Le Coop di Comunità

Incontro nella capitale sulle cosiddette ‘economie partecipate’ con i cittadini impegnati a salvaguardare e a valorizzare i territori che rischiano l’abbandono

Aggregazione, collaborazione, comunione di intenti, obiettivi condivisi per riqualificare un territorio, rivitalizzare l’economia, riproporre l’artigianato e le specialità locali, riportare protagoniste le sopite tradizioni. Per queste operazioni è riemerso anche un termine ben definito, Cooperative di Comunità. A fiaccare le realtà contenute e ristrette, sia geograficamente che commercialmente, hanno contribuito, in particolare negli ultimi anni, i provvedimenti per cercare di evitare l’allargamento del numero dei contagi da Covid-19, la ricerca di una occupazione, i cambiamenti climatici e le difficoltà collegate al conflitto fra Russia e Ucraina. E, allora, se le occasioni scarseggiano, le zone dell’entroterra della nostra penisola e anche le periferie delle grandi città e le zone del meridione continuano a perdere residenti, sarebbe più opportuno pensare ad un progetto, unire gli impegni e ritrovare l’entusiasmo e le possibilità di realizzazione.
Sono molteplici le iniziative promosse e sostenute da Confcooperative anche attraverso il ‘Fondo sviluppo’ per le Comunità, una soluzione sociale simile al microcredito, mutualistico, in grado di generare un meccanismo anche per favorire il varo di nuove esperienze. Una forma di impresa utile a connettere il Paese e a limitare le differenze fra le aree e a mitigare le diseguaglianze e ad accorciare le distanze economico-sociali-occupazionali.
I metodi e le esperienze delle Cooperative di Comunità sono state approfondite nel corso di un incontro-confronto organizzato a Roma, ‘Quando io diventa noi. Economie partecipate per fare il Paese’, a cui hanno partecipato, fra gli altri, i rappresentanti delle istituzioni, delle realtà dell’associazionismo, dell’imprenditoria e della Chiesa, oltre, naturalmente, ad alcuni protagonisti coinvolti in questa esperienza. Alberto Santangelo della Cooperativa di Comunità ‘Identità e Bellezza’ ha illustrato l’attività promossa in Sicilia, a Sciacca, perimetro provinciale di Agrigento, dove è riaffiorata la passione e, soprattutto, la riapertura di alcune composizioni e realizzazioni storico-artistiche. Dall’altro capo della nostra penisola, in Piemonte, a Ostana, targata Cuneo, Laura Cantarella e la messicana Martha Quiroz hanno ricostruito le fasi impegnative e il futuro di ‘Viso a Viso’. “Nella zona erano rimaste solo cinque persone, ma con questa iniziativa e il comune interesse pian piano sono state avviati interventi di restauro e di riproposizione di alcune strutture, creazioni di spazi, fra cui la BAO, la Biblioteca Aperta di Ostana e la scuola materna che rimane disponibile tutto l’anno”. In questo modo è stato riattivato il flusso turistico attirato sia dallo splendido panorama che dalle manifestazioni organizzate.
Emilio Casalini, che ha coordinato e gestito la giornata, ha raccolto in un audiovideo le testimonianze, le assolute novità rilevate negli angoli del nostro Paese. Storie di idee, di sogni concretizzati, di rinascita per evitare la dispersione delle tradizioni e dei racconti, recuperati e ammodernati per un rilancio di quei territori destinati all’inevitabile oblio. Ai molteplici e variegati disegni di ricostituzione degli orizzonti attraverso l’inedito mix di volontariato, opera sociale, imprenditoria ed economia, collaborano, fra gli altri, Legambiente, l’Unione Nazionale dei Comuni delle Comunità e degli Enti Montani e quella delle Pro Loco, la Caritas e la Conferenza Episcopale Italiana, per l’occasione rappresentate dal direttore don Marco Pagniello e dall’Arcivescovo di Benevento Felice Accrocca, che nella provincia ha notato una “povertà ricca”. Il presidente di Confcooperative Maurizio Gardini e alcuni intervenuti hanno rivolto delle richieste al Governo, presente con il sottosegretario alle Imprese e al Made in Italy Massimo Bitonci, il quale ha anche la delega per il settore interessato, che riguardano una normativa e una fiscalità adeguata e armonizzata anche per il contributo socio-economico offerto dalle Comunità. Le altre sollecitazioni coinvolgono i ruoli e le funzioni e anche per “l’accessibilità ai beni abbandonati, inutilizzati o chiusi nel territorio e per l’inquadramento occupazionale dei volontari e dei collaboratori”, che “raccolgono speranze e prospettive per non lasciare i luoghi natii”. Bitonci ha anche ribadito l’importanza delle cooperative per l’intera economia nazionale, in grado di sviluppare annualmente almeno 80 miliardi di euro. Ha confermato “l’impegno” e anche la definizione di un provvedimento per determinare i molteplici incarichi che intrecciano orizzontalmente e professionalmente i comparti di riferimento.
Il presidente Gardini ha ricordato che “le Cooperative di Comunità sono state istituite per necessità, anche economiche, occupazionali, ambientali e sociali, che, fra l’altro, continuano a chiedere un opportuno riconoscimento legislativo”. Le Cooperative di Comunità curano e salvaguardano i territori, che non sono più considerati luoghi da sfruttare e abbandonare, ma da da rigenerare e valorizzare.
“Dopotutto dove non arriva la pubblica amministrazione devono intervenire le persone, i cittadini, che sono alla ricerca di partecipazioni di imprese, associazioni, enti, pro loco, organizzazioni, comuni e parrocchie”.

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