Progetti e lavori per l’ambiente

L’ANBI presenta alcuni progetti e intanto realizza quelli finanziati per salvaguardare la preziosa risorsa idrica e quei territori che sono anche a rischio

“Il definanziamento di progetti previsti dal PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, fra cui alcuni per la gestione del rischio idrogeologico e di alluvioni per un miliardo e 287 milioni di euro ha registrato uno stop al sistema-Paese, arrivato dopo i tragici eventi, conseguenza della crisi climatica, che sta coinvolgendo l’intera penisola e che non va sottovalutata, come ha richiamato anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella”, ha rilevato il vertice dell’ANBI, l’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue, Francesco Vincenzi. “Dopotutto in questo Paese occorrono mediamente undici anni per realizzare un’opera”, ma non per questo l’ANBI rallenta i richiami e le proposte e continua a chiedere alle istituzioni un ‘”Piano Nazionale di Prevenzione Idrogeologica’”.
Altri dettagli sull’impegno dell’Associazione sono arrivati dal direttore generale Massimo Gargano, che ha sottolineato come “su 149 progetti ammissibili a finanziamento dal PNRR per 1.620.138.829 euro solo 41 sono realmente ‘coperti’ economicamente per 517.364.139 euro. I Consorzi di Bonifica e di Irrigazione, comunque, hanno altri dieci progetti già ammessi a finanziamento in caso di disponibilità per 88.854.225 euro”. Oltre a essere conclusi e rendicontati per il 2026 i lavori relativi al PNRR devono essere assegnati entro il prossimo 31 dicembre.
Intanto, la serie di interventi riguarda l’intera penisola, la metà cantierata e da realizzare nelle zone del settentrione, tre nelle aree centrali del Paese e un paio nel sud.
Dalle stanze di via di Santa Teresa hanno specificato che gli specialisti sono entrati in azione, in particolare per ottimizzare la gestione idrica lungo la Riviera del Brenta, in Veneto. L’obiettivo è creare lo sbarramento antisale alla foce del fiume Adige dove saranno posate quattordici paratoie idrauliche sul modello del Mose di Venezia.
Interventi anche in Emilia-Romagna, che sono in fase risolutiva. Sono curati dal Consorzio della Romagna Occidentale e l’altro riguarda il Canale regionale.
In Piemonte è prevista la manutenzione straordinaria nell’Alto Novarese. La finalità è il miglioramento del trasporto e della distribuzione della risorsa idrica proveniente dal lago Maggiore sul territorio delle province di Novara e Vercelli e anche di Pavia.
Nuovo impianto di derivazione del fiume Ombrone per evitare rischi e spiacevoli conseguenze a Grosseto. Nel Basso Lazio opere per l’irrigazione collettiva nell’Agro Pontino.
In Sardegna lavori per la messa in sicurezza della bassa Valle del Coghinas, mentre in Campania è iniziata la rifunzionalizzazione del collettore Lignara per iniziativa del Consorzio di Bonifica Destra Sele.
L’ammodernamento e l’efficientamento del comprensorio irriguo Sinistra Oranto, attraverso la gestione centralizzata e della distribuzione dell’acqua e il monitoraggio del bilancio idrico in Puglia, è stato seguito dal Consorzio della Capitanata.
A Catanzaro, frattanto, è stata inaugurata l’installazione di 2.700 apparecchi di controllo e distribuzione irrigua su una superficie di quasi 11 mila ettari nei comprensori Alli Tacina e Alli Copanello. All’operazione era presente, fra gli altri, anche il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri.
Intercettare e rimuovere le plastiche galleggianti nel cratere del Padule di Fucecchio prima che arrivino al mare è stato lo scopo della ricerca scientifica esposta dalla Regione Toscana, dal Consorzio di Bonifica 4 Basso Valdarno e dal Dipartimento di Ingegneria dell’Energia, dei Sistemi, del Territorio e delle Costruzioni dell’Università di Pisa. “Gli sbarramenti saranno realizzati con la vegetazione caduta nel Padule”, ha precisato l’assessore regionale all’Ambiente Monia Monni. Il recupero consente le fasi di recupero e di riciclo delle plastiche, in quanto non ancora contaminate dall’acqua salata del mare e dall’ esposizione ai raggi del sole”. Le microplastiche, fra l’altro, sono facilmente ingeribili dalla fauna acquatica e rischiano di entrare nella catena alimentare umana. È stata stimata una presenza di quasi 2 tonnellate nelle acque del pianeta. L’ecosistema marino e terrestre sono inseriti nell’agenda degli obiettivi 2030 dell’ONU.
L’Università di Parma, in collaborazione con il Consorzio di Bonifica di Piacenza, ha approfondito un sistema di monitoraggio per indicare i livelli di inquinamento da nano e microplastiche e di residui ambientali di antiparassitario attraverso i gamberi rossi della Louisiana, considerati vere e proprie ‘sentinelle’. Lo studio, poi, sarà reso noto con la pubblicazione su alcune stampe e periodici specializzati e anche del settore agroalimentare.

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