La rivoluzione automobilistica

L’elettrico trasformerà il settore produttivo e il sistema della mobilità. A rischio numerosi posti di lavoro. Il Rapporto di AIEE e Federmanager

 

È stata annunciata ormai da tempo. Le case automobilistiche hanno già spostato gli obiettivi attraverso una ricerca quasi frenetica, una tecnologia sempre più avanzata, la produzione continuamente aggiornata, le brochure frequentemente adeguate per essere pronte ad assaltare un mercato adattato alle nuove normative che dovrebbero comprimere dal 2035 l’utilizzo delle fonti fossili e dei rispettivi derivati per la mobilità, in particolare automobilistica. Spazio all’elettrico. Quasi obbligatorio, almeno nei confini dell’Unione.
‘La rivoluzione dell’automotive. Le ricadute sul sistema industriale italiano e il ruolo delle imprese dotate di management’ è il riferimento di un Rapporto curato in collaborazione da Federmanager e l’AIEE, l’Associazione Italiana Economisti dell’Energia e illustrato e commentato nel corso di un incontro promosso a Roma. Una sessantina di pagine suddivise in un tris di macrocapitoli per spaziare dai ‘Nuovi modelli di mobilità’ all”Impatto delle trasformazioni e le ricadute sul sistema industriale’ fino alle ‘Strategie e agli interventi per minimizzare l’impatto economico e sociale sul settore dell’automotive’.
Intanto trovano conferma le rivelazioni riguardo le trasformazioni tecnologiche e manageriali per la produzione dell’auto elettrica che avranno un impatto negativo sul cosiddetto ‘indotto’. Nel nostro Paese, in particolare, è composto per oltre il 60% da aziende dal contenuto numero di dipendenti, fino a 49 e, addirittura, da microimprese, con meno di 10 collaboratori e la direzione per lo più familiare. L’Italia in Europa è quella che rischia di perdere il maggior numero di occupati nel settore della componentistica. Nel nostro Paese dovrebbero essere riconvertiti 275 mila posti di lavoro e i primi effetti sono già evidenti con la chiusura o il razionamento dell’attività, in particolare anche negli stabilimenti di marchi ben noti a livello industriale.
Una transizione che potrebbe costare sia al settore dell’occupazione che a quello economico, in quanto sono necessari investimenti privati, nelle rispettive strutture produttive e pubblici per le infrastrutture. In Europa, a scorrere il Report, la perdita di posti di lavoro coinvolgerebbe almeno mezzo milione di persone non assorbita dalle nuove specializzazioni o professioni. Nel periodo del Covid-19, fra l’altro, è stato registrato un evidente arretramento nella compravendita di auto, quasi del 30%, con un aumento, invece, di quelle elettriche. Le immatricolazioni sono lievitate di almeno il 250%. Nel 2030, secondo le stime del PNIEC, il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, presentato dall’Italia alla fine del 2019, nel 2030 le auto elettriche in circolazione saranno più di 6 milioni. Attualmente sarebbero 200 mila. Nelle installazioni delle colonnine l’Italia è un ritardo rispetto al resto d’Europa. Nella Motorvalley Emiliana è stata formata una Motorvehicle University gestita dagli atenei e dai grandi marchi del settore.
L’auto elettrica scatenerà uno tsunami e anche nel modo di utilizzare la ‘familiare’ quattroruote. Gli esperti ipotizzano una perdita del valore della proprietà a favore dei servizi di mobilità e della condivisione degli spostamenti. Lo studio di AIEE e Federmanager ha sottolineato, fra l’altro, una futura sensibile riduzione del numero dei veicoli circolanti sulla nostra penisola, da quasi 39 milioni ai 32 milioni dei prossimi anni. L’ACI, l’Automobile Club d’Italia, ha rilevato che il mercato appare sempre più proiettato verso la sola sostituzione delle vecchie vetture. Insomma un rinnovamento del parco-auto, che in Italia è uno dei più datati a livello internazionale. Nel 2021 le immatricolazioni sono aumentate di sole 29 mila unità e l’impressione degli analisti è di un prossimo raggiungimento del punto di saturazione. Il rapporto fra auto e residente in Italia è il più elevato d’Europa: 897 targhe per 1.000 abitanti.
A livello continentale, alla fine del 2000, le auto elettriche circolanti erano oltre 2 milioni, lo 0,87% del totale. In Europa cinque paesi rappresentano oltre i tre/quarti del panorama: Germania, Francia, Olanda, Svezia e Belgio. La Cina è leader del settore con 4 milioni e 500 mila auto elettriche viaggianti. Negli Stati Uniti, tanto per comprendere la relazione, le auto elettriche sono un milione e 780 mila. Gli scenari, però, sono ancora provvisori e lontani dall’essere completati e le possibilità di intervento sono ancora ampie e favorevoli per le case costruttrici. Le trasformazioni, ormai inevitabili nel settore automobilistico, dovrebbero riguardare la progettazione di innovativi modelli, come indicato anche dall’ANFIA, l’Associazione Nazionale Filiera Industriale Automobilistica, seguendo le indicazioni del MADE, Mobilità guida Autonoma Digitalizzazione Elettrificazione. I nuovi materiali utilizzati riguarderanno prevalentemente le batterie, che prima della fine del decennio dovrebbero avere una velocità maggiore per completare la ricarica. E, contemporaneamente, una domanda inferiore di litio. Inevitabile, quindi, la formazione e l’offerta da parte delle case automobilistiche di selezionare figure professionali in grado di partecipare attivamente e operativamente a questa imponente trasformazione. In pratica, dalle competenze teoriche raccolte nelle università e nei centri di ricerca e sviluppo alle realizzazioni nelle case automobilistiche.

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