L’addio a Sandro Mazzola. Aveva 83 anni. Una carriera calcistica nell’Inter, con cui ha vinto, fra l’altro, scudetti e coppe dei Campioni e Intercontinentale. Protagonista anche in azzurro. Successo nell’Europeo nel 1968 e vicemondiale nel 1970 in Messico. Ha sfiorato il ‘Pallone d’Oro’
Un assoluto protagonista del calcio italiano e mondiale, un’intera carriera dedicata e riservata completamente a un’unica maglia, a una sola ed esclusiva bandiera, quelle dell’Inter, ma anche della nazionale azzurra. Sandro Mazzola, Alessandro all’anagrafe di Torino dall’8 novembre del 1942, è scomparso a Milano nella notte dello scorso 19 settembre. Aveva 83 anni.
Dalla stagione 1960/61 alla fine di quella del 1977 con l’esclusiva maglia milanese a strisce verticali nera e azzurra ha giocato 417 incontri realizzando 116 reti da posizione ibrida, un po’ centrocampista, comunque offensivo e un po’ attaccante, o, secondo le attuali etichette calcistiche, da falso centravanti. Tecnica, velocità di esecuzione e sprinter per i decisivi dribbling, Sandro Mazzola con l’Inter di Helenio Herrera in panchina e Angelo Moratti alla presidenza è salito sui tetti italiani, europei e planetari, soprattutto fra gli anni Sessanta e Settanta. Quattro scudetti: nel 1962/63, nel 1964/65, nel 1965/66 e nel 1970/71 con uno spareggio per il tricolore sfuggito nel giugno del 1964 all”Olimpico’ di Roma contro il Bologna, 0 a 2. Ha sollevato un paio di volte la Coppa dei Campioni nelle stagioni 1963/64 e 1964/65 e la prestigiosa Intercontinentale, nel 1964 e nel 1965.
È stato il miglior marcatore nel torneo europeo nel 1963/64 con 7 reti e in quello planetario nel 1964/65 con 3 gol. È stato il più veloce realizzatore in un derby cittadino, il 24 febbraio del 1963. Risultato finale contro il Milan, 1 a 1. Nella personale mensola espositiva domestica anche un Torneo giovanile di Viareggio, la ben conosciuta Coppa Carnevale,
nel 1962.
Brillante e produttivo anche il percorso in nazionale caratterizzato da 70 presenze condite da 22 esultanze, dall’esordio a Milano il 12 maggio del 1963 contro il Brasile annichilito per 3 a 0, all’addio al Mondiale tedesco del 1974, a Stoccarda, il 23 giugno, desolante stop-eliminazione al primo turno, nel girone, al cospetto della Polonia, 1 a 2.
Ha disputato 3 competizioni mondiali, nel 1966 in Inghilterra, nel 1970 in Messico, in cui l’Italia ha concluso al secondo posto perdendo la finale contro il Brasile, 1 a 4 e nel 1974 in Germania, all’epoca solo Occidentale. Ha vinto l’Europeo nel 1968, organizzato proprio sulla nostra penisola, nella finale-bis contro l’allora Jugoslavia.
In nove occasioni è stato candidato al prestigioso ‘Pallone d’Oro’: miglior piazzamento nel 1971, secondo, alle spalle dell’olandese Johan Cruijff. Dal 2014 è nella Hall of Fame Italiana e nel 2022 in quella dell’Inter.
Sandro Mazzola era figlio di Valentino Mazzola, una delle vedettes del ‘Grande Torino’ praticamente azzerato nella tragedia aerea di Superga del 4 maggio del 1949, quando non aveva compiuto 7 anni. È stato il realizzatore dell’unico gol, su rigore, nell’1 a 9 contro la Juventus, quando l’Inter per protesta ha presentato sul campo di Torino la formazione Primavera.
Vessilli a mezz’asta, minuto di silenzio
prima di ogni manifestazione sportiva e fascia nera al braccio per omaggiare e ricordare uno straordinario protagonista del calcio, che è passato alla storia anche per la famosa ‘staffetta’ al Mondiale messicano del 1970 con Gianni Rivera, altra ‘bandiera’, ma del Milan. Istituzioni e rappresentanti dello sport, fra cui del CONI, della FIGC e dell’UEFA, hanno ricordato Mazzola, che aveva anche un fratello, Ferruccio Mazzola, scomparso a Roma a 68 anni il 7 maggio del 2013, dopo aver calpestato gli orizzontali degli stadi della serie ‘A’.
Il saluto a Sandro Mazzola, che è stato anche dirigente dell’Inter nel periodo caratterizzato, fra l’altro, dagli acquisti di Ronaldo e di Javier Zanetti, è previsto nel primo pomeriggio di lunedì 21 settembre nella Basilica milanese di Sant’Ambrogio.
