I mercati del contadino

A Palazzo Rospigliosi di Roma esposizione per la sempre più estesa offerta dei prodotti a ‘chilometro zero’ della Coalizione Agricola Mondiale

 

Sono quasi 25 milioni gli italiani che acquistano periodicamente alimenti dai contadini sempre più coinvolti dalle richieste considerate a ‘chilometro zero’. Una sensibilità da parte dei consumatori in relazione a cosa e a come preparare il menù domestico possibilmente con componenti biologici e di stagione seguendo le indicazioni dei nutrizionisti e gli ingredienti della sempre più consigliata dieta mediterranea. La volontà degli acquirenti è anche di recuperare un diretto contatto con chi coltiva i prodotti vegetali. L’analisi della Coldiretti è emersa elaborando i dati in occasione della prima mostra-mercato internazionale promossa a Roma dalla World Farmes Markets Coalition, la Coalizione del Mercato Agricolo Mondiale, in collaborazione con Campagna Amica, nella cornice di Palazzo Rospigliosi. La data è coincisa con la Giornata Mondiale della Biodiversità indetta dall’ONU, l’Organizzazione delle Nazioni Unite. Il riferimento, fra l’altro, è eloquente per questo trentunesimo appuntamento ed è rivolto a ‘Il nostro cibo, la nostra salute, la nostra biodiversità’.
L’Italia è il paese dell’Unione Europea con la più estesa rete organizzata di questo tipo di mercati con almeno 15 mila agricoltori coinvolti in quasi 1.200 punti di Campagna Amica per un giro d’affari della vendita diretta, che è arrivata annualmente a 6 miliardi di euro. Il sistema, attivo e operativo in tutte le aree della nostra penisola, ha favorito l’occupazione con quasi quarantamila persone impegnate nella gestione della coltivazione e dei punti di vendita, ma anche l’ambiente e la socialità dovuta al rapporto diretto con il consumatore e alla riscoperta dei territori. E potrebbe anche rivelare delle novità con alcuni prodotti dimenticati o a rischio di estinzione e riproposti al commercio. Le coltivazioni delle zone sono importanti per la tutela ambientale, in quanto le aree rappresentano un presidio per evitare guai relativi al continuo e costante consumo anche indiscriminato del suolo agricolo. “Sarebbe opportuno recuperare quei perimetri lasciati o abbandonati, che potrebbero tornare produttivi per un miglioramento agricolo, economico e ambientale, in quanto curati e salvaguardati”, hanno sottolineato alla Coldiretti. Il presidente Ettore Prandini, fra l’altro, sulla tragedia in Emilia-Romagna ipotizza “una distruzione di un numero impressionante di alberi da frutta e propone per sveltire gli iter burocratici bypassando alcune richieste come avvenuto per la ricostruzione a Genova del ponte crollato”.
“I mercati agricoli con la vendita diretta potrebbero essere una assoluta svolta, in quanto sarebbero il riconoscimento che nei prodotti e nei servizi offerti non c’è solo il valore della coltivazione, ma anche un bene comune per la qualità della vita, per la difesa della salute e per la valorizzazione della persona”, ha ribadito il presidente della Coldiretti Ettore Prandini. In bellamostra, all’interno dello storico Palazzo di via XXIV Maggio, le produzioni emiliano-romagnole, che in questa stagione potrebbero essere introvabili, fra cui la fragola di Romagna, la pesca e nettarina IGP, la ciliegia di Cesena, l’albicocca Valsanterno e quella reale di Imola e il grano ‘Senatore Cappelli’, “almeno 400 milioni di chili”. Italia, Emilia-Romagna, in particolare, ma anche le produzioni di altre realtà agricole. Una trentina per rappresentare esperienze e commercio diretto a favore della qualità e dell’ambiente. Le vendite a ‘chilometro zero’ evitano di quasi il 60% lo spreco alimentare e contribuiscono all’abbassamento dell’inquinamento atmosferico e, quindi, ai cambiamenti climatici dannosi in ogni parte del pianeta. È stato calcolato dalla Coldiretti che “un chilo di ciliege dal Cile per arrivare in Italia deve percorrere 12 mila chilometri con un consumo di quasi 7 chili di petrolio e l’emissione di oltre 21 chili di anidride carbonica. E un chilo di frutti di bosco argentini devono volare per 11 mila chilometri utilizzando 6,4 chili di ‘oro nero’ per una emissione inquinante di almeno 20 chili di anidride carbonica”.
La World Farmes Markets Coalition è uno dei dieci programmi della FAO selezionati nell’ambito del progetto di ‘Food Coalition’. La sollecitazione per la formazione di questa sempre più vasta collaborazione è stata proprio della Coldiretti e dalla Fondazione Campagna Amica. Anno-dopo-anno aumenta sia il numero delle strutture agricole che i paesi rappresentati, ormai arrivati a una cinquantina: 15 dell’Europa, 13 dell’America al completo, 8 dell’Africa, 7 dell’Asia escluse le mediorientali Israele e Libano e 3 del continente australiano.
Oltre settanta gli associati per un reticolato di 25 mila mercati contadini, che sono frequentati da più di 300 milioni di consumatori. Migliaia le famiglie interessate da questo movimento in continua e costante espansione. E nei ministand è possibile trovare, curiosando fra le produzioni del campionario, ad esempio, le spezie, la frutta e i legumi del Ghana; le foglie di the del Vietnam; gli oli e la frutta essiccata di Taiwan; i funghi della Cina; le ‘stecche’ di cioccolata australiana; le confezioni di vegetali della Gran Bretagna, della Croazia, della Polonia, della Danimarca, dell’Ucraina, di Portorico, del Messico, della Giamaica e del Brasile. Popcorn dagli Stati Uniti con altre produzioni di alcuni stati, fra cui della California, dell’Indiana e del Michigan. E, poi, la quinoa e il cacao lavorato del Perù. Il nostro Paese presenta anche frutta, verdure e legumi del Lazio, fra cui alcune mele antiche, ma non dimenticate, del Trentino-Alto Adige, del Piemonte, della Sicilia e della Valle d’Aosta. Esposti riso, formaggi, mieli, farine, arance, funghi, mais, carciofi e distillati liquorosi e alcolici.
Alla giornata di Palazzo Rospigliosi hanno partecipato, fra gli altri, rappresentanti delle istituzioni sia italiane che internazionali come il direttore generale della FAO, Qu Song You, il quale ha ribadito “l’importanza di sviluppare questo particolare settore produttivo, anche di piccola coltura familiare, trasformato in economico, sanitario e sociale”. Sul pianeta la scienza ha individuato un milione e 740 mila di specie fra animali, vegetali e microrganismi. E l’Italia è uno dei paesi con il campionario più ricco.

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