La Robiola di Roccaverano

Iniziative per i quarant’anni della DOP, la prima per un formaggio di latte di capra, prodotto fra Alessandria e Asti

È stata la prima lavorazione di latte di capra ad ottenere la DOP, la Denominazione di Origine Protetta. Era quasi la metà del mese di marzo del 1979 quando l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini ha firmato il decreto di riconoscimento come ‘Robiola di Roccaverano’. Quarant’anni fa. E nell’area piemontese sono state programmate celebrazioni, festeggiamenti e incontri per esaltare la produzione della DOP, che nel luglio del 1996 ha aggiornato e rafforzato i riconoscimenti con quello europeo.
Gli allevamenti di una ventina di territori delle province di Alessandria e, soprattutto, di Asti sono coinvolti nella produzione della Robiola di Roccaverano. Un formaggio fresco, realizzato con latte crudo, piuttosto grasso, a pasta bianca e molle e praticamente privo di crosta. A seguire il disciplinare deve contenere almeno il 50% di latte caprino, integrato, con quantità variabili, con quello ovino e vaccino. Le forme, geometricamente e tradizionalmente cilindriche, sono consumabili dopo il quarto giorno dalla cagliata, oscillano nel peso fra i 250 e i 350 grammi. Il gusto è moderato, un po’ più saporito nelle pezzature stagionate.
La Robiola è abbinata al centro dell’astigiano Roccaverano anche se la materia prima e la produzione riguarda attivamente una zona della provincia di Alessandria. È presidio Slow Food, i cui esperti hanno sottolineati che nel 1990 erano rimaste solo quasi duecento capre di Roccaverano.
Il programma delle iniziative, sostenute dal sindaco di Roccaverano Fabio Vergellato e dal presidente del Consorzio di Tutela del formaggio Fabrizio Garbarino e anche da quello della Barbera d’Asti e dei Vini del Monferrato e dall’AssoPiemonte DOP e IGP, è stato illustrato alla presenza degli stessi rappresentati delle varie strutture operative e prevede, fra l’altro, il prossimo maggio uno showroom
a Roccaverano, in piazza Barbero, con la partecipazione del Comune e della Pro Loco. Ad Asti approfondimento con Maria Grazia Blengio, che ha preparato per la Facoltà di Scienze Biologiche dell’Università Piemonte Orientale di Alessandria la tesi, ‘Valutazione delle caratteristiche della Robiola di Roccaverano di produzione artigianale e industriale: parametri igienico-sanitari a confronto’. Nell’ultimo week-end di giugno partecipazione da protagonista alla XIX Fiera Carrettesca con l’organizzazione di tour informativi e degustativi nelle varie aziende del territorio. A settembre presenza a Bra all’edizione 2019 del ‘Cheese’ e chiusura dell’anno del quarantennale ad Acqui Terme.
Incerte e non ancora ben definite le origini del prodotto. Il filo comune riguarda solo l’antica conoscenza e il periodo, più o meno testimoniato, intorno al 1600. Un’ipotesi riguarda la citazione di Antonio Frugoli nel trattato del 1638, ‘Pratica e Scalcaria’, con la denominazione trascinata da Robbio, un comune della zona di Pavia. Altre tesi spostano in avanti la scoperta, al 1899, quando il sacerdote Pistone ha descritto il latticino nelle cronache della parrocchia di Roccaverano. I primi documenti storici, secondo
altre rivelazioni, sarebbero datati agli anni del X secolo. O anche prima. Le origini potrebbero essere dei Celti stabiliti in Liguria intorno all’anno 1000. E altri sostengono che i romani hanno chiamato il prodotto ‘rubeola’, dal latino ruber, per indicare il colore rossastro della parte esterna al termine della fase di stagionatura. Del formaggio ha scritto anche Plinio il Vecchio.
Gli intenditori, al momento, hanno proposto l’abbinamento e l’accompagnamento ideale con alcuni vini locali, fra la Barbera d’Asti, del Monferrato, il Dolcetto di Ovada e il Grignolino d’Asti.

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