Prevenire la corruzione

‘Forum per l’Integrità in Sanità’ promosso a Roma da Transparency International Italia e da ResearchAction

 

Analizzare, verificare e varare le più opportune strategie e gli efficaci provvedimenti per prevenire atti e fatti di corruzione nelle aziende sanitarie del nostro Paese. Al ‘Forum per l’Integrità un Sanità’, promosso a Roma da Transparency International Italia e da ReAct, ResearchAction, è continuato il confronto fra i protagonisti dell’importante settore anche dopo il grande impegno degli operatori per fronteggiare il dilagare del numero di contagi e delle scomparse causate dal temibile Covid-19. ‘Le sfide future dell’anticorruzione’; ‘I nuovi indicatori di rischio corruzione’ e ‘Il contributo delle pubbliche amministrazioni alla creazione del valore pubblico’ sono stati i capitoli di riferimento degli interventi anche in relazione all’indagine condotta in sette aziende sanitarie aderenti al Forum per l’Integrità in Sanità da ReAct nel primo trimestre del 2022. Lo studio ha coinvolto quasi quattromila dipendenti delle ASL di Bari e di Biella, dell’APSS di Trento, dell’ASST di Pavia e Sette Laghi; dell’Azienda Sanitaria dell’Alto Adige e di quella Ospedaliero-Universitaria ‘Maggiore della Carità’ di Novara e del ‘Careggi’ di Firenze e dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive ‘Lazzaro Spallanzani’ di Roma. L’appartamento è stato curato da Nicola Capello e da Lorenzo Segato, direttore scientifico di ReAct.
I quesiti posti hanno esplorato la consapevolezza del fenomeno della corruzione, la percezione della diffusione sia nell’ambito locale che nazionale e l’esperienza diretta e la conoscenza delle misure di prevenzione e di contrasto all’interno delle rispettive strutture e dell’eventuale condizionamento dovuto alla crescente espansione del virus. Per i dipendenti la corruzione in Italia è ancora molto diffusa, oltre il 90% e all’interno del proprio ente, quasi un operatore su quattro, ritiene ci siano zone sospette. La percezione, quindi, resta a livelli allarmanti e addirittura in leggero aumento rispetto a quanto registrato nel 2019. E i rischi, a leggere le segnalazioni della ricerca Transparency International Italia-ReAct e sostenuto dall’Associazione Italiana per l’Integrità della Salute, sono cresciuti in modo evidente con il Coronavirus. Gli operatori sanitari, fra gli episodi maggiormente ricorrenti, hanno rilevato abusi per ottenere tamponi e vaccini. I meccanismi per segnalare irregolarità sono poco note nel 50% degli operatori e ancor meno utilizzati. Per contenere questi episodi la formazione, la considerazione dei rischi e la rotazione del personale sembrano apparire le forme di prevenzione più appropriate anche in vista dell’applicazione dei progetti del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Per gli osservatori la preoccupazione riguarda la mancata capacità della pubblica amministrazione di cogliere l’evoluzione della situazione; per i dipendenti la non conoscenza del PTPCT, il Piano Trentennale per la Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza e, in vista del PNRR, la digitalizzazione e la semplificazione diventano fondamentali per l’efficienza e l’integrazione. In questo contesto generale anche il PIAO, il Piano Integrato di Attività e Organizzazione della pubblica amministrazione, potrebbe rappresentare un valido supporto, ma deve essere evitata la visione di ulteriore appesantimento. Transparency ha previsto un affiancamento alle strutture sanitarie per gestire la fase innovativa.
Giuseppe Busia, presidente dell’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, in collegamento audiovideo ha ribadito l’impegno per contrastare efficacemente questo fenomeno e per innalzare la quota della cultura dell’integrità, in quanto la corruzione, fra l’altro, condiziona negativamente l’assistenza e la cura dei pazienti. A sostenere le tesi è intervenuto anche Fabrizio Sbicca, dirigente della stessa ANAC, che ha rilevato come “la corruzione sia equiparabile al vento: invisibile, ma rilevabili sarebbero gli effetti. La percezione fra i cittadini è ancora maggiore di quella effettiva e incide, in ogni caso, sull’economia e sul generale benessere”.
Al Salone del Commendatore dell’ASL RM/1 di Borgo Santo Spirito, oltre al presidente di Transparency International Italia Iole Anna Savini, sono intervenuti Lorenzo Segato e Nicola Capello della ReAct, i quali, hanno rivolto l’attenzione uno “sugli strumenti da offrire alle strutture pubbliche non sufficientemente adeguate per evitare infiltrazioni della criminalità organizzata sulle risorse previste dal PNRR e superare anomalie alcune volte riscontrate nei controlli e durante le verifiche” e l’altro “sul nuovo ciclo triennale del ‘Forum’, che dal 1° ottobre del 2023 avvierà la quarta edizione”.
Presenti, naturalmente, alcuni rappresentanti delle Aziende Sanitarie Locali, in particolare il direttore amministrativo di quella di Bari Luigi Fruscio e i Responsabili della Prevenzione, della Corruzione e della Trasparenza, RPCT, della Liguria, Luca Nervi e di Biella, Marco Barbieri. Nervi ha voluto precisare che “la pubblica amministrazione non è sempre un carrozzone, come molti ritengono, ma è guidata da alcuni dirigenti e funzionari efficienti. Nel settore sanitario i provvedimenti non sempre sono presi dagli operatori, ma sono condizionati dalle scelte degli amministrativi e dalle decisioni dei politici, ai quali vanno chiesti documenti leggibili e comprensibili a tutti ricordando che gli azionisti sono i cittadini”. Barbieri, invece, ha sottolineato come “la pandemia ha trasformato la situazione, anche per affrontare le emergenze” e l’importanza “delle motivazioni da dare agli operatori sanitari”.
Argomento che ha trainato il contenuto dell’intervento di Nino Cartebellotta, presidente della Fondazione GIMBE, Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze, il quale ha rivelato che “sulla nostra penisola le persone vivono più a lungo, ma invecchiano male”. Non solo. Ha anche ribadito che “le promesse e le indicazioni espresse durante la pandemia per rafforzare e migliorare il settore pubblico non sono state mantenute e il rischio è di andare verso un sistema misto pubblico-privato anche per l’abbassamento del numero del personale”. Cartabellotta ha etichettato lo scenario da “universalismo selettivo” caratterizzato quasi inevitabilmente dalle disponibilità economiche dei richiedenti di assistenza.
In merito alle informazioni e ai dati è stata evidenziata la carenza collaborativa fra le varie strutture e di una “norma sulla privacy particolarmente stringente che dovrebbe essere aggiornata”. Lanciato anche lo slogan, “‘dalla trasparenza sugli atti, alla trasparenza sui fatti”‘. Davide Del Monte, coordinatore di Dati Bene Comune, ha ribadito la necessità di “un controllo sui contratti pubblici per prevedere e ridurre al limite accettabile, se non eliminare ogni pericolo”. E, inoltre, “la pubblicazione dei dati è conoscenza che se elaborati possono creare altra conoscenza e un valore e un patrimonio informativo e anche economico per i ricercatori, gli specialisti e gli altri operatori sanitari”. Anticipare eventuali episodi e “i punti critici di controllo, CCP”, Critical Control Point.
Giovanni Colombo, direttore esecutivo di Transparency, a conclusione della giornata, ha ammesso di voler allargare la consistenza “delle strutture pubbliche sanitarie nel gruppo di lavoro”, in modo da avere un quadro ancora più limpido della situazione italiana. Il nostro Paese, fra l’altro, nella percezione internazionale è in risalita dal 2012 ed è arrivato alla 41^ posizione con un coefficiente di 56, ancora insufficiente, se valutato in centesimi. Non è stato ancora raggiunto l’intramontabile e indimenticabile ‘sei politico’.

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