Acquisiti dall’Italia gli affreschi che sono esposti con altri oggetti scoperti nel 1857 dall’archeologo Alessandro François al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, a Roma
Era il primo giorno di maggio del 1857 quando l’archeologo Alessandro François ha clamorosamente scoperto nella necropoli di Ponte Rotto, a Vulci, nell’Alto Lazio, all’interno del perimetro della tenuta del principe Alessandro Torlonia, una tomba etrusca con una delle più importanti testimonianze pittoriche dell’antichità. La realizzazione dovrebbe risalire fra il 340 e il 320 avanti Cristo, secondo gli approfonditi studi degli storici e degli esperti.
Decorazioni e oggetti, come corredo, che negli anni sono finiti nelle collezioni private, ma anche nei musei e negli istituti d’arte di mezzo mondo, soprattutto dopo la scomparsa di Alessandro François. Il corredo è stato diviso fra il principe Alessandro Torlonia e gli eredi dell’archeologo rappresentati dall’allora socio Adolphe Noel des Vergers, che, in seguito, l’ha posto in vendita per abbellire e arricchire le rispettive collezioni o le proposte sui cataloghi delle strutture espositive.
Gli affreschi e alcune bellezze storiche recuperate potranno essere ammirate a Roma, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. “L’acquisizione della cosiddetta ‘Tomba François’ nel patrimonio dello Stato è un investimento nella
conoscenza, nella ricerca e nella trasmissione della memoria alle generazioni future”, ha rilevato il ministro della cultura Alessandro Giuli.
“Le pitture realizzate per la nobile famiglia etrusca dei Saties intrecciano, in una visione di raffinata complessità, il mito greco, la storia locale, la genealogia aristocratica, la propaganda politica e la rappresentazione del potere. Lo stato di conservazione, la qualità pittorica, la ricchezza dei riferimenti storici, epigrafi e simbolici, è una preziosa e rara occasione per indagare” sulle vicende di quel periodo “in cui l’espansione di Roma minacciava l’autonomia delle città etrusche”, ha sottolineato Alfonsina Russo, responsabile del Dipartimento per la Valorizzazione del Patrimonio Culturale.
“È un allestimento che ha l’ambizione” di essere facilmente comprensibile ai visitatori, vista “la ricostruzione e l’ideale ricollocazione nell’originaria posizione seguendo la pianta e gli affreschi”, ha affermato la direttrice del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Luana Toniolo.
L’esposizione, rafforzata da un filmato illustrativo, è stata gestita e coordinata da Luca Cipelletti in collaborazione con Stefano Cerri e Carmen Napolitano.
L’iniziativa ospita le collane e gli orecchini della raccolta del Louvre; i vasi e le ceramiche sono arrivate dal British Museum; l’anfora del pittore di Syleus, risalente fra il 480 e il 470 avanti Cristo, è conservata nel Musées Royaux d’Art et d’Histoire di Bruxelles e altri oggetti sono custoditi al Cantonal d’Archéologie et d’Histoire di Losanna. I disegni sono tutelati dall’Istituto Archeologico Germanico di Roma.
La mostra è stata sostenuta anche dai Musei Vaticani.
La guida alla ‘Tomba François’ di una cinquantina di pagine, illustrata, maneggevole e facilmente comprensibile e consultabile, è stata stampata da Fotolito Maggio.
(Immagini: Pagina FB Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia)
