È scomparso a Eboli il supercampione originario dell’Emilia. Ha vinto 62 delle 73 corse disputate e conquistato oltre 6 milioni di euro di montepremi trascinando gli appassionati e l’interesse degli osservatori. Aveva 31 anni ed è stato ‘Cavallo dell’anno’ in ben tre paesi
L’immortalità. Il riconoscimento. Il rispetto di un’esistenza sportiva strepitosa, splendente e, soprattutto, vincente. Sarà nel salernitano, a Eboli, nell’Allevamento IJ, dove è praticamente pronto l’allestimento di una sorta “di mausoleo, che, successivamente, potrà essere visitabile per il pubblico”, appassionati e non. Varenne, uno dei cavalli più vincenti e considerato il trottatore leader di ogni epoca, è scomparso lo scorso 18 agosto nel ‘residence pensionistico’ in Campania per un infarto fulminante. Aveva 31 anni e un po’ tutti sono coinvolti nel convertire con il parallelo del percorso umano.
Varenne, assegnato per ricordare il riferimento diplomatico italiano di Parigi, in rue de Varenne, era nato in Emilia-Romagna, a Copparo, area ferrarese, nell’allevamento di Zenzalino, il 19 maggio del 1995 dall’americano Waikiki Beach e dall’italiana Ialmaz. È stato allenato dal finlandese Jori Turja. Nella carriera sportiva ha avuto solo tre driver, soprattutto il romano Giampaolo Minnucci per tutte le 62 vittorie; lo svedese Roger Grundin e in un paio di corse il finlandese Jorma Kontio.
Ha trionfato in 62 delle 73 partecipazioni, praticamente un’altissima percentuale nel rapporto fra
vittorie e presentazioni al via, tanto da sbaragliare ripetutamente l’intera concorrenza. Gli exploit maggiormente evidenti hanno riguardato il Derby italiano nel 1998; il Gran Prix d’Amérique di Parigi nel 2021 e nel 2022; il Gran Premio Lotteria di Agnano nel 2000, nel 2001 e nel 2002; il Breeders Crown di New York nel 2001 e l’Etitloppet di Stoccolma nel 2001 e 2002. Complessivamente i premi ottenuti con le molteplici performance sulle piste di tutto il mondo ammontano a oltre 6 milioni di euro, 6 milioni 35 mila 665 euro.
Varenne, il cui monopolio della gloria s’è affacciato l’11 ottobre del 1998 sulla pista romana di Tor di Valle quando con un’incredibile e apparente disinvoltura aveva superato il dominatore di allora Viking Kronos, è stato riconosciuto con la corona di ‘Cavallo dell’anno’ in ben tre paesi: in Francia nel biennio 2001-2002; in Italia dal 2001 al 2003 e negli Stati Uniti nel 2001. La prima affermazione risale al 4 aprile del 1998, al Premio ‘Primavalle’, il finale passato agli annali è datato 28 settembre 2002, in Canada, a Montreal.
‘Il Capitano’, di proprietà di Enzo Giordano, a fine attività agonistica è stato in grado di generare altri protagonisti delle piste planetarie con oltre duemila e cinquecento eredi che avrebbero mosso finora un giro vorticoso di premi di almeno 15 milioni di euro.
I geni e la genetica hanno consentito e consentono di ripianare e ripagare i vari investimenti con i successi nelle riunioni
ippiche di ogni angolo del pianeta. Varenne, al di là dell’aspetto sportivo, è stato una vera e propria ‘industria’ capace di creare un tourbillon fra montepremi e altri incassi collegati.
Il trottatore italiano è stato un assoluto riferimento della specialità, le cui imprese sono state in più occasioni risuonate e rimbombate. È stato anche definito un ‘ambasciatore del Made in Italy’ e inserito nei testi e cantato in alcuni brani musicali. Aveva anche dei tifosi al seguito. Articoli e servizi giornalistici, reportage e documentari hanno accompagnato la ‘carriera’ di questo assoluto fenomeno del trotto di natalità italiana e notorietà internazionale con i molteplici successi inseriti di diritto nella storia della disciplina sportiva.
(Immagini: Screenshot servizio TG1 RAI)
