Le case automobilistiche e il settore agricolo interessati dalle novità sulla decarbonizzazione. Approfondimento sul tema a Roma, in una sala dell’ACI, nel corso di un convegno promosso da Fleet&Mobility e da Q8
Un’opportunità per un paio di settori produttivi del nostro Paese: uno, l’automobilistico, vanto del passato, che è rimasto sconcertato e impigliato, come tutti quelli europei, nella normativa dell’Unione che ha fissato dei blocchi all’assemblaggio e alla commercializzazione dei motori alimentati da sostanze inquinanti, soprattutto di origine petrolifera e, l’altro, l’agricolo, che attraverso una spinta bio potrebbe ampliare e accrescere le coltivazioni anche non destinate al consumo alimentare, nel caso, in particolare, nelle aree abbandonate o parzialmente inutilizzate. Quell’eventuale occasione, che favorirebbe i due comparti importanti per l’economia nazionale, sarebbero collegati al possibile incremento della richiesta e della relativa offerta di biocarburanti, i quali, in alcuni paesi extraeuropei, raggiunge larghi e imponenti usi, come, ad esempio, in Brasile, dove quasi il 40% procede sfruttando la lavorazione della canna da zucchero.
I biocarburanti derivano dai vegetali, ma anche dai rifiuti organici e dagli scarti agricoli. Un sistema per contenere le emissioni di gas serra attraverso la fermentazione, la reazione chimica e la completa lavorazione. Biometanolo, biodiesel e biometano sono le proposte risolutive maggiormente ricorrenti da parte degli esperti per uscire dalla melmosa situazione che ha coinvolto le case automobilistiche un po’ sorprese dal provvedimento dell’Unione Europea soprattutto per la tempistica e le modalità da rispettare. La tecnologia, anche in questo settore, sostiene le novità per i propulsori. Per la ricerca e lo sviluppo continuano ad arrivare le indicazioni dell’automobilismo veloce, che da sempre sono la prua per l’intera industria non sportiva. Le specializzazioni e le successive applicazioni sulle monoposto delle varie categorie di Formula sono un costante riferimento per i molteplici marchi impegnati nelle produzioni di serie.
Nell’ampia sezione delle ‘altre ed eventuali’ figura anche la sigla HVO, Hydrotreated Vegetable Oil, in pratica Olio Vegetale Idrotrattato, ottenuto soprattutto dalla colza, dalla palma dai residui liquidi delle cucine, ma anche dai grassi animali. I costi di questi svolgimenti, però, sono ancora alti e poco concorrenziali e, probabilmente, con limiti nella convenienza e nella commercializzazione. La svolta sarebbe rappresentata dalla decisa virata delle politiche e dalle decisioni su questo settore, che deve affrontare la temibile concorrenza delle auto elettriche affluite sul mercato con il marchio dell’industria orientale, in particolare della Cina.
La situazione è stata ampiamente analizzata e approfondita nella Sala Consiglio dell’ACI, l’Automobile Club d’Italia, nel corso dell’incontro puntualmente promosso da Fleet&Mobility in collaborazione con la società petrolifera Q8, a cui hanno partecipato, fra gli altri, i rappresentanti delle case produttrici delle quattroruote, del noleggio, delle assicurazioni e degli agricoltori. Ed è stato proprio il presidente della Coldiretti Ettore Prandini a ‘fotografare’ la realtà, a scoprire maggiormente il domani e a illustrare il dopodomani, anche “d’intesa con i ministri competenti”, come dire, dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida. Gli oli vegetali o scartati e i biocarburanti sono stati al centro delle considerazioni gestite e coordinate da Pier Luigi del Viscovo, responsabile del Centro Studi di Fleet&Mobility. Rispettato l’ordine del giorno, ‘Bio-Fuel’, indicato nella Sala di via Marsala. “I biocarburanti sono l’elemento e lo strumento essenziale per l’avanzata della decarbonizzazione. Un modo per favorire l’alternativa alle case costruttrici e un sostegno all’agricoltura”, ha rilevato il ministro Gilberto Pichetto Fratin in un messaggio audiovideo.
Su questo percorso Ettore Prandini ha rivelato che “negli anni è andato perduto per le coltivazioni oltre un milione di ettari di area, soprattutto
nelle zone svantaggiate e interne della nostra penisola, che potrebbero essere recuperate e riattivate con una destinazione non alimentare. Non è solo un tema sociale ed economico, ma anche un’opportunità per le nuove generazioni, per altre professioni e specializzazioni”.
Per Sandro Gambuzza, vicepresidente di Confagricoltura, “sarebbe importante aumentare la coltivazione vegetale non commestibile per la produzione di biocarburanti sia per generare energia che per i trasporti. È necessaria anche una normativa stabile e pratiche burocratiche maggiormente snelle”. E tirando fuori una visione eloquente:”quando siamo nell’acquario cambiano la temperatura dell’acqua”.
Al confronto erano presenti anche Raffaele Lollo di Q8, un simbolo da quarant’anni in Italia; Giovanni Murano di UNEM, l’Unione Nazionale per le Energie della Mobilità; Francesco Scotto della Fondazione Caracciolo dell’ACI; Massimo Artusi di Federauto e i giornalisti Mario Cianflone del Sole 24Ore e Gianluca Pellegrini di Quattroruote.
Del Viscovo ha sottolineato come sono rilevanti le accise e l’IVA anche se l’obiettivo sarebbe di innalzare il consumo dei biocarburanti oltre il 50% rispetto all’attualità. Investimenti per la ricerca, l’applicazione concreta e l’adeguamento degli impianti e delle Infrastrutture sarebbero altri traguardi da raggiungere e dichiarati un po’ da tutti, anche se continuerà l’utilizzo dei lavorati petroliferi e del gas.
Intanto la Commissione dell’Unione, forse anche per salvaguardare e allentare la crisi del settore automobilistico, ha effettuato una torsione sulle indicazioni partorite un paio di anni fa nel piano ‘Green Deal’. Sospesa la decisione sulle emissioni-zero dal 2035 e porte aperte ai carburanti sostenibili. In pratica i costruttori non dovranno più contenere il 100% delle emissioni inquinanti delle nuove auto, ma ‘solo’ il 90%. La differenza sarà compensata con un paio di soluzioni: utilizzando acciaio ‘verde’ Made in Europe per il 7%
e favorendo i biocarburanti, 3%. L’elettrico, comunque, rimane sempre la lampada in fondo al tunnel, anche se con mini-tappe e scadenze allungate. Un po’ di leggerezza normativa per i marchi europei.
Fine anno. È tempo degli immancabili bilanci. Il primo riguarda le vendite di auto nuove in Italia nel 2025, che sono quantificabili in 1.525.722, -2,2% rispetto all’anno precedente, per un giro d’affari intorno ai 44 miliardi di euro. Scende, però, il valore medio di quasi 300 euro attestandosi sui 28 mila e 700 euro. Il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ha reso noto che nel 2024 il commercio era a quota 1.558.720. Nel mese di dicembre, per assemblare meglio lo scenario del settore, sono stati immatricolati 108.075 veicoli. Nell’ultimo mese del 2024 erano state rilasciate 105.726 nuove targhe, +2,2%.
