Tour nazionale informativo di Legambiente, Croce Rossa e RSE per fronteggiare le alte temperature. La quarta tappa è stata promossa a Roma, nell’area periferica dell’Alessandrino
“Più di pensare al 2026 come quello con le maggiori temperature dell’ultimo decennio, sarà opportuno riflettere sul futuro, che quest’anno potrebbe essere lieve rispetto ai prossimi dieci”: le chiarificatrici considerazioni appartengono a Roberto Scacchi, responsabile di Legambiente del Lazio espresse alla conclusione dell’incontro ‘Che caldo che fa’, promosso a Roma, in particolare al centro commerciale ‘Casilino’, prima periferia cittadina del Quinto Municipio.
L’itinerante iniziativa è un modo per informare i cittadini sull’attuale situazione e consigliare i comportamenti maggiormente idonei per fronteggiare quest’ondata di calore ed evitare rischi e spiacevoli conseguenze che potrebbero essere anche fatali. All’Alessandrino, quarta tappa del tour nazionale dell’associazione ambientalista, sostenuta dalla Croce Rossa italiana e da RSE, Ricerca sul Sistema Energetico, è stato reso noto che quel quadrante est della capitale è stato fra i più ‘bollenti’ negli ultimi dieci anni, con una temperatura media del suolo superiore ai 45 gradi.
Non solo: dalle indagini degli esperti è emerso che quasi il 70%, fra servizi e strutture, risulta direttamente esposto al sole nelle ore centrali della giornata. Alla fermata del bus l’asfalto ha sfiorato i 60 gradi. L’area, hanno sostenuto i rilevatori, difetta di alberature e di scarsa cura del verde urbano.
Notti dalle condizioni tropicali: 113 nel 2025 e innalzamento del numero dei decessi dovuti al clima, 835. A Roma, dal 2015 al 2025, l’80% dei quartieri nel periodo estivo ha registrato una media diurna fra i 40 e i 45 gradi e nel 12% superiore ai 45 gradi. Lo scorso anno l’attenzione degli osservatori era rivolto alle zone della Garbatella e di Don Bosco.
Maria Teresa Imparato, responsabile Giustizia Climatica di Legambiente, ha chiesto “al Governo, alla Regione Lazio e all’amministrazione del Campidoglio interventi per contrastare” questa situazione, in particolare “un Piano sui ‘rifugi’ nelle città, come è stato avviato a Barcellona, ad esempio”.
Emanuele Cocchi, ricercatore di RSE, ha rilevato come alcune aree romane soffrano anche per le condizioni economiche, “vulnerabili al fenomeno della cosiddetta ‘povertà energetica’”.
All’incontro ha preso parte anche Edoardo Zanchini, direttore dell’Ufficio Clima di Roma Capitale, il quale ha confermato “l’allarmante scenario mostrato e dimostrato dai dati raccolti da Legambiente”. Il Comune di Roma ha approvato all’inizio di luglio il ‘Piano Caldo’ e “una depavimentazione di oltre 45 mila metri/quadrati di asfalto”. 50 milioni di euro sono disponibili per il prossimo quinquennio per il ‘Piano’, che prevede alberi, fontanelle e ‘case dell’acqua’, riuso e riutilizzo dei materiali per contenere le temperature e la gestione degli spazi per i servizi e i cosiddetti ‘rifugi climatici’. Assicurata da Zanchini anche una accelerazione degli interventi, viste le necessità e le emergenze e la realizzazione di cinque parchi fluviali.
Legambiente, fra l’altro, ha presentato undici proposte, un paio di interesse nazionale e le altre territoriali indirizzate alla Regione Lazio e al
Comune di Roma. A Palazzo Chigi è stato sollecitato lo stanziamento per attivare il ‘Piano nazionale degli adattamenti climatici’ e la definizione di una strategia per i ‘rifugi climatici’.
Agli amministratori locali è stata chiesta la rigenerazione dei suoli urbani e la valorizzazione dell’Ufficio Clima del Comune di Roma, la creazione di attraversamenti pedonali ombreggiati, una programmazione straordinaria per la manutenzione del patrimonio arboreo, l’eventuale affidamento della cura del verde alla cittadinanza, l’incremento della mobilità sostenibile, la nascita del Parco Fluviale lungo il Tevere e il sostegno al reticolo secondario di laghi e fossi da riconoscere come elementi centrali della sezione ecologica romana.
(Immagini: FB Lagambiente Lazio)
