L’emiliana Bocchi aveva 72 anni. È stata una straordinaria cestista, la prima a vincere con il club di Sesto San Giovanni la Coppa dei Campioni e una medaglia europea con la nazionale. È scomparsa in Calabria. Minuto di silenzio in tutte le gare
All’anagrafe di Parma dal 26 maggio del 1953 era stata iscritta, con l’evidente influenza della madre argentina, come Lilian Mabél Grazielita Bocchi, la stella luminosissima della pallacanestro femminile, in grado di conquistare negli anni, fra il 1968 e il 1982, l’élite nazionale, europea e anche mondiale con l’inconfondibile numero 11 sulla ‘canottiera’. Mabel Bocchi è scomparsa il quarto giorno di dicembre di questo 2025, in Calabria, nella cosentina San Nicola Arcella, dove da tempo era andata dalla sorella Ambra, ex sportiva fermata da un infortunio e virata sulla guida di squadre cestistiche. Aveva anche un fratello, Norberto, grande esperto di bridge.
Mabel Bocchi, nella strepitosa carriera, ha conquistato otto scudetti nelle nove stagioni passate a Sesto San Giovanni con la Geas, dal 1969/70 al 1977/78, ma anche la Coppa Italia nel 1972/73 e, soprattutto, quella dei Campioni. È stato il primo titolo continentale per una squadra femminile del nostro Paese in qualsiasi disciplina sportiva. I fuochi d’artificio sono stati esplosi a Nizza, nel 1978, al termine del confronto con le ceke dello Sparta Praga.
Il curriculum e la vetrinetta domestica dell’atipica ala-pivot emiliana è stata abbellita e arricchita dalle performance in nazionale. Infatti con la maglia azzurra ha conquistato il podio e la relativa medaglia di bronzo a Cagliari nell’Europeo del 1974 e l’anno successivo, al Mondiale in Colombia, il quarto posto. È stata premiata, comunque, come migliore realizzatrice con 146 punti. Ha indossato, fra il 1970 e il 1980, in 113 occasioni l’azzurro totalizzando 1.058 punti. Nel 2007 è stata inserita nella prestigiosa Italia Basket Hall of Fame.
Calato il sipario agonistico nel 1983 il metro e 86 centimetri di Mabel Bocchi ha sollecitato migliori condizioni per le giocatrici anche economiche con l’avvicinamento a quelle dei cestisti. È stata presente con la nazionale a tre europei dopo aver esordito a soli 15 anni con l’Avellino e aver giocato, oltre a Sesto San Giovanni, con la FIAT e a Milano.
Ha reinterpretato e riadattato il ruolo anche sotto canestro, sospinto e rivendicato i diritti delle atlete della disciplina e, a palla definitivamente ferma, ha intrapreso la professione di giornalista collaborando, fra l’altro, con il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport e, televisivamente, conducendo ‘La Domenica Sportiva’. È stata anche nel cast di un film cinematografico,
‘Lui è peggio di me’, con Adriano Celentano e Renato Pozzetto.
I ricordi e i messaggi sono stati abbondanti da parte di tutto l’universo sportivo, in particolare della pallacanestro e del presidente federale Gianni Petrucci, che ha invitato a un minuto di silenzio prima dell’avvio delle prossime partite sia del settore maschile che femminile. “La più grande di sempre, in campo e fuori. Una leader da cestista e da sindacalista”, di cultura, tanto da dialogare in latino con l’allora sovietica Uljana Semionova, “in quanto era l’unico modo non conoscendo l’inglese”, aveva giustificato l’intraprendente e l’insolito colloquio l’indimenticabile Mabel Bocchi. Indimenticabile non solo nello sport e nella pallacanestro.
