Il medico e il paziente

Rapporto sulla doppia funzione dell’ematologo, amministrativa e di cura. Chiesta una figura specializzata di sostegno. I dati resi noti a Roma durante un convegno

Quasi la metà del tempo dei sanitari, nel caso gli ematologi, è utilizzata per inserire i dati clinici e completare i procedimenti amministrativi. Il 47,1% è quasi sovrapponibile al 52,9% dedicato per le attività mediche, di propria e professionale competenza. Questo è solo uno dei dati evidenziati dall’indagine promossa da La Lampada di Aladino, Ente del Terzo Settore, fondata nel 2000 da ex pazienti oncologici, con base nella brianzola Brugherio e da ISHEO, Integrated Strategies for Health Enhancing Outcomes. Alla ricerca, volontaria e, naturalmente, anonima, hanno collaborato 182 specialisti, di cui l’82% ha dichiarato di operare come riferimento del Servizio Sanitario Nazionale.
I risultati dello studio sono stati resi noti a Roma, in particolare in una sala di Palazzo Wedekind della centralissima piazza Colonna, nel corso del convegno, ‘Il medico al centro, per una migliore assistenza al paziente con tumori del sangue in Italia’, organizzato da ISHEO con il sostegno delLa Lampada di Aladino e la collaborazione di FAVO, la Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia; della Fondazione Italiana Linfomi e della onlus GIMEMA, il Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’Adulto, riconducibile al ricercatore e clinico Franco Mandelli, scomparso nel luglio del 2018, che, fra l’altro, è stato anche presidente dell’AIL, l’Associazione nazionale contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma. All’appuntamento romano hanno partecipato, in particolare sanitari, ricercatori e alcuni rappresentanti delle istituzioni.
A ribaltare la posizione nella quale solitamente è il paziente, “al centro del generale interesse”, è stato il presidente delLa Lampada di Aladino Davide Petruzzelli, che ha mostrato particolare attenzione sul gravio sopportato dai medici causato dalle pratiche amministrative. “Queste incombenze potrebbero essere sbrigate da un personale qualificato e specializzato, figure amministrative e gestionali a supporto dei sanitari, in modo anche di raccogliere i dati clinici e ambulatoriali per essere condivisi con le varie strutture”. Il flash prodotto dall’indagine, ‘Hematology and the administrative burden: an italian survey’ (‘Ematologia e oneri amministrativi: un’indagine sull’Italia’), è eloquente come il disagio travestito da percezione dello stress che coinvolge i sanitari. Il ‘peso’ riguarda soprattutto la compilazione dei moduli e degli stampati, la programmazione e la gestione del malfunzionamento del sistema. E il tempo necessario all’espletamento di queste mansioni amministrative è sottratto alle importanti attività mediche e, quindi, all’attenzione del relativo paziente.
Le neoplasie maggiormente affrontate da chi ha risposto al questionario sono soprattutto le leucemie e, poi, i linfomi e il mieloma. In una tipica settimana oltre la metà dei coinvolti nella ricerca riesce a visitare dai 25 ai 64 pazienti; il 32,8% dalle 45 alle 64 persone e, in misura contenuta, altre fasce numeriche. Il 17,8% ha comunicato di poter assistere e sostenere settimanalmente dalle 85 alle 105 necessità per una media generale di 61 incontri. L’approfondimento ha coinvolto soprattutto le aree del nord, 51%, ma anche del centro, 33%, con la maggiore sensibilità segnalata in Lombardia, nel Lazio e in Toscana. Solo il 16% di chi è impegnato nelle strutture del meridione della nostra penisola ha contribuito all’iniziativa.
E, oltre all’assistenza di una figura intermedia per l’assolvimento dei compiti amministrativi che riguarda anche i farmacisti e i ricercatori e l’intero apparato professionale sanitario, la categoria continua a chiedere una maggiore attenzione per il rafforzamento delle risorse e degli organici, soprattutto quello infermieristico. Dall’analisi dei dati del report è emerso come “il medico oncoematologico sperimenti una sensazione nell’eseguire mansioni che non sarebbero di sua competenza”. I pazienti in cura “non beneficiano completamente dell’esperienza e della professionalità dei sanitari. La mancanza di tempo da dedicare a una formazione professionale e a un consulto multispecialistico ricade negativamente anche sulla qualità dell’assistenza”.
All’incontro sono intervenuti anche Ylenja Lucaselli componente della Commissione Bilancio della Camera, che ha ipotizzato un ritorno “di alcune competenze allo Stato centrale” e Orfeo Mazzella della Commissione Affari Sociali del Senato, il quale ha ribadito “il compito della politica di colmare la frattura esistente nella sanità pubblica”. Le strutture e le attività “devono essere sostenute dopo anni di definanziamento, come, fra l’altro, più volte ripetuto nel delicato periodo del Covid-19”. In quei mesi è stata compresa “la fondamentale importanza della sanità pubblica, in grado di assistere gratuitamente chiunque”.
L’indagine è stata illustrata dal general manager di ISHEO, Davide Integlia. All’incontro-confronto, coordinato dal giornalista Paolo Cabra, sono intervenuti Marco Vignetti, presidente della Fondazione GIMEMA; Roberto Cairoli dell’Università di Milano e direttore al Dipartimento di Ematologia, Oncologia e Medicina Molecolare del Centro dell’ospedale ‘Niguarda’; Paolo Sportoletti dell’Università di Perugia; Silvia Della Torre, responsabile del Comitato Scientifico delLa Lampada di Aladino; Marcello Pani, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Farmacia del Policlinico romano ‘Agostino Gemelli’ e Salvatrice Mancuso, ricercatrice all’ateneo di Palermo.
Settembre è il mese della sensibilizzazione sulle neoplasie ematologiche. La campagna mondiale ha l’obiettivo di informare la pubblica opinione e di sollecitare interventi da parte delle istituzioni sulle necessità, sulle difficoltà e sull’impatto nella qualità della vita del sofferente e dei rispettivi familiari. Un cambiamento del sistema dell’assegnazione dei compiti e di impostazione del lavoro consentirebbe un contenimento delle ore da dedicare all’attività secondaria, quella burocratico-amministrativa. Inevitabile istituire e assumere nuove figure professionali da destinare proprio a queste funzioni. Una soluzione per aumentare la disponibilità di assistenza e di cura e per gestire gli aspetti amministrativi e di raccolta dei dati.

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