacevoli situazioni sono collegate “all’imponderabilità” e la prevenzione è data dalla tecnologia con l’installazione di telecamere, anche a bordo e le reazioni dal pronto intervento delle forze di Polizia e dal numero telefonico 1600 contattabile da ogni località sfruttando gli innovativi sistemi di comunicazione.
A illustrare nella Sala del Parlamentino del CNEL, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, il risultato della relativa ricerca è stato Roberto Setola del Campus Bio-Medico di Roma, che ha coinvolto direttamente i lavoratori. “Il numero dei casi nel settore dei trasporti è minore rispetto a quello sanitario, ma maggiormente elevato a guardare l’incidenza nel bancario. Campania, Emilia-Romagna Lazio e Lombardia le regioni con maggiori segnalazioni. Roma, Napoli e Milano le città con le frequenze più rilevanti, ma sono anche quelle affollate di residenti e di viaggiatori. Sono vari i livelli di aggressioni che vanno dall’ingiuria all’attacco violento causato soprattutto da futili motivi e i treni di breve e a lunga percorrenza e le stazioni sono gli scenari solitamente sfruttati per queste vicende”. Le donne sono le più colpite.
Altri elementi per migliorare la composizione del quadro sono stati aggiunti da Monica Ghelli dell’INAIL, l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, che ha indicato negli abusi verbali, nei comportamenti umilianti e nel mobbing i casi più evidenti. Responsabili anche colleghi e superiori, quindi non solo le ‘classiche’ infiltrazioni esterne. La maggioranza non ha riferito ad alcuno le sconsiderate situazioni viste o subìte, che, fra l’altro, sono lievitate nel periodo e nelle fasi successive ai provvedimenti collegati al Covid-19. “Fattori di rischio psicosociale”. Il numero di molestie e violenze sui posti di lavoro è mediamente maggiore nei paesi dell’Unione Europea che in Italia. L’espansione della cultura della prevenzione e della sicurezza potrebbe essere una soluzione per arginare il fenomeno.
Una ulteriore integrazione è stata portata da Massimo Introzzi della 3iPartners, che ha rivelato come “le ore pomeridiane e serali siano quelle più pericolose” dagli attacchi “tendenzialmente maschili, in azione singolarmente, ma anche in coppia”. E attenzione alle baby-gang. Le campagne informative potrebbero contenere il numero dei casi, mentre le vittime dovrebbero avere il sostegno di colleghi e familiari, oltre che dell’autorità giudiziaria e dell’azienda e il supporto di uno psicologo.
Barbara Lucini dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano ha rivolto l’attenzione sui contesti sociali degli aggressori, sulla necessità di disinnescare l’escalation e di varare un piano di prevenzione e gestione del rischio anche attraverso la formazione e l’informazione. Intanto le aziende hanno predisposto interventi infrastrutturali con le protezioni per salvaguardare l’integrità di autisti e macchinisti dalle azioni intimidatorie o violente. Il sostegno economico è assicurato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti come confermato da Angelo Mautone, anche se la gestione e la programmazione è di competenza delle singole regioni.
“Violenza sistemica, caratteristica del sistema, dell’attuale società, ma non sistematica, dato che avviene in modo irregolare nel tempo e nelle zone delle città”, ha affermato Marco Lombardi dell’Università Cattolica, che ha coordinato una tavola rotonda a cui hanno partecipato Barbara Caccia, Fabrizio Di Staso di TreNord, Franco Fiumara della Security delle Ferrovie dello Stato, Stefano Malorgio e Salvatore Pellecchia della CGIL e della CISL di categoria, Gian Battista Scarfone dell’ASSTRA, l’Associazione delle aziende del settore e Fabio Sgroi di Italo.
Una proposta è stata formulata anche Tiziano Treu, attuale presidente del CNEL, “sulla eventuale disponibilità di collaborazione con tutte le componenti anche per realizzare i dati raccolti dalle varie espressioni” universitarie, delle organizzazioni sindacali e delle imprese del settore e delle forze dell’ordine e di sicurezza. La risposta a questo fenomeno “deve essere collettiva” iniziando dalla prevenzione e dalla protezione degli operatori in servizio delle infrastrutture. La percezione nell’opinione pubblica è decisamente superiore alla consistenza reale delle segnalazioni.

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