L’agrinnovazione dai Nobel

Incontro a Roma promosso dall’Associazione Italiana Sementi in relazione soprattutto ai nuovi sistemi, fra cui la TEA, la Tecnologia di Evoluzione Assistita

La scoperta dell’inizio del secondo decennio dell’attuale secolo ha smosso e scosso l’intero settore dall’agricoltura internazionale. Alla coppia di ricercatori è stato assegnato il Premio ‘Alfred Bernhard Nobel’ per la Chimica. Correva l’anno 2020 quando, in estrema sintesi, “per lo sviluppo di un metodo del genoma”, sono state indicate per il prestigioso riconoscimento la cinquantaquattrenne francese Emmanuelle Marie Charpentier, biochimica, genetista e microbiologa e componente dell’Accademia delle Scienze e della Tecnologia e l’americana di Washington Jennifer Anne Doudna, 59.anni, docente di Chimica Molecolare all’Università californiana di Berkeley, La coppia di ricercatrici, in pratica, hanno trovato il modo di modificare il DNA di animali, piante e microrganismi con la previsione estremamente alta. E questo straordinario esito, che non ha nulla a che vedere con gli OGM, gli Organismi Genericamente Modificati, potrebbe essere determinante a superare alcuni disagi causati soprattutto dall’aumento della popolazione vivente sul pianeta e dai cambiamenti climatici segnalati praticamente in tutti i continenti.
Le TEA, le Tecnologie di Evoluzione Assistita, potrebbero strepitosamente offrire piante maggiormente resistenti agli attacchi infestanti e ai cambiamenti climatici caratterizzati soprattutto da ondate prolungate di calore e da violenti scrosci di acqua piovana e di varietà con alta produttività.
Questa novità è stata il filo conduttore dell’Assemblea dell’Associazione Italiana Sementi, che nella capitale ha seguito le ‘tecniche di evoluzione assistita. Nodi e opportunità per il rafforzamento dell’autonomia alimentare’. Al meeting hanno partecipato, fra gli altri, i rappresentanti di tutte le associazioni di categoria; del CREA, il Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria; della SIGA, la Società Italiana Genetica Agraria e delle istituzioni, in particolare Luca De Carlo, presidente della Commissione Agricoltura e Industria di Palazzo Madama, il quale ha annunciato di aver approvato la fase di sperimentazione, che passa attraverso “una coltivazione a campo aperto”.
L’obiettivo è stato più volte detto e ribadito, in quanto “riguarda una produzione maggiore per qualità, prima in Italia, ma anche in Europa, con esclusione della soia”. L’Italia ha poco da chiedere agli altri mondi. Gli extraeuropei, intanto, investono su queste nuove soluzioni, in particolare la Russia, la Cina e gli Stati Uniti. “È sempre opportuno ribadire che l’uomo è parte della natura come l’agricoltura e l’ambiente “sono la faccia della stessa medaglia. Una non esclude l’altra, non sono alternative, semmai complementari”.
Il presidente di AssoSementi Eugenio Tassinari, fra l’altro, ha ufficializzato un ‘manifesto’ da consegnare ai ministri dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida e dell’Ambiente e della Transizione Ecologica Gilberto Pichetto Fratin. Il documento presenta alcune richieste, fra cui “un tavolo permanente con tutti i protagonisti del settore; una tambureggiante campagna istituzionale di informazione delle Tecnologie di Evoluzione Assistita, TEA, in modo che i cittadini-consumatori non siano confusi e pensino “che siano una specie di OGM ‘mascherati’ e un fondo riservato e destinato alla ricerca”. Nel 2017 per il Progetto Biotech sono stati assegnati 5 milioni di euro.
NGT, New Genetic Techniques, è l’innovativo metodo, che sfrutta la biodiversità. “Le mutazioni sono modificazioni stabili ed ereditabili della sequenza genetica di un organismo che si verificano spontaneamente in natura e rappresentano la base dell’evoluzione delle specie per adattarsi a un ambiente in continuo cambiamento”. Per ampliare la variante genetica necessaria alla costituzione di altre varietà dalla prima metà del Ventesimo secolo si è ricorso all’utilizzo di agenti mutageni, in grado d’aumentare il livello rispetto a quello segnalato spontaneamente. Il processo è casuale e il numero e la posizione è imprevedibile e incontrollabile. “La valutazione riguarda inizialmente l’aspetto, poi gli incroci favoriranno la rimozione degli indesiderati per una produzione, al termine della selezione, nuove varietà commerciali”.
L’archivio delle varietà mutate, al momento, conta 3.364 registrazione nel mondo, di cui 960 in Europa. Lo scorso 5 luglio la Commissione Europea ha reso note le tracce del Regolamento sulle piante ottenute da alcune tecniche genomiche, NCT. Le NCT, coinvolte nell’applicazione, sono quelle che prevedono modifiche genetiche in una pianta senza inserire materiale genetico proveniente da altre specie.
Gli interventi, coordinati dal giornalista Alessio Romeo, hanno riguardato sia l’attuale situazione che il futuro più o meno prossimo. Luigi Cattivella, responsabile di CREA Biotech, ha illustrato le fasi invitando a “una educazione completa che coinvolga il maggior numero di persone fra coltivatori, distributori, trasportatori e consumatori e a cercare di superare le eventuali paure”. Richiesti sostegni economici per una novità dalle molteplici potenzialità per offrire svariate soluzioni produttive. E non sono mancate le iniziative sull’ortofrutta, sul frumento e sul pomodoro.
Entro il 2050, a sentire le previsioni degli esperti, sulla Terra gli abitanti saranno 9 miliardi e 800 milioni di euro, ma le aree coltivabili saranno diminuite a causa dell’urbanizzazione con le incertezze collegate ai raccolti causati proprio dagli imprevedibili mutamenti climatici. Il programma agricolo deve rispondere a un paio di necessità esposte dai consumatori, che riguardano il rispetto per l’ambiente e per i prodotti con la riduzione dell’uso di fitofarmaci. Gli obiettivi, quindi, sono rappresentati da una maggiore raccolta con crescenti valori nutrizionali, da una evidente resistenza ai patogeni e la garanzia di sostenibilità e di sicurezza alimentare.
Negli ultimi vent’anni sulla scia dei progressi in laboratorio e, poi, all’aperto sui terreni, è stato possibile aumentare la produzione europea di 53 milioni di tonnellate di cereali e di quasi 8 milioni di tonnellate di semi oleosi. Il settore sementiero è altamente innovativo e investe in ricerca e nello sviluppo fino al 20% del proprio fatturato.
All’incontro hanno offerto il contributo anche Ugo Della Marta del Ministero della Salute; Mario Pezzotti, commissario straordinario del CREA; presidente della SIGA; Mauro Uniformi che guida il CONAF, il Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali; Tommaso Battista, al vertice della Copagri; Gianmichele Passarini, vicepresidente della CIA-Agricoltori Italiani; Nicola Gherardi di Confagricoltura; l’esponente della Coldiretti e Paolo De Castro, europarlamentare e componente della Commissione Agricoltura. De Castro ho confermato l’impegno di far approvare il Regolamento prima del rinnovo con le elezioni della prossima primavera. Importante la normativa, necessaria la ricerca, ma fondamentali sono gli investimenti.
L’Associazione Italiana Sementi rappresenta il settore, che è formato dai costitutori di varietà vegetali, dai produttori e dai distributori. Ha iniziato l’impegno il 9 novembre del 1921 a Bologna, quindi da oltre un secolo, sempre al servizio dell’agricoltura. 154 le aziende aderenti per un giro d’affari di oltre un miliardo di euro. Almeno 200 mila gli ettari dedicati alla produzione di sementi certificate di colture agrarie. 36 mila, invece, gli ettari riservati alle sementi ortive e aromatiche. Una serie per ogni comparto produttivo: cerealicolo, foraggera, industriale, ortivo. È operativa anche una struttura trasversale, costitutori, rivolta al miglioramento genetico e sulla costituzione di nuove varietà. Uno dei principali obiettivi riguarda l’incremento della produzione agricola salvaguardando contemporaneamente la biodiversità del pianeta. Due i riferimenti internazionali per accedere alle risorse genetiche: il Protocollo di Nagoya e il Trattato della FAO, l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite, il cui vicedirettore generale è l’ex ministro italiano Maurizio Martina. Il 20% del fatturato è investito nella ricerca e nello sviluppo. In media devono passare dai 10 ai 12 anni per ottenere una nuova varietà, mentre l’attesa dovrebbe essere dimezzata con l’utilizzo della TEA, le Tecniche di Evoluzione Assistita. Dal 2000 al 2020, per i miglioramenti delle colture in Europa, è stato possibile evitare emissioni per 4 miliardi di tonnellate di CO2 nell’aria. La tracciabilità registra tutti i movimenti dell’alimento, dall’origine alla trasformazione fino alla distribuzione e al consumo. È importante anche per le autorità nell’individuare i responsabili di un evento, di un problema o di una frode. Attualmente la produzione biologica nel nostro Paese è in 2 milioni e 200 mila ettari, il 17% della superficie agricola utilizzata. Dovrebbe aumentare con il piano ‘Farm to Fork’, diciamo ‘dal campo alla tavola’, che ha posto l’obiettivo di arrivare entro il 2020 al 25% dell’estensione agricola.

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