Dalla carta alla… carta

Dal sesto Rapporto di UNIRIMA emerge un calo della produzione e una evidente crescita delle esportazioni. Raggiunti target europei sul riciclo

Nel 2022 la produzione di carta da macero ha registrato una flessione del 6% rispetto all’anno precedente, che sembra essere stata sanata in questa parte del 2023. Le stime indicano una lievitazione della raccolta differenziata nelle varie aree della nostra penisola. Le oscillazioni da luna park riguardano un po’ tutti i comparti condizionati dall’andamento dei costi dell’energia, dalla volatilità dei prezzi e dal mercato interno, ma non di quello oltreconfine, che ha provveduto a coprire qualsiasi negatività. Infatti nel primo semestre del 2023 le esportazioni hanno superato il milione di tonnellate, una quantità doppia se riferita allo scorso anno, con l’India a conquistare quasi il 50% della disponibilità, 454 mila 556 tonnellate. Questi alcuni dati resi noti a Roma nel corso dell’incontro promosso da UNIRIMA, l’Unione Nazionale delle Imprese di Raccolta, Recupero, Riciclo e Commercio dei Maceri e altri Materiali. Il comun denominatore dell’approfondimento ha riguardato ‘La produzione di materia prima. End of waste dalla raccolta differenziata di carta e cartone’. La giornata, coordinata dal direttore di Askanews Giuliano Tarallo, è stata sostenuta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dall’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
Nel nostro Paese, comunque, il livello di riciclo della carta è ben superiore ai parametri fissati dall’Europa e della stessa generale media con il 75,7% nel 2022, +2,9% e degli imballaggi con l’81,2%. “Il settore deve affrontare una sommatoria di incertezze”, ha rilevato Alessandro Marangoni, amministratore delegato di Althesys, rafforzate dalle dichiarazioni del presidente di UNIRIMA Giuliano Tarallo, soprattutto in merito “alla burocrazia e ai trasporti”.
UNIRIMA, “la principale associazione di imprese del settore con oltre ventimila addetti e un fatturato annuo di quasi 4 miliardi di euro, può contare su 716 impianti di trattamento di rifiuti recuperabili”. In Lombardia sono operativi la maggior parte, 137, poi Veneto, Campania e Emilia-Romagna, rispettivamente con 85, 52, 51 e 47. Complessivamente nelle zone settentrionali gli impianti sono 365, in quelle del centro 138 e del meridione 213. I riferimenti per la lavorazione della differenziata, comunque, sono in tutte le regioni della nostra penisola, anche se, come ha rilevato Laura D’Aprile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, “le risorse del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dovrebbero favorire la riduzione del gap fra le varie aree del nostro Paese”.
Un’altra questione preoccupa le categorie impegnate nella trasformazione della raccolta differenziata in materia prima seconda e coinvolge il Regolamento europeo che “avvantaggia il riuso invece del riciclo, fase in cui le imprese italiane sono state decisive nel raggiungimento dei parametri fissati dalla stessa Europa e investito in questi anni importanti risorse economiche”. Tutti i rappresentanti del Parlamento, Simona Bonafè , Silvia Fregolent, Dario Iaia, Patty L’Abbate, Erica Mazzetti e Elisa Montemagni, hanno ribadito il rispettivo impegno per ammortizzare gli effetti del provvedimento anche con l’ipotesi di  attuare una flessibilità per i settori produttivi di quei paesi che hanno già raggiunto i target prefissati.
La categoria, inoltre, ha posto un altro paio di temi: uno riguarda il trasporto dei materiali, per il quale sarebbe opportuno uniformare la normativa anche ad espansione planetaria e il secondo collegato all’uso dei riciclati inserendo una quota minima nella compilazione delle gare di appalto. Differenziare, trasformare e poi non utilizzare non è certamente la miglior cartolina espositiva per le materie prime seconde fornite da un paese leader in tutti i settori. All’incontro hanno offerto il contributo anche Carmelo Marangi e Francesco Sicilia, rispettivamente vicepresidente e direttore generale dell’UNIRIMA; Cinzia Vezzosi di Euric e Assofermet, Daniele Gizzi, responsabile dell’Albo Nazionale Gestori Ambientali e Fabrizio Penna, che guida il Dipartimento Unità di Missione per il PNRR del Ministero di via Cristoforo Colombo.
Il commento conclusivo del presidente Giuliano Tarallo ha racchiuso le considerazioni emerse nel corso dell’appuntamento romano con “le imprese costrette a districarsi fra una burocrazia crescente, norme spesso contraddittorie o poco chiare, il mancato rispetto dei principi di concorrenza e la necessità di innovarsi per essere più competitivi e far fronte alle sfide sempre maggiormente complesse dei mercati. Il coraggio di molti imprenditori” e delle piccole e medie imprese, resistente tessuto economico-commerciale-produttivo del nostro Paese, “anche quest’anno ha consentito di reagire alla crisi di sistema”. Tarallo ha espresso “fiducia sugli interventi in modo da favorire l’economia circolare e mantenere alto il livello di competitività del comparto industriale italiano della carta da macero”.

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