Il prolungamento della ‘C’

Aperti i cantieri per la realizzazione di altre cinque stazioni dopo quella di piazza Venezia. Un paio saranno espositive. Binari posti anche sotto il fiume Tevere. La metro collegherà i capolinea di ‘Pantano’ e ‘Farnesina’

La fettuccia ferrata, saldamente ancorata a Pantano (Borghese) e associata al sovrapposto comune di Montecompatri, continua ad essere srotolata verso la capitale avvicinando, sempre più, gli ambiziosi e opportuni progetti che da anni avrebbero dovuto essere concretizzati. A una sessantina di giorni dall’inaugurazione di altre due stazioni della metro ‘C’, in particolare di ‘Porta Metronia’ e di ‘Colosseo-Fori Imperiali’ con annesse esposizioni di parte dei reperti dell’Antica Roma recuperati nel corso degli scavi, in Campidoglio è arrivato un altro importante aggiornamento. I lavori per la realizzazione delle altre fermate inizieranno nell’ultima settimana del mese di febbraio del 2026 senza attendere la conclusione di quelli di piazza Venezia. Interventi contemporanei per risparmiare, o guadagnare, tempo, che, nel caso di Roma, è bene pensare a pluriannualità vista la sensibilità storica e archeologica del sottosuolo.
‘Venghino, signore e signori, venghino’ nella Sala della Protomoteca a scoprire i progetti, a controllare le sezioni dei disegni, a verificare gli strati sotterranei, a conoscere i futuri e attesi cambiamenti del trasporto pubblico cittadino e a confermare le capacità ingegneristiche e architettoniche italiane. Il sindaco Roberto Gualtieri, l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè e il commissario straordinario per la linea ‘C’ Maria Lucia Conti, in compagnia dei rappresentanti di Roma Metropolitane e dei vertici delle società impegnate nelle realizzazioni Vianini Lavori e Webuild, hanno alzato il velo sulle nuove stazioni, che, così, diventeranno trentuno sviluppate su almeno 26 chilometri, di cui oltre la metà in galleria. Infatti, solo da ‘Giardinetti’ e fino al terminal di ‘Pantano-Montecompatri’ i passeggeri possono vedere il panorama esterno e riazionare i rispettivi apparecchi tecnologici per la ritrovata connettività.
I cantieri saranno avviati per realizzare le banchine di ‘Chiesa Nuova’, lungo corso Vittorio Emanuele II e a due passi da piazza Navona e da Campo de’ Fiori; di ‘Piazza Pia-Castel Sant’Angelo’, che sostituisce la precedente denominazione ‘Vaticano’ per evitare confusione con lo stop delle Ferrovie; di ‘Ottaviano’, utile per lo scambio con la ‘A’, quella viaggiante da ‘Anagnina’ a ‘Battistini’ e viceversa; di ‘Mazzini’, l’ex ‘Clodio’. Per le altre stazioni, ‘Auditorium’ e ‘Farnesina’, le previsioni, più che le assicurazioni, indicano il via delle operazioni per la prossima estate, forse luglio 2026, al completamento dell’iter burocratico dei progetti esecutivi, in pratica della necessaria autorizzazione.
Le parallele metalliche delle rinnovate aspirazioni sul trasporto pubblico antinquinamento saranno poste molto al di sotto dell’orizzontale asfaltato o sampietrinato della Città Eterna, comunque in recupero rispetto alla ciclopica stazione di piazza Venezia, -86 metri. Le archeostazioni di ‘Chiesa Nuova’ e di ‘Piazza Pia-Castel Sant’Angelo’, che seguiranno l’esempio culturale di ‘San Giovanni’, di ‘Porta Metronia’ e di ‘Colosseo-Fori Imperiali’, saranno rispettivamente a -42 metri e a -48 metri. ‘Ottaviano’ sarà sviluppata a -35 metri; ‘Mazzini’ a -33 metri e ‘Auditorium’ e ‘Farnesina’ a -43 metri. Il rimbalzo di qua e di là del Tevere sarà sempre suggestivo per l’immaginario collettivo. Le guide ferrate del convoglio, senza l’operatività del macchinista a bordo, saranno poste a 25 metri sotto il flusso dell’ormai ex ‘biondo fiume’ romano. I lavori prevedono l’ausilio del sistema TBM, Tunnel Boring Machine. Una tecnica meccanizzata della ‘talpa’ che avanza mediamente dai 15 ai 20 metri al giorno, che scava, rimuove i detriti e riveste la galleria di calcestruzzo prefabbricato.
Gualtieri e Patanè, fra l’altro, hanno anche rilevato ulteriori accorgimenti tecnici, come una serie di scambi a ‘Ottaviano’ per avere un’alternativa, un ‘paracadute’ in caso di problemi e avere la possibilità di invertire il senso di marcia dei treni accorciando il tragitto ed evitando il blocco della circolazione. A ‘Farnesina’, invece, sarà predisposto il prolungamento delle parallele metalliche di quasi 200 metri per un futuro aggiornamento verso Grottarossa e Tor di Quinto.
Gli usufruitori del monovagone, che cuce e ricuce le zone lungo la via Casilina, da Pantano al centro storico della Città Eterna, oltre ai disagi già coriandolati, continuano a segnalare i guasti degli ascensori e delle scale mobili e i ritardi delle riparazioni e l’ancora ampio intervallo dei quotidiani transiti. Sull’argomento è arrivato il chiarimento dell’assessore Patanè rivolgendo la pubblica attenzione sul numero ridotto dei convogli. “Abbiamo trovato una disponibilità di tredici treni per la linea ‘C’, ma a viaggiare sono solo dieci. La rotazione è utile per le manutenzioni ordinarie e straordinarie. Per rafforzare le potenzialità del servizio di trasporto, con il Consorzio Metro è stata chiusa una delicata trattativa, soprattutto per gli alti costi da sopportare per rispettare le aggiornate normative, per l’acquisto di diciassette convogli. I primi sei dovrebbero essere consegnati all’inizio del 2027”. A quel punto i tempi delle frequenze dovrebbero notevolmente abbassarsi.
In quel popoloso e popolato quadrante della capitale non mancano le attese novità. Intanto nei perimetri dello storico ‘trenino’ dovrebbero iniziare gli interventi per ammodernare la linea ‘G’, che unirà la Stazione Termini, con il capolinea spostato indietro, da ‘Laziali’, su via Giovanni Giolitti, al polo ospedaliero e universitario di Tor Vergata, mentre, in via Palmiro Togliatti, sono state già collocate le prime rotaie per consentire il collegamento tramviario fra Cinecittà e Ponte Mammolo attraversando dalla via Tuscolana, la Casilina, la Prenestina, la Collatina e la Tiburtina con punto di scambio anche con i treni delle Ferrovie e come a Pigneto con la metro ‘C’.

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