Rombo di gol

Addio a Gigi Riva. Aveva 79 anni. Ha indossato solo due maglie, della nazionale e del Cagliari con la quale ha vinto nel 1970 lo scudetto. È ancora il bomber in azzurro. Ha sfiorato il Pallone d’Oro

Lo sconvolgimento all’intero settore calcistico è arrivato nella serata del 22 gennaio del 2024 dall’ospedale Giuseppe Brotzu del quartiere San Michele di Cagliari, la città dove Gigi Riva ha esaltato e innalzato all’interesse generale la squadra e la società fin dagli anni Sessanta. Aveva 79 anni ed era stato urgentemente ricoverato per problemi cardiaci. Le iniziali informazioni ipotizzavano un intervento chirurgico per l’indomani mattina, ma, dopo qualche ora, la fatale notizia ha inondato velocemente gli interessati del calcio e, soprattutto, l’intero capoluogo dell’isola. La squadra era diventata l’orgoglio e il fiore all’occhiello, in grado di ribaltare le consolidate gerarchie con uno scudetto che rimbalzava continuamente fra i club di Milano e quello della Torino juventina. Il Cagliari, trascinato dalle reti di Gigi Riva, nel 1969/70 era riuscito a spezzare il tran tran, noioso per gli altri e a vincere il campionato, il primo per una formazione di un’isola e inedito per una città considerata comunque meridionale. Accanto a Riva, in quel Cagliari guidato dal ‘filosofo’ Manlio Scopigno, giostravano altri importanti calciatori, fra cui Cera, Domenghini, Gori, Greatti e Nenè, senza dimenticare le parate di ‘Ricky’ Albertosi. Riva in quella stagione, come nella precedente, aveva anche trionfato nella classifica dei marcatori.
Luigi Riva era nato a Leggiuno, provincia di Varese, il 7 novembre del 1944. A 9 anni era rimasto orfano. Il padre era rimasto vittima di un incidente sul lavoro e, così, ha passato l’infanzia in alcuni collegi finquando si è spenta anche l’altro genitore e la responsabilità della crescita è passata alla sorella maggiore, Fausta. La passione per il calcio l’ha portato nel settore giovanile del Laveno Mombello, dal 1960 al 1962, poi al Legnano nel 1962/63 dove ha giocato 23 partite realizzando 6 reti. Il passaggio al Cagliari, dove è andato un po’ controvoglia, era stato sollecitato dall’allenatore Arturo Silvestri e dall’allora vicepresidente Andrea Arrica sventando l’ultimo dispendioso assalto del Bologna del patron Renato Dall’Ara. In serie B Riva ha segnato otto volte e ha contribuito alla storica promozione nella massima categoria. A Cagliari è rimasto per tutta la carriera sportiva e anche successivamente anche con altri incarichi e funzioni, praticamente adorato da tutta la Sardegna. Ha anche rifiutato più volte il trasferimento in altri club. Alla fine le presenze sono state 315 e le reti 164.
‘Rombo di Tuono’ è stata l’etichetta ideata e applicata dal giornalista Gianni Brera per evidenziare la potenza del tiro, rigorosamente di sinistro, anche se era in grado di segnare in acrobazia e di testa. Un metro e ottanta centimetri per settantotto chili la figura standard. Ha patito alcuni gravi infortuni, fra cui un paio in nazionale con la frattura del perone: nel marzo del 1967 all”Olimpico’ di Roma contro il Portogallo, 1 a 1, per uno scontro con il portiere Americo Lopes e l’altro contro l’Austria per un intervento del difensore Norbert Hof. L’azzurro è stato indossato da Gigi Riva in 42 occasioni e ha segnato 35 reti, che è ancora il record per la nazionale con una media di 0,83 a partita.
Campione d’Europa con l’Italia nel 1968 a Roma e secondo posto in Messico nel Mondiale targato ‘Jules Rimet’ superato in finale dal Brasile di Pelé&C. Ha concluso con l’azzurro nel deludente Mondiale tedesco del 1974, il 19 giugno contro l’Argentina, 1 a 1. L’avventura era iniziata quando aveva vent’anni, il 27 gennaio del 1965, a Budapest, in un’Ungheria-Italia, 1 a 2. L’allora Commissario Tecnico Edmondo Fabbri l’aveva proposto in corsa al posto di Ezio Pascutti. Era il primo tesserato del Cagliari a giocare in nazionale. Le prime esultanze risalgono al novembre del 1967 contro Cipro, 5 a 0 e tripletta sul tabellino. Dopo 22 partite vantava un invidiabile primato di 21 reti.
Dal 2019 è presidente onorario del Cagliari per volontà del patron Tommaso Edoardo Giulini e nel 2005 ha ottenuto nell’aula consiliare la simbolica cittadinanza di Cagliari dal sindaco Emilio Floris. Nella stessa giornata, il 9 febbraio, la società rossoblù ha ritirato la maglia dell’indimenticabile e inconfondibile numero 11 consegnata da Rocco Sabato, l’ultimo calciatore ad averla indossata. Dal 1990 al 2013 è stato team manager della nazionale azzurra. Nel 2011 è stato inserito nella Hall Fame del calcio italiano. Secondo posto nel 1969 nella classifica dei prestigioso Pallone d’Oro di France Football preceduto per sole quattro preferenze da Gianni Rivera. L’anno dopo è finito terzo a quattro e a dodici indicazioni rispettivamente dall’inglese Bobby Moore e dal tedesco Gerard Muller.
Il monarca assoluto del”Amsicora’ ha lasciato un paio di figli, Mauro e Nicola e cinque nipoti. La camera ardente è allestita nell’attuale stadio del Cagliari, l”Unipol Domus’. Lutto cittadino deciso dall’amministrazione comunale. Il saluto degli appassionati, dei tifosi e anche di chi ha seguito maggiormente l’uomo e non il calciatore, è previsto per le ore 16 del 24 gennaio nella Basilica di Nostra Signora di Bonaria con monsignor Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della CEI, la Confederazione Episcopale Italiana.

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