‘L’Italia in cantiere’. È l’iniziativa di Legambiente che offre un bilancio dell’attività delle società del nostro Paese impegnate nella raccolta differenziata dei rifiuti, nella trasformazione e nel riuso
L’ampia sala della libreria romana ‘Spazio Sette’ di via dei Barbieri ha ospitato il terzo appuntamento del’L’Italia in cantiere. Un clean industrial deal Made Italy’, promosso da Legambiente, in modo “da dimostrare che la transizione ecologica sulla nostra penisola è già attiva e concreta e non appartenente a un unico settore produttivo o a un numero limitato di imprese”, ha sottolineato Giorgio Zampetti, direttore generale dell’associazione presieduta da Stefano Ciafani, inaugurando la serie degli interventi. L’iniziativa ha consentito agli osservatori di Legambiente anche di visitare, su e giù per la penisola, gli impianti di raccolta e di trasformazione del materiale differenziato con il passaggio da rifiuto a prodotto utile per essere reimmesso sul mercato, sia in applicazione per altre necessità che come opportunità prima seconda.
Un tour che ha permesso di approfondire ed esaltare l’impegno e la visione imprenditoriale, economica, ambientale e anche sociale delle molteplici attività, ormai dislocate su tutta la nostra penisola. Una dozzina le testimonianze, dirette ed emblematiche, che hanno ricostruito l’operatività delle strutture produttive, in alcuni comparti specifici del recupero, del riciclo e della riproposta sul mercato.
Infatti, Andrea Campelli di Corepla, il Consorzio per il recupero delle plastiche, ha ribadito come “quelle imprese non possono più essere considerate parte della transizione, ma vere e proprie attività”. Fra i disagi che devono affrontare figura l’ormai e scontata e solita burocrazia e l’alto costo dell’energia. In alcuni casi vere e proprie zavorre per la realizzazione dei progetti e il raggiungimento degli obiettivi. Le attività sono uno degli anelli forti dell’industria del riciclo.
Il nostro Paese, in generale, è fra i leader in Europa per la raccolta e il riciclo, in alcuni settori è assoluto. Ha già raggiunto per certi materiali i parametri minimi fissati per i prossimi anni. Qualche balbettio per la chiusura dell’iter riguarda la voce ‘riuso’ di alcune trasformazioni. Infatti, le proposte di una ‘seconda vita’ dei materiali sono stoppate o inspiegabilmente ridotte.
Le norme dovrebbero favorire anche le esportazioni da un paese dell’Unione a un altro in modo da allargare le
potenzialità e gli scambi commerciali per alimentare il cosiddetto Made in Europa. Parallelamente all’aumento delle produzioni cresce anche il livello occupazionale in quasi tutti i settori. Alla giornata, coordinata dai giornalisti Giulia Assogna e Francesco Loiacono, hanno offerto il rispettivo contributo, fra gli altri, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che ha parlato di un “rinascimento industriale”; l’ex responsabile del dicastero dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria; la parlamentare Chiara Braga; i vertici dei dipartimenti per lo Sviluppo Sostenibile del MASE, Laura D’Aprile, della Sovranità Alimentare e dell’Ippica del MASAF Marco Lupo; dell’Unità di Missione PNRR del Ministero di via Cristoforo Colombo Fabrizio Penna e la presidente di Kyoto Club, Letizia Magaldi.
