Abbondanza di acqua al meridione e fiumi semiprosciugati al nord. Il contrario della stagione primaverile ed estiva del 2025. Intanto l’ANBI prepara l’Assemblea Nazionale del 1° e del 2 luglio a Roma
“È un’Italia con un quadro idrico profondamente diviso: le zone settentrionali sull’orlo di una crisi per un deficit delle precipitazioni rispetto alle medie delle stagioni passate e il sud con le riserve abbondanti, che hanno ribaltato la siccità registrata da almeno un paio d’anni”. La ‘fotografia’ è stata scattata dall’ANBI, l’Associazione nazionale dei consorzi di gestione e di tutela del territorio e delle acque irrigue, proprio alla vigilia dell’Assemblea in programma a Roma il 1°e il 2 luglio. Questo importante appuntamento, in cui è attesa la presenza, fra gli altri, dei rappresentanti del governo, delle associazioni degli agricoltori e degli allevatori, delle istituzioni e della ricerca. Il filo conduttore sarà ‘L’acqua è strategia. Il modello italiano per la sicurezza, la crescita e la pace’.
Il presidente e il direttore generale dell’ANBI Francesco Vincenzi e Massimo Gargano hanno ricordato le criticità idrogeologiche e la ridotta conservazione di acqua piovana, che, ancora, non supera un deludente 12%, un dato imbarazzante rispetto alla capacità degli altri paesi, fra cui quella della Spagna, in grado di raggiungere quasi il triplo dell’Italia.
Dall’inizio dell’anno e fino al 10 giugno del 2026 ben 1.029 località italiane sono state interessate da eventi meteorologici di forte e anche di estrema intensità, fra tornado, grandine e pioggia.
Dall’elaborazione dell’ANBI sulla raccolta statistica da parte dell’European Severe Werather Dabase emerge che “l’aumento di questi fenomeni nel 2026 rispetto all’anno precedente è del 40%”. 584 di grandine, 365 di piogge intense e 80 tornadi. Nell’intero 2025 erano stati registrati 733 situazioni critiche.
Vincenzi e Gargano hanno continuato a sottolineare la necessità di interventi sia per salvaguardare il territorio che per la realizzazione di strutture per raccogliere l’acqua piovana in un Paese che continua a disperdere anche con le condutture distributive miliardi di metri/cubi di prezioso e vitale liquido. “I danni causati dai cosiddetti ‘cambiamenti climatici’ superano l’eventuale investimento delle soluzioni proposte seguendo gli studi resi noti dai vari ministeri”.
All’incontro nella capitale, in via di Santa Teresa, hanno offerto il contributo anche Giorgio Piazza, presidente della DeltaMed e Massimo Crespi, vertice di Hypermeteo e Radarmeteo, che ha rilevato come questo andamento climatico potrebbe smuovere qualcosa nell’economia, in particolare nel settore turistico.
E nella tabella delle simulazioni dei prossimi decenni sono state indicate le flessioni dall’8% al 15% nei movimenti nazionali e internazionali nei periodi estivi se la media delle temperature saranno superiori a 2 gradi e in quelli invernali con un -80% senza un’adeguata copertura nevosa nelle stazioni sciistiche. “Difficoltà anche nelle produzioni agricole e nel comparto ittico e una lievitazione del 10% delle spese energetiche e dei casi di mortalità umana”.
L’evidente abbassamento del livello dei corsi d’acqua è causa anche di un’altra emergenza, soprattutto nelle zone degli sbocchi al mare. Infatti, la pericolosa evenienza riguarda la risalita dell’acqua salata, il cosiddetto ‘cuneo marino’, che renderebbe assolutamente inutilizzabile il prezioso liquido nei settori agricoli e zootecnici. L’allarmante situazione, in questo 2026, interessa le aree del nordest con, fra l’altro, il Po, il più lungo fiume italiano a forte rischio di semiprosciugamento. La portata, in questo periodo, sarebbe ridotta di un/terzo. Immaginabili le conseguenze che questi fenomeni porterebbero alle molteplici attività in relazione alla produttività, al commercio e all’economia locale e nazionale.
