Comunità energetiche

Approfondimento a Roma sull’autoproduzione da fonti rinnovabili e sulla gestione collettiva dei consumi

 

‘Le nuove Comunità Energetiche Rinnovabili’ sono state il filo conduttore del convegno promosso nella capitale da Energia Italia, la realtà istituita nel 2004 con un’altra denominazione, poi aggiornata nel 2008. ‘Il paradigma dell’indipendenza tra transizione verde e PNRR’, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, ha completato l’indicazione dell’appuntamento organizzato nella suggestiva cornice della Casina Valadier, a Villa Borghese, a cui hanno partecipato docenti e ricercatori universitari, imprenditori e rappresentanti delle istituzioni, esperti e osservatori del settore. I temi trattati hanno riguardato soprattutto lo sviluppo sostenibile, l’indipendenza energetica, la salvaguardia del nostro pianeta, la biodiversità e la coscienza etica. Nella Sala ‘degli Specchi’ della Casina romana la serie degli interventi è stata inaugurata da Marco Merlo del Politecnico di Milano. Lo scenario internazionale che coinvolge tutti i paesi, in particolare l’Italia, non è attualmente uno dei più sereni a causa della crisi dovuta al conflitto nell’Est Europa fra Ucraina e Russia, alla siccità che contiene la produzione di energia alternativa soprattutto con l’acqua e alla difficoltà del nucleare francese. Nell’illustrazione ha affrontato soprattutto la realtà delle Comunità di Energia, che sono composte da privati, enti e imprese, in grado di usufruire dell’autoproduzione con impianti alimentati da fonti ‘pulite’ con l’obiettivo principale di fornire benefici ambientali, economici e sociali. Il riconoscimento è attribuito dal GSE, il Gestore dei Servizi Energetici. Quando l’autoproduzione, in particolare del fotovoltaico, è superiore al consumo, il surplus è ceduto alla rete pubblica. A maggio del 2022 le Comunità operative erano 35. 41 erano in attesa della necessaria certificazione e 24 avevano iniziato il previsto iter. Legambiente ha rilevato che l’Energy Community è presente soprattutto nelle regioni dell’Italia settentrionale, in Piemonte, Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Le Comunità possono essere formate da cittadini privati, da piccole e medie imprese, da autorità e amministrazioni pubbliche, da enti di formazione e di ricerca, del Terzo Settore e di protezione ambientale e da strutture religiose.
Evidente l’andamento fra le varie realtà territoriali, mutevole e condizionato dal numero di chi consuma l’autoproduzione. Lo scenario, infatti, cambia decisamente e radicalmente nelle grandi città e le differenze sono evidenti e notevoli con le realtà più contenute. I risultati sono emersi sia dalla verifica diretta che da una simulazione. Gli esperti hanno considerato altamente attendibile il responso dello studio per evitare la cosiddetta ‘povertà energetica’ nazionale. Ambiziosi i progetti o, meglio, i propositi per far lievitare la consistenza degli autoproduttori di energia di fonti rinnovabili, i così chiamati ‘prosumer’.
Antonio Salvatore Trevisi, della Commissione Ambiente, Comunicazioni, Energia, Innovazione Tecnologica, Lavori Pubblici e Transizione Ecologica del Senato, ha rilevato che “l’opportunità riguarda la gestione dell’energia in modo efficiente con le Comunità chiamate a una specie di autodeterminazione a limitato impatto economico, in grado anche di essere utile ad altri utenti. Sono previsti anche incentivi statali, attualmente quantificabili in 2 miliardi e 200 milioni di euro per i comuni al di sotto dei 5 mila abitanti e un altro per l’economia condivisa. A questo proposito manca il parere della Commissione Europea e, poi, le informazioni da parte delle varie amministrazioni pubbliche, anche locali”.
All’incontro hanno partecipato, fra gli altri, Sebastiano Ambrogio di ENEL Green Power, “soddisfatto per l’indirizzo e per lo sviluppo industriale relativo ai progetti fondamentali per la transizione energetica”; Davide Astiaso Garcia di ANEV, l’Associazione Nazionale dell’Energia del Vento e di protezione ambientale; Sergio Veroli, presidente di Costumers’ Forum e Carlo Alberto Nucci, docente all’Università di Bologna.

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