Chiusa la vicenda che ha coinvolto il CONI e la FIGC sulla candidatura alla presidenza. La Giunta e il Consiglio del Foro Italico hanno approvato la soluzione che trasforma in commissario il vertice di via Gregorio Allegri. Probabili le nuove elezioni il prossimo 14 dicembre a Roma
Una soluzione di buonsenso, un accordo in grado di valicare ogni increspatura delle norme anche se contestabili per rispetto dei termini della segnalazione e delle passate decisioni, un patto per evitare il desolante scontro istituzionale che avrebbe potuto lasciare macerie e illustri vittime sul terreno, alla ‘democristiana’ avrebbero apostrofato i nostalgici, ma non troppo, dell’esaltazione delle trattative salvatutto e tutti, faccia, ruoli e funzioni comprese. Quante indicazioni per ‘giustificare’ e interpretare il superamento di una vicenda che ha coinvolto lo sport italiano, in particolare quello più seguito e praticato, il calcio. Nel calderone estivo sono finiti il CONI, il Comitato Olimpico Nazionale e la FIGC, la Federazione Giuoco Calcio.
La vicenda sembrava intricata, l’epilogo, forse il più semplice, escludendo un mortificante effetto-domino com’era prospettato se ognuno dei protagonisti e dintorni avesse mantenuto le posizioni in trincea.
In estrema sintesi: all’indomani del terzo flop consecutivo per la partecipazione al Mondiale organizzato da Canada, Messico e Stati Uniti, l’allora presidente Gabriele Gravina, da poco eletto con una massiccia adesione, lascia come tutto lo staff tecnico e di sostegno, fra cui il C.T. (Gennaro) Rino Gattuso.
La crisi istituzionale e tecnica è ben presto sanata con la propulsione delle società di serie ‘A’, che, 19 su 20, in pratica tutte meno la Lazio, hanno candidato di slancio Giovanni Malagò, fra l’altro ex vertice ultradecennale del CONI e, ultimamente,
del Comitato dell’Olimpiade Invernale di Milano-Cortina d’Ampezzo. Per via Gregorio Allegri è candidabile e alle urne Malagò raccoglie quasi il 70% delle preferenze dagli aventi diritto al voto relegando all’angolo Giancarlo Abete, che ha avuto un passato anche alla FederCalcio da leader.
Malagò è immediatamente impegnato nella ricerca di un commissario tecnico per risollevare anche sul campo le maglie azzurre nelle competizioni internazionali. Chiama Paolo Maldini, una bandiera del Milan e della nazionale, che coinvolge nel progetto Leonardo come consulente, compagno di squadra e di ufficio. La coppia non riesce a chiudere la trattativa per un tecnico nonostante l’ipotesi di Andrea Pirlo, altro ex rossonero, che, però, ha collaborazioni con società di giocate e scommesse, comunque al di là dei confini italiani. Soluzione inopportuna per Malagò e l’intesa con Maldini e Leonardo diventa coriandoli e stelle filanti. Nel giro di poche ore, comunque, il quadro torna completo.
Roberto Mancini, che aveva sorprendentemente e improvvisamente lasciato la nazionale in una giornata estiva con un messaggio semplice e immotivato alla vigilia di importanti impegni per un contratto probabilmente da ‘mille e una notte’ in un paese mediorientale, è pronto al mea culpa nella pubblica piazza del calcio italiano ed è smanioso e impaziente di tornare su quella panchina dove aveva trionfato all’Europeo, ma anche escluso per la seconda volta al Mondiale.
Malagò recluta anche Claudio Ranieri e Gianfranco Zola per ampliare la ripresa del calcio italiano, ma la segnalazione, oltre i termini previsti, rivela che non è
tesserato e, quindi, non poteva essere candidato, al contrario di quanto disposto dalla FIGC concedendo il placet nell’assoluto silenzio-assenso di tutta l’area sportiva. Il CONI vorrebbe commissariare la FederCalcio, il Governo, quello politico, probabilmente. Le tensioni alzano i livelli, gli esperti di norme e regolamenti continuano le ricerche a difesa delle rispettive parti in causa e, qualcuno azzarda se Malagò, fra l’altro componente stabile del CIO, il Comitato Internazionale Olimpico, non sia uno sportivo. E, poi, c’è l’imbarazzante questione dei numeri nell’eventuale votazione e dell’iter: se il CONI non commissaria la FIGC rischia a sua volta il commissariamento con i saluti e gli auguri a Luciano Buonfiglio.
Al gioco dell’oca è possibile tornare alla casella iniziale, ma in questo caso non un solo partecipante. Tutti dovrebbero riposizionare la presenza sulla spirale nello spiazzo dell’avvio. A cambiare il costume in questa indefinibile giostra del luna park italiano è proprio Malagò, che avrebbe dovuto essere defenestrato e, invece, con il coniglio uscito dal cappello, è stato trovato un escamotage: FIGC commissariata, com’era stato richiesto inizialmente. Malagò trasforma il mantello e il riferimento sulla porta dell’ufficio romano di via Gregorio Allegri: da presidente a commissario, straordinario. Prossime elezioni il 14 dicembre, a Roma, dove probabilmente, sarà l’unico candidato. Il CONI e poi il Consiglio ha approva all’unanimità e la pratica è chiusa. Le reazioni e i commenti in pubblico e all’aperto sono soft.
Intanto Diana Bianchedi potrebbe tornare, fra le molteplici porte girevoli e scorrevoli, spericolate virate e inversioni a 1.080 gradi, nella casella di riferimento della delegazione della nazionale azzurra. Le dimissioni, date solo pochi giorni dopo il conferimento dell’incarico, erano state protocollate in seguito alle dichiarazioni del ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi,
secondo cui i vicepresidenti, per lo più con la carica di Vicario, dovrebbero essere sempre, o quasi, allineati al vertice e anche l’inopportunità di esprimere il parere da parte della plurimedagliata nella scherma, sul commissariamento della FIGC e la conseguente caduta di Malagò. Il colorato tendone del circo ‘corri, salta e tira’ ha prodotto uno show, del quale a nessuno appariva indispensabile e necessario.
Il lato sportivo, due vittorie con la Turchia, un pari a Parigi e un brutto ko all’esordio contro il Belgio all”Olimpico’ di Roma in Nations League, hanno un po’ scolorito e affievolito gli echi di questa avvilente e altalenante storia. Il timore di un peggio sempre maggiore e l’incertezza dell’epilogo ha consigliato una riappacificazione più o meno diplomatica, ma, comunque, risolutiva. Almeno per adesso.
(Immagini: FIGC)
