Ufficializzata l’intesa. Nel 2030 e per almeno dieci stagioni l’automobilismo veloce ritorna in Africa. L’ultimo Gran Premio nel Continente risale al marzo del 1993 quando sulla pista di Kyalami aveva vinto il francese Alain Prost. Il nuovo tracciato dovrebbe essere disegnato dallo specialista tedesco Hermann Tilke
‘Welcome to Africa’. L’accogliente messaggio potrebbe essere esposto al circus della FormulaUno nel 2030 quando sarà organizzato il Gran Premio in Ruanda. L’accordo, della durata almeno decennale, è stato sottoscritto dai rappresentanti del movimento della massima espressione dell’automobilismo veloce e da quelli del paese africano, che ha per capitale Kigali.
La FormulaUno dovrebbe ritornare nel vasto e popoloso Continente con il Gran Premio d’Africa dopo ben trentasette stagioni, dall’ormai lontano 14 marzo del 1993, quando sulla pista di Kyalami aveva trionfato il francese Alain Prost al volante di una Williams motorizzata Renault. Per il pluricampione del Mondo era la quarantacinquesima affermazione in carriera che, alla fine della stagione, avrebbe portato al titolo. In quel Gran Premio sudafricano sul podio erano saliti, oltre ad Alain Prost, anche Ayrton Senna con la McLaren-Ford e Mark Blundell alla guida di una Ligier-Renault. Prost, in quell’occasione, era stato protagonista del tris-dei-tris: vittoria, giro veloce in gara e pole position.
“Con l’inserimento nel calendario del Mondiale di una prova in Africa il circus potrà vantare la presenza in ogni continente abitato in modo da portare il Campionato ancora più vicino agli innumerevoli appassionati”, ha rilevato il vertice della FormulaUno Stefano Domenicali.
Soddisfazione per la novità è stata ribadita, naturalmente, anche da parte del presidente della FIA, la Federazione Internazionale dell’Automobile, l’emiratino Mohammed Ben Sulayem. “È un impegno far conoscere le discipline sportive ad ogni livello e raggiungere nuove comunità creando opportunità, visione e partecipazione, universalmente”.
In Ruanda, paese dell’Africa orientale di oltre 26 mila e 330 chilometri/quadrati, lo scenario
è ancora ipotizzato, anche se il design dovrebbe essere più che abbozzato. La progettazione della pista, dei dintorni e delle aree accessoriate dovrebbe essere firmata dallo studio gestito del settantunenne ingegnere tedesco Hermann Hugo Tilke, da tempo specializzato nella realizzazione di inediti tracciati, ma anche nel recupero e nella riqualificazione di impianti storici, soprattutto europei. Moderni e funzionali i complessi griffati dal professionista tedesco per favorire, se non assicurare al massimo, la sicurezza dei piloti, dei meccanici e degli operatori ai box e degli spettatori sulle tribune. E garantire anche lo spettacolo sportivo sull’articolata fettuccia asfaltata. Nell’ambiente, fra l’altro, l’ingegnere tedesco è scherzosamente indicato come ‘Tilkedromi’.
(Foto: F1 Facebook)
