Un (as)salto alle medaglie

Sette podi al Mondiale di atletica leggera concluso a Tokyo, in Giappone. L’unico oro è stato conquistato dal giovane lunghista Mattia Furlani, mentre Nadia Battocletti è stata protagonista sia nei 5000 che nei 10000 metri

Qualche delusione patita sulla pista e sulle pedane rispetto alle ambiziose attese della vigilia da parte dei tecnici e degli appassionati non può assolutamente comprimere il gran risultato ottenuto al Mondiale 2025 di atletica leggera che si è consumato a Tokyo. La capitale giapponese, fra l’altro, ha riportato immediatamente l’attenzione all’edizione olimpica del 2021, spostata in avanti di dodici mesi a causa del temibile Covid-19, nella quale il tricolore era stato issato ripetutamente e l’inno di Goffredo Mameli risuonato di continuo per le vittorie, fra l’altro, di Marcell Jacobs, della staffetta 4×100 maschile e di Gianmarco Tamberi.
Il bilancio conclusivo è il migliore degli ultimi appuntamenti con sette medaglie: una d’oro, tre d’argento e le altre di bronzo e con ben quindici finalisti nonostante qualche amarezza e rimpianto per quel che poteva essere e non è stato. Complicato e anche ingeneroso, in fase di commento, indicare chi valutare ed apprezzare fra le nascenti vedettes e le inossidabili conferme. E, allora, una parte della copertina è meritata senz’altro da Mattia Furlani, il ventenne di Rieti che con 8 metri e 39 centimetri ha sbaragliato la concorrenza nel salto in lungo e conquistato un oro dal grande peso specifico in considerazione dell’età e delle potenzialità ancora non espresse completamente. Furlani superstar, ma è stata strepitosa anche Nadia Battocletti, che a Parigi, nella più recente Olimpiade, aveva sfiorato il doppio podio nelle lunghe percorrenze sulla pista. A Tokyo, invece, ha conquistato un argento nei 10000 metri e un terzo posto nella gara dalla distanza dimezzata, i non molto amati 5000 metri. Sedici, complessivamente, i primati nazionali ridotti, almeno finora ed è anche l’unica rappresentante europea impegnata a cercare di arginare lo strapotere delle africane sulle maggiori estensioni metriche in pista. La venticinquenne Fiamma Azzurra, trentina di Cles, è entrata nell’élite azzurra di chi è salita sul podio un paio di volte nello stesso appuntamento internazionale. L’impresa era riuscita a Pietro Mennea nel 1983 ad Helsinki per l’argento sui 100 metri e per il terzo posto nella staffetta 4×100 e a Francesco Panetta nel 1987 a Roma, oro sui 3000 siepi e secondo posto sui 10000 metri.
Onore al merito all’argento nella 35 chilometri di marcia di Antonella Palmisano, l’unica olimpionica ad aver conquistato la medaglia sullo stesso luogo, Tokyo, nel 2021 sulla 20 chilometri.
Spazzati gli infortuni che hanno minato l’attività Andrea Dallavalle è riuscito a salire su un gradino del podio mondiale, il secondo, quello d’onore, superato all’ultimo salto dal triplista cubano con maglia del Portogallo, Pedro Pichardo. 17 metri e 64 centimetri per migliorare il limite personale e pensare al titolo. Al momento, però, solo pensare e, perché no?, inseguire.
Aspettative opposte per i bronzi di Tokyo. Precedenza all’inatteso ospite del podio per la metallica medaglia, Iliass Aouani, nella maratona e, poi, di chi, forse, ambiva a una migliore posizione finale, Leonardo Fabbri, dominatore nella stagione del peso. Almeno una coccarda mondiale guadagnata dal poliziotto toscano dopo il desolante nulla ai Giochi di Parigi.
Sette podi, come mai dal 1995 a Goteborg, in Svezia. Nonostante le affermazioni, i piazzamenti e i quindici finalisti, non sono mancate le incertezze, le flessioni dei rendimenti e gli inaspettati infortuni. Il settore della velocità maschile, che su quella pista di Tokyo aveva conquistato due ori stratosferici, ha improvvisamente sgonfiato le ambizioni. Marcell Jacobs, che ha annunciato riflessioni sul futuro agonistico e Filippo Tortu, sono usciti amaramente di scena. Per le staffette, fiore vivo e colorato degli ultimi anni, due sole finali con la 4×400 femminile, che ha concluso all’ottavo posto con Anna Polinari, Virginia Troiani, Eloisa Coiro e Alice Mangione e la 4×400 mista con Luca Sito, Anna Polinari, Vladimir Aceti e Alice Mangione.
I disagi fisici hanno condizionato gli obiettivi del triplista Andy Diaz e di ‘Gimbo’ Tamberi nell’alto e avvenimenti e momenti oscuri e misteriosi hanno fermato la giovane lunghista Larissa Iapichino addirittura nelle qualificazioni. Era una delle azzurre candidate ad un posto sul podio mondiale.

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