Gli ucraini ai fornelli

La preparazione dei menù tipici italiani con i prodotti del Lazio hanno caratterizzato il progetto di formazione e inclusione professionale e sociale. Gli attestati sono stati consegnati a Roma, a Palazzo Brancaccio

Il clou, con la consegna degli attestati, la relativa passerella finale e naturalmente le foto-ricordo, ha avuto come scenario le suggestive e storiche sale romane di Palazzo Brancaccio. Il progetto, ‘Fai la differenza chef!, La cucina di Roma e del Lazio per dare nuove opportunità’, ha coinvolto una dozzina di ucraini impegnati a seguire una serie di appuntamenti teorico-pratici coordinati e gestiti da Alessio Guidi, il direttore della Scuola di Cucina ‘TuChef’, che ha seguito e eseguito l’indirizzo previsto. Il piano ha riguardato “le ricette e i sapori di Roma e del Lazio e dei territori locali, ucraini e internazionali in una fusione anche di colori e profumi tutti da scoprire e gustare”.
L’iniziativa, promossa e organizzata dall’Associazione Percorsi e Crescita in collaborazione anche con Web Agency Creare e Comunicare con il sostegno di ENEL e il patrocinio di Roma Capitale, della Città Metropolitana di Roma e della Regione Lazio, è stata articolata e sviluppata su un programma definito e su appuntamenti diluiti fra il 25 giugno al 31 luglio.
L’esperienza, un mix di saperi e sapori e di profumi e colori, ha interessato una dozzina fra rifugiati e migranti ucraini accolti nella capitale. Le finalità del progetto erano ben note e riguardavano la possibilità di offrire inserimenti professionali nel settore della ristorazione sia sulla nostra penisola che, eventualmente, in futuro nel paese dell’Est Europa, alla conclusione del conflitto. Un modo anche per conoscere ed allargare la diffusione della cultura culinaria del Made in Italy collegata agli alimenti del Lazio e alle preparazioni tradizionali con riferimento alle varie e molteplici località regionali.
La giornata conclusiva è stata caratterizzata, fra l’altro, dalla proposta e dalla conseguente realizzazione di dodici ricette da parte degli allievi, che avevano il comun denominatore di essere creative, inclusive e sostenibili. Insomma, che raccontassero e descrivessero aspetti di integrazione e di riscatto socioeconomico. Una valorizzazione, una sollecitazione e un incentivo professionale, in quanto “un piatto cucinato insieme è già un momento e un segno di pace” degli originari di un paese attualmente ancora sconvolto da un conflitto, che sembra interminabile.
Il piano formativo ha riguardato Kateryna Birulin, Hanna Dudnyk, Iryna Hrebinnyk, Ludmila Korchemna, Inna e Viktoriia Lapiekina, Anna Mazur, Olena Misyura, Hanna Pryshlyakivska, Svyatoslav Tarasyuk, Oksana Tomozey e Nazar Yakymenko, che a Palazzo Brancaccio hanno ottenuto il meritato riconoscimento.

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