Materiali da riutilizzare

L’Italia è sempre leader europea in alcuni settori per la raccolta e il riciclo dei rifiuti. Nel corso del convegno, promosso a Roma da AssoAmbiente, sono emerse criticità anche per le normative ancora insufficienti per essere protagonisti sui mercati dei prodotti rivitalizzati. I casi della plastica e del tessile. Bene, invece, per la carta e il vetro

Annualmente in Italia sono ammassate 193 milioni e 800 mila tonnellate di vario genere e provenienza, fra cui 164 milioni e 500 mila tonnellate di rifiuti speciali, che comprendono anche i 38 milioni e 100 mila tonnellate di scarti urbani, anche domestici. Nella casella dei cosiddetti ‘rifiuti speciali’ sono inseriti, fra gli altri, i residui degli interventi edili di costruzione e di demolizione, 50,6%; del trattamento degli stessi scarti, 23,5% e del settore manifatturiero, 16,8%. Nella conta degli ‘urbani’, invece, a prevalere è l’organico, 34,7%, poi la carta e il cartone, 21,8%; la plastica, 12,8% e il vetro, 8,3%. Le raccolte differenziate sono arrivate al 66,6%, trasformabili e quantificabili in 19 milioni e 500 mila tonnellate, con un riciclo pari al 54%; un altro 20% è utile al recupero energetico e il rimanente è destinato inevitabilmente a finire in discarica. Migliora l’andamento per i rifiuti speciali, che registra un avviamento al riciclo di una quota leggermente superiore al 73%.
Questa, in estrema, ma chiarificatrice sintesi, la ‘fotografia’ nazionale scattata da AssoAmbiente in collaborazione con Ref. ricerche e con il sostegno del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e illustrata a Roma, nei positivi riflessi multicolorati e in quelli meno entusiasmanti, in bianco e nero, nell’annuale appuntamento con ‘L’Italia che ricicla’. All’incontro, promosso nella Sala ‘Gianfranco Imperatori’ dell’Associazione Civita, dal riferimento delle imprese di igiene urbana, del riciclo, del recupero, dell’economia circolare, dello smaltimento di rifiuti e delle bonifiche, hanno partecipato, oltre al presidente Chicco Testa, i rappresentanti delle varie realtà impegnate nella raccolta, nella lavorazione e nella commercializzazione del materiale rivitalizzato e l’europarlamentare Alessandra Moretti, che, fra l’altro, ha rilevato l’importanza “di un mercato europeo comune sul riciclato e di una normativa certa e stabile”.
Una strategia industriale che sia in grado di portare alla riduzione della sospirata dipendenza da materie prime e a utilizzare quelle rigenerate o trasformate nei lavori pubblici e privati è stata, un po’, la generale richiesta.
Luci e ombre. I dati estremamente confortanti sono segnalati dalla raccolta e dal riciclo di carta, metalli e vetro, mentre le nuvole sono addensate nei settori dei RAEE, i Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche; dell’edilizia per la paradossale contenuta richiesta dei riutilizzabili, che rischiano l’accumulamento; del tessile e dei relativi accessori per le norme “equivoche”, insufficienti e opache e con “una filiera ancora da assemblare” completamente, ha commentato il presidente di UNIRAU Andrea Fluttero e delle plastiche a causa della concorrenza dei polimeri vergini sul mercato a basso costo.
Gli approfondimenti e i successivi interventi hanno evidenziato come in alcuni settori, soprattutto del tessile, la maggior parte delle imprese sono piccole o micro, che condizionano le esperienze e l’ampliamento sui mercati nazionali. Gli analisti hanno anche ribadito che una collaborazione fra le imprese, lo scambio di prodotti riciclati e un intreccio di interessi commerciali ed economici fra i diversi settori potrebbe favorire l’espansione delle richieste e il giro d’affari nonostante la confermata leadership del nostro Paese in alcuni comparti diventando una continua e costante risorsa.
“Ogni settore ha esigenze e risoluzioni diverse”, ha rilevato Chicco Testa, presidente di AssoAmbiente. L’indirizzo da ricercare, comunque, riguarda “il minore impatto ambientale, l’abbassamento delle emissioni inquinanti e la riduzione delle importazioni, in particolare da paesi extracomunitari”.

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