Evoluzione tecnologica

Convegno a Roma promosso da I-Com su ‘Il digitale che vogliamo’ alla presenza di docenti universitari e dei rappresentanti delle istituzioni e delle aziende del settore

Nel 2022 il processo di digitalizzazione ha continuato a mostrare una tendenza positiva, confermata dalla crescita nell’adozione delle tecnologie, sia da parte dei cittadini che delle imprese dei paesi dell’Unione Europea. Infatti la quota di chi utilizza quotidianamente internet nel Vecchio Continente è aumentata passando dal 46% del 2009 all’85% del 2022. Negli ultimi anni la ‘navigazione’ ha riguardato soprattutto la ricerca di contenuti video on demand e giochi oppure per seguire corsi, accedere a materiale didattico e partecipare a programmi di formazione. Le considerazioni sono emerse nel corso del convegno promosso nella capitale da I-Com, l’Istituto per la Competitività, ‘Il digitale che vogliamo. Le sfide del sistema Paese tra politiche UE e nuove frontiere tecnologiche’, a cui hanno partecipato docenti universitari, rappresentanti delle istituzioni e delle aziende e osservatori del settore.
L’appuntamento, organizzato a Palazzo Colonna, è stato articolato in alcuni approfondimenti, in particolare sui ‘Servizi e le infrastrutture digitali. L’UE (e l’Italia) nella competizione globale’ e su ‘L’evoluzione della digitalizzazione del sistema-Paese’. È stato sottolineato come l’aumento dell’utilizzo di internet ha anche portato a una maggiore richiesta di alcuni dispositivi. Lo scorso anno quasi il 52% delle pagine web sono state visitate con l’apparecchio mobile. Il complessivo impulso tecnologico ha riguardato anche le imprese, soprattutto quelle con oltre dieci dipendenti.
Il nostro Paese, comunque, è in ritardo per norme, applicazioni da parte delle amministrazioni pubbliche locali, infrastrutture, investimenti, in calo nell’intero settore, formazione e competenze. È stato ribadito che i tempi dell’industria sono diversi da quelli della politica chiamata all’indirizzo e alla gestione normativa e al sostegno economico e infrastrutturale.
A leggere i dati e le valutazioni del Rapporto dell’Osservatorio Reti e Servizi di nuova Generazione sulle rilevazioni del Clusit, l’associazione italiana per la sicurezza informatica, emerge che il 2022 è stato il peggior anno per la cybersicurezza a livello mondiale con una lievitazione delle azioni illecite del 21,5%, oltre il doppio di quello registrato nel precedente periodo. L’Europa, in questo comparto, è al terzo posto nella non invidiabile graduatoria con il 24%, in crescita rispetto al passato. Le aziende, fra l’altro, hanno mediatamente riservato il 7,82% del rispettivo budget alla cybersicurezza nel 2021, ma in misura contenuta rispetto all’anno prima, che era stata dell’8,8%. I ricavi complessivi in cybersicurezza, comunque, sono arrivati a quasi 139 miliardi e 500 milioni di euro, che, secondo alcune stime, potrebbero raddoppiare entro il 2026. Il mercato europeo è al secondo posto con 20 miliardi e 900 milioni di euro di ricavi nel 2022, quasi il doppio della Cina.
Aspetti favorevoli per quanto la digitalizzazione dei servizi pubblici nonostante la situazione non sia omogenea sul territorio nazionale. La ‘fotografia’ riguarda sia i servizi offerti ai cittadini che alle imprese. La disponibilità è fondamentale per garantire un’efficiente collaborazione con la pubblica amministrazione, che, comunque, non è assolutamente sufficiente, in quanto è fondamentale un’evoluzione parallela fra domanda e proposta. Nel nostro Paese, lo scorso anno, hanno utilizzato le tecnologie il 76,3% fra cittadini e imprese, sorprendentemente superiore alla media europea, ferma al 74,2%.
Gli interventi, aperti dal vertice di I-Com Stefano Da Empoli, Silvia Compagnucci e Domenico Salerno, rispettivamente presidente, vice e direttore dell’Area Digitale, hanno affrontato, fra l’altro, le nuove frontiere della tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, il futuro del metaverso, lo sviluppo della banda larga e ultralarga fissa e mobile anche in Europa e l’avanzamento dei progetti del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nel settore digitale.
L’incontro ha seguito anche il voluminoso Rapporto da cui è evidenziato un crescente interesse nei confronti delle numerose applicazioni relative all’intelligenza artificiale. Le previsioni indicano che il mercato mondiale raggiungerà i 241 miliardi e 800 milioni di dollari entro la fine dell’anno per salire nel 2030 a 738 miliardi e 800 milioni di dollari. Agli Stati Uniti la maggior fetta del mercato con il 36%, poi la Cina con il 12%, la Germania e la Gran Bretagna con il 4%. L’Italia non supera il 2%. È in ottava posizione in compagnia dell’Australia. Una curiosità riguarda il calcolo sulla proporzione per numero di abitanti con la Danimarca leader: quasi 39 milioni di dollari per 100 mila abitanti, seguita da da un’altra coppia europea formata dalla Finlandia e dall’Irlanda. Gli Stati Uniti, invece, sono al comando per gli investimenti sull’intelligenza artificiale. Nel 2023 quasi 68 miliardi di dollari, cinque volte rispetto alla Cina e ben undici in confronto ai paesi dell’Unione Europea con una media di 6 miliardi e 100 milioni di dollari. E nel Vecchio Continente la maggiore attenzione è rivolta dalla Francia, dalla Germania e dalla Svezia. L’Italia è ottava.
Un altro capitolo del futuro tecnologico riguarda il metaverso, l’esistenza parallela completamente immersiva. In una ricerca è stato stabilito che il 39% considera il metaverso una possibilità per fare esperienze irrealizzabili nel mondo reale, mentre, quasi altrettanti, credono che sarà facilitato girare il mondo senza muoversi e migliorare la creatività e l’immaginazione.
Non aumenta la percentuale di abbonamenti per la fibra. Evidente, rispetto alle reti fisse, la necessità, nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, di un’accelerazione dello sviluppo infrastrutturale. La stessa esigenza è stata rilevata nel settore del mobile e, in particolare, rispetto alle reti 5G. In merito alle offerte sono 260 da parte degli operatori.

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