‘6’ stato un leader

Addio Franco Baresi. Una carriera nel Milan. Ha vinto scudetti e trofei italiani e internazionali. Aveva 66 anni. In azzurro ha disputato un’Olimpiade, europei e mondiali, fra cui quello del trionfo nell’82 in Spagna. Ha sfiorato il meritato ‘Pallone d’Oro’

Venerdì 28 agosto 2026. Stadio ‘Giuseppe Meazza’, per anni-e-anni conosciuto come ‘San Siro’. Il Milan è impegnato, nella serata di questo mese climaticamente infuocato, nell’anticipo dell’anticipo della seconda giornata del massimo campionato di calcio 2026/2027. La partita contro il Venezia è anche l’esordio a Milano, nel proprio impianto sportivo, in ‘casa’, con gli spalti festanti non solo per la vittoria in trasferta all’esordio assoluto in quel di Torino al cospetto dei granata. Infatti a ‘San Siro’ mancava il ‘Milanista del secolo’ secondo il sondaggio fra i tifosi risalente al dicembre del 1999 in occasione del centenario della società rossonera.
Franco Baresi, ‘Il Capitano’ per tante e vittoriose, ma anche amare stagioni, era scomparso nell’ultimo giorno luglio a Rozzano. Aveva 66 anni. Era originario della bresciana Travagliato. 8 maggio 1960 la data di nascita, da ricordare come lo stop alla carriera di calciatore nel 1997 contraddistinta dal rossonero con 531 presenze.
Baresi non è stato solo un assoluto protagonista nel Milan, ma anche in nazionale con 109 partecipazioni: 81 nella maggiore, 18 nell’Under 21 e 10 nell’Olimpica. In maglia azzurra ha partecipato a tre mondiali, dal trionfo dell’82 in Spagna alla cocente delusione del ’90 giocato in Italia fino all’angosciante sequenza negativa dei rigori nella finale di Pasadena del ’94, negli Stati Uniti contro il Brasile. Titolo, terzo posto e argento nella massima competizione per squadre nazionali. Protagonista anche in un paio di appuntamenti europei e ai Giochi Olimpici di Los Angeles del 1984.
Striscioni, bandiere, t-shirt, cori, slogan e canti a ‘San Siro’ da parte dei tifosi per omaggiare Franco Baresi, comandante, condottiero di una difesa di una squadra in alcuni periodi impenetrabile e insuperabile con la quale ha vinto 6 scudetti, 4 supercoppe italiane e un paio europee, 3 trofei dei Campioni e 2 del pianeta, l’Intercontinentale. Impossibile non ricordare quella cerniera composta anche da Sebastiano Rossi, Mauro Tassotti, Alessandro Costacurta e Paolo Maldini con il sostegno e il supporto di Filippo Galli. 58 le partite immacolate, senza sconfitta. È stato il coordinatore della retroguardia con la personalità, il dinamismo, la tecnica e la visione preventiva, puntuale e decisa.
Avrebbe certamente meritato il ‘Pallone d’Oro’, per lo più insolita preferenza di un difensore, per un centrale dell’ultima linea, della trincea, anche se guidata da un macchinista esaltante per gestione e scelte degli interventi. È stato candidato per sette volte alla corsa dell’ambito e prestigioso riconoscimento, dall’88 al ’90 e dal ’92 al ’95. Nell’edizione dell’89 ha sfiorato il ‘Pallone d”Oro’ preceduto solo dall’allora compagno di club, Marco Van Basten.
E il talentuoso attaccante olandese era presente all’affollato saluto nei primi giorni di agosto nella Basilica di Sant’Ambrogio, a Milano. Lo sport e, in particolare il calcio, ha idealmente e con commozione abbracciato una perla rara e fedele a un’unica società, un grande interprete che ha caratterizzato le competizioni italiane e internazionali. Nel 2004 Pelé, per il centenario della FIFA, l’aveva inserito nella lista dei migliori 125 calciatori di tutti i tempi. Nel 2013 era stato iscritto nella Hall of Fame del calcio italiano.
La sua maglia numero ‘6’ resterà per sempre nell’animo e nella visione dei tifosi milanisti e degli sportivi italiani per una rispettosa e rispettabile trasversalità. Ha lasciato la moglie Maura e i figli Edoardo e Gianandrea e un vuoto nel panorama calcistico complicato e improbabile da colmare.

(Foto tratte da Wikipedia)

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