Il pilota e il simbolo dell’impensabile

È scomparso a 59 anni Alex Zanardi, prima campione nell’automobilismo veloce e, poi, nell’handibike alla Paralimpiade e al Mondiale. È stato coinvolto in un paio di drammatici incidenti. Esemplari gli esempi e il continuo sollecito di interventi a favore dei disabili

Eclissato. A Padova. A 59 anni. Alessandro Leone Zanardi era originario di Bologna. Iscritto all’anagrafe della città delle Due Torri dal 23 ottobre del 1966. La straordinaria attività, non solo sportiva di Alex Zanardi, però, resterà indissolubilmente nella memoria, come il messaggio e l’esemplare esempio concretizzato nel tempo. Il primo giorno di maggio di questo 2026 non ha cancellato le imprese che hanno costellato ripetutamente il percorso iniziato il 29 settembre del 1991, quando è entrato nel circus della FormulaUno di automobilismo. Iscritto a 44 gare fino al 1994 e, poi, nel 1999, con la Jordan, l’emiliana-romagnola Minardi, con la Lotus e con la Williams, per conquistare un punto mondiale.
I successi, quelli importanti, da riportare nell’Albo d’Oro, sono arrivati nella Champ Car: un paio di titoli universali nel 1997 e nel 1998. 67 prove con 15 vittorie, 27 podi, 10 pole position e 17 girl veloci per un bilancio complessivo di 636 punti. L’automobilismo veloce, oltre alla gloria, ha portato anche un drammatico incidente, in Germania, a Lausitzring. Il 15 settembre del 2001 quando in una gara del Campionato Cart è stato centrato dalla vettura di Alex Tagliani. Le condizioni, considerate disperate, avevano anche costretto a un’estrema unzione in pista. E, invece, sono lentamente migliorate, nonostante la notevole perdita di sangue, lo stato di incoscienza e le ferite, che, poi, hanno causato l’amputazione degli arti inferiori. Zanardi, però, ha salva la vita. Il pilota bolognese, spinto dalla conosciuta ironia e dall’incrollabile volontà, ha avviato un’altra attività sportiva.
L’handbike, dopo sedici operazioni chirurgiche e sette crisi cardiache, è diventata il riferimento suo e per tutti. Sei medaglie paralimpiche, un poker di ori e le altre d’argento, equamente suddivise fra Londra nel 2012 e Rio de Janeiro nel 2016 nelle prove in linea, nelle cronometro e nelle staffetta e una dozzina di titoli mondiali al di là di sei piazzamenti medagliati, hanno caratterizzato la ‘nuova’ porzione agonistica.
Zanardi con i successi, le continue sollecitazioni anche radiotelevisive e le interviste, ha scosso la cosiddetta ‘società civile’ sulle situazioni delle disabilità e la pubblica opinione sulle difficoltà da affrontare e cercare di risolvere quotidianamente. La persona-Zanardi, con la ‘p’ radiosamente illuminata, ha sospinto l’interesse per qualunque disciplina sportiva soprattutto per chi ha disagi. Una vera e propria evangelizzazione per sottolineare come la pratica agonistica o amatoriale sia in grado di migliorare la condizione psicofisica. Un modo per valicare anche i traumi.
Nel frattempo ha scritto un paio di autobiografie, nel 2003, ‘…però Zanardi da Castel Maggiore’ e, nel 2016, ‘Volevo solo pedalare…, ma sono inciampato in una seconda vita’.
Un’altra tragedia è in agguato il 19 giugno del 2020 nel corso di una gara a staffetta di handbike per beneficenza. Sulla Statale 146, in Toscana, a Pienza, lo scontro con un autoarticolato avrebbe potuto essere fatale. Zanardi, nuovamente in gravissime condizioni, è ricoverato nell’ospedale di Siena, poi al ‘San Raffaele’ di Milano e quindi a Padova con tutto il calvario immaginabile. Lascia la moglie, una sorella e il figlio Niccolò. Nel capoluogo veneto, dove sarà proclamato il lutto cittadino, i funerali di questo strepitoso campione a trecentosessanta gradi.
Messaggi, considerazioni e commenti sono stati espressi dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dai rappresentanti delle istituzioni, della politica e, naturalmente, dello sport. Il vertice del Comitato Olimpico Nazionale Luciano Buonfiglio, in segno di lutto, ha deciso un minuto di silenzio all’inizio di ogni gara e manifestazione sportiva in programma nel week-end.

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