Movimento muralista

‘Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo’ è il riferimento dell’esposizione allestita in Campidoglio, a Villa Cardarelli. Quasi centocinquanta le opere da ammirare fino al prossimo 13 dicembre

Le testimonianze di un passaggio evolutivo di un paese, il Messico, che ha scoperto l’indipendenza anche attraverso un inedito movimento culturale, muralista, sollecitato soprattutto dal 1921 da José Vasconcelos e consolidata da alcuni artisti come José Clemente Orozco, David Afaro Siqueiros e Diego Rivera. Ed è proprio su ‘Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo’ è sviluppata l’esposizione allestita ai Musei Capitolini del Campidoglio, in particolare negli spazi di Villa Caffarelli.
Quasi centocinquanta dipinti, di cui una trentina griffati da Diego Rivera, abbelliscono e arricchiscono la mostra, che può essere visitata fino al prossimo 13 dicembre. Un percorso straordinario per ricordare l’importanza della storica indipendenza del Messico del 1821. È anche un modo per esaltare l’esigenza di una identità culturale e artistica.
L’esposizione è stata promossa da Roma Capitale attraverso l’Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria e dalla Sovrintendenza Capitolina in collaborazione con MetaMorfosi Eventi, il Museo ‘Kaluz’ di Città del Messico e il sostegno di Zétema e anche dell’INBAL, l’Instituto Nacional de Bellas Artes y Literatura del paese centroamericano e dell’Ambasciata del Messico in Italia. L’iniziativa è stata curata da Miguel Fernandez Felix e da Alberto Gonzalez Torres, rispettivamente direttori dei musei ‘Kaluz’ e ‘Robert Brady’ di Cuernavaca. Alla tradizionale presentazione, prima e al taglio del rituale nastro, poi, hanno partecipato, fra gli altri, anche l’ambasciatore in Italia del Messico Genaro Lozano, la delegata della Secreteria de la Cultura del paese centroamericano Mariasol Arguelles e i rappresentanti dell’amministrazione comunale.
La carrellata delle opere è articolata in un poker di sezioni: ‘Accademia e tradizione-La formazione di Rivera’; ‘Il contributo di Diego Rivera e del Messico alle avanguardie europee-Gli anni europei’, in particolare di Parigi e di Roma; ‘Il rinascimento culturale messicano’, il periodo più vasto anche come produzione artistica e ‘Oltre il realismo sociale’. “Nel paese centroamericano sarebbero almeno duemila i murales” che hanno contribuito a democratizzare l’arte e a costruire una narrazione della storia messicana in cui popolo, operai e contadini sono diventati protagonisti. Quell’innovativa attività artistica è stata anche un assoluto stimolo per l’aspetto culturale e sociale.
Nelle sale, al di là delle produzioni su tela e con altre forme, materiali e tecniche dove sono privilegiati i colori, è possibile seguire le immagini di alcuni filmati e di scatti, fra cui quelli di Tina Modotti, relative direttamente al riferimento dell’esposizione, all’anagrafe dì Guanajuato dall’8 dicembre del 1886 iscritto con il chilometrico Diego Maria de la Concepcion Juan Nepomuceno Estaivisiao de la Rivera y Barrientos Acosta y Rodriguez. Rivera, sposo anche di Frida Kahlo, è scomparso a Città del Messico il 13 luglio del 1954. Numerosi i rappresentanti e le relative testimonianze di quel movimento muralista messicano.
Il catalogo che accompagna la mostra con le opere del XIX e del XX secolo è stato pubblicato da Gangemi Editore. Le opere relative a ‘Diego Rivera e la costruzione dell’arte moderna in Messico nel XX secolo’ possono essere ammirate tutti i giorni dalle 9 e 30 alle 19 e 30.

 

(Immagini: Facebook Musei Capitolini)

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