Carciofo Romanesco

Dal 28 al 31 marzo il Festival, che, nella seconda edizione, oltre al Ghetto ebraico coinvolge anche Campo de’ Fiori e piazza Navona

 

Allarga i confini nel secondo annuale appuntamento il Festival ‘del Carciofo Romanesco’, che oltre al quartiere ebraico, dal 28 al l 31 marzo, coinvolgerà anche le aree di Campo de’ Fiori e di piazza Navona con l’obiettivo, nel 2024, di catturare l’attenzione di Trastevere e di Testaccio. Diciotto i ristoranti che hanno aderito all’iniziativa promossa dalla Confesercenti e organizzata con il sostegno del Ministero dell’Agricoltura e della Sovranità Alimentare e delle Foreste, del Centro Agroalimentare di Roma, dell’Azienda Speciale AgroCamera e dell’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo e Alimentare.
Il programma è stato illustrato negli spazi dell’Universitas Mercatorum, l’ateneo telematico delle Camere di Commercio italiane, di piazza Mattei, alla presenza, fra gli altri, del rettore Giovanni Cannata; dell’assessore regionale Giancarlo Richini e di quello comunale Alessandro Onorato; della vicepresidente del Primo Municipio Alessandra Sermoneta; dei vertici della Confesercenti Valter Giammaria, della Coldiretti David Granieri e della Federazione Italiana degli Esercenti Pubblici e Turistici Claudio Pica e di AssoTurismo Angelo Di Porto; del direttore di AgroCamera Carlo Hausmann e del consigliere del ministro Francesco Lollobrigida, Angelo Rossi. Il Ministro ha assicurato la partecipazione al tradizionale taglio del nastro, al quale dovrebbe essere presente anche Mara Venier, sostenitrice della manifestazione.
“A Roma sono smerciati intorno ai 100 milioni di carciofi. Alimento tipico della capitale, della cucina ebraica e della dieta mediterranea. I coltivatori sono quasi duecento soprattutto nella zona di Cerveteri e di Ladispoli”, ha rilevato Valter Giammaria, che ha anche ribadito “l’ormai insostenibilità di pensare al turismo nella Città Eterna come un fenomeno stagionale. L’enogastronomia potrebbe rappresentare una molla ideale anche organizzando dei ‘pacchetti’ speciali da parte dei tour operator” in collaborazione con i settori dell’accoglienza e della ristorazione.
Alla destagionalizzazione di Roma è convinto anche l’assessore ai Grandi Eventi, allo Sport, alla Moda e al Turismo Alessandro Onorato, che rivolge sempre l’attenzione agli appuntamenti importanti e a richiamo internazionale diventati apripista per l’incremento degli afflussi e della permanenza, oltre all’eventuale ritorno. “Roma è probabilmente l’unica grande città al mondo dove è possibile mangiare i piatti tipici e di qualità a costi relativamente contenuti. Nel 2019, prima del lockdown causato dal Covid-19, Roma aveva registrato il record degli arrivi turistici, quasi 23 milioni, quest’anno è possibile superare quel livello. Nel 2022 a Roma sono stati staccati per concerti 2 milioni di biglietti, 500 mila in più di Milano e questo non accadeva da una decina di anni. La capitale, però, ha ancora un gap da recuperare, in quanto ha solo un/terzo degli hotel a ‘cinque stelle’ e di lusso del capoluogo lombardo, ma nei prossimi anni il numero dovrebbe salire prima del 30% e, poi, del 50%. In programma ci sono grandi eventi sportivi, ma anche il Giubileo e, probabilmente, l’Expo”. Qualità nella generale offerta e nella formazione del personale sono stati gli altri richiami di Onorato. E, da non dimenticare, che Roma vanta anche il più vasto territorio agricolo d’Europa.
“La cucina italiana e, in particolare, quella romana è conosciuta e ricercata in tutto il pianeta”. Per questo è imitata, anche maldestramente, “ma non può essere delocalizzata”, ha sostenuto il nuovo assessore della Regione Lazio all’Agricoltura, alla Sovranità Alimentare, ai Parchi, alle Foreste e al Bilancio Giancarlo Richini. “I prodotti e le preparazioni, diventate tradizione, sono uniche”.
David Granieri della Coldiretti ha proposto “un ristoro per chi sostiene il ‘chilometro-zero’ e i prodotti Made in Lazio”. Sono diciotto i locali che per la durata del Festival offriranno agli interessati il menu completo a base di carciofi, dagli antipasti al dolce, al prezzo fissato a 35 euro. Tredici sono nell’area del Ghetto, ‘Ba”, ‘Bellacarne’, ‘Casalino’, ‘da Piperno’, ‘Il Giardino Romano’, ‘Gigetto’, ‘La Taverna’, ‘Nonna Betta’, ‘Pollaria’, ‘Renato’, ‘Sheva’, ‘Su” e ‘Yotvata’; tre a piazza Navona, ‘Domiziano’, ‘Panzirone’ e ‘Tucci’ e un paio a Campo de’ Fiori, ‘People’ e ‘Virgilio’. Al Festival saranno presenti anche gli stand del CAR e della Coldiretti e dopo la Giornata Europea del Gelato del 24 marzo spazio anche all’Associazione Italiana Gelatieri con i professionisti del Made in Italy guidati dal campione del Mondo Eugenio Morrone.
Il carciofo è una pianta originaria delle zone del Mediterraneo orientale. Le prime coltivazioni sarebbero state degli Egizi, anche se veniva utilizzato come medicinale. Altri sostengono che anche gli Etruschi avessero scoperto il carciofo come sarebbe stato rilevato in alcune raffigurazioni di foglie nelle tombe della necropoli di Tarquinia. Indicazioni sarebbero state colte anche nella mitologia greca, ma, sembra, che a portare il carciofo in cucina siano stati gli arabi. A Roma e nel Lazio è diventato protagonista di molti piatti e proposto sia cotto che crudo, soprattutto tagliato a fettine e condito con olio e limone. Tradizione per la preparazione ‘alla romana’, con pangrattato, aglio, prezzemolo, pepe e olio e ‘alla giudìa’, fritto nell’olio con il gambo in alto per essere servito e apprezzato croccante. Il filo doppio è fra la tipicità giudiaco-romanesca e la comunità ebraica nella zona del Portico di Ottavia. Il carciofo è un alimento estremamente salutare per le ricche proprietà che contiene.

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