La pac(e) agroecologica

Numerosi gli obiettivi in comune fra i coltivatori, gli allevatori e gli ambientalisti, che sono alla ricerca di un opportuno equilibrio come è emerso in un Forum promosso a Roma con all’ordine del giorno la circolarità, ‘dal campo alla tavola’

Agricoltura e ambiente sono praticamente vincolati dagli interessi e dall’inevitabile scambio di un benessere appartenente alla pagina della stessa immagine e interesse. Il comune sguardo sull’attività dei coltivatori e degli allevatori e di chi è continuamente proteso alla difesa degli aspetti naturali, del territorio, dell’acqua e delle condizioni atmosferiche è più volte risuonato nel corso degli interventi al sesto Forum ‘Agroecologia circolare-Dal campo alla tavola’ con l’indicazione rivolta ‘alla resilienza, all’innovazione e alla sostenibilità’ e anche su ‘dall’agricoltura le risposte alla crisi climatica’, promosso nella capitale da Legambiente con il sostegno, fra gli altri, del Ministero di via Cristoforo Colombo, della Regione Lazio, delle aziende produttive Fileni, Italia Zuccheri, Alce Nero e CIB, il Consorzio nazionale del Biogas.
L’appuntamento ha affrontato, in particolare, alcuni importanti argomenti come ‘L’agroecologia e la sostenibilità delle filiere per salvaguardare gli ecosistemi e prevenire i danni degli eventi estremi’; ‘L’agrivoltaico e il biometano per far fronte ai cambiamenti climatici’; ‘L’etica del cibo e i diritti umani per contrastare le agromafie e il caporalato’ e ‘Coltivare futuro per un’agricoltura resiliente, innovativa e sostenibile’. All’incontro sono intervenuti i rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni, delle organizzazioni sindacali e delle imprese, della produzione agricola e dell’alimentazione, della ricerca e dell’università.
Il convegno è stato inizialmente arricchito, comunque dopo l’intervento del responsabile dell’Agricoltura di Legambiente Angelo Gentili, dal Rapporto ‘CittàClima’ dell’Osservatorio dell’associazione guidata da Stefano Ciafani, dal quale è emersa l’entità degli eventi altamente estremi, 146, registrati negli ultimi anni, che hanno causato danni incalcolabili e ancora da sanare in alcune zone del nostro Paese. Inoltre continua, quasi in modo imperterrito e inarrestabile, il consumo di suolo. E sono sempre più marcate le difficoltà nelle aree interne della nostra penisola, che potrebbero portare a un abbandono quasi inevitabile e sistematico con il conseguente peggioramento delle condizioni ambientali.
“L’agricoltura non è il problema, ma una parte della soluzione. I coltivatori, infatti, hanno tutto l’interesse a gestire e a conservare l’ambiente”, ha ricordato l’eurodeputato Dario Nardella, componente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale. Il settore, sfruttando la tecnologia, potrebbe essere in grado di abbassare e contenere le emissioni inquinanti, produrre biocombustibili e energia con i pannelli fotovoltaici e utilizzare le acque reflue, “a patto che ottengano la certificazione di qualità per non coinvolgere in futuro gli stessi agricoltori” qualora spuntasse qualche dannoso ‘imprevisto’, ha rilevato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.
Un equilibrio fra “agricoltura sostenibile e pratiche ambientali” è stato richiamato e reclamato dal vicedirettore della FAO Maurizio Martina, ma anche dal presidente della CIA Cristiano Fini, da Nicola Gherardi di Confagricoltura e da Barbara Nappini, vertice di SlowFood. In attesa dall’Unione della nuova PAC europea, la Politica Agricola Comune, varata per la prima volta nel 1962. Molteplici le testimonianze sulle esperienze intrecciate fra agricoltura, zootecnia e sul miglioramento e sulla tutela dell’ambiente, fra cui quelle di Massimo Fileni, vicepresidente dell’azienda di famiglia; di Luigi Maccaferri di Italia Zuccheri; di Claudio Destro della società agricola Maccarese e di Tommaso Carioni, amministratore delegato della stessa impresa Carioni.
Stefano Ciafani ha sollecitato un maggior utilizzo degli alimenti biologici, fra cui nelle mense degli istituti scolastici e degli ospedali e ribadito l’importanza “del reato di agromafia”. Alcuni terreni sottratti alla criminalità organizzata sono coltivati, ma sono ancora numerosi i casi di lavoratori sfruttati negli orari e nella retribuzione, soprattutto gli immigrati. Matteo Bellogoni, dell’Osservatorio Placido Rizzotto e sindacalista della CGIL, ha ricordato che, dopo la drammatica vicenda della provincia pontina con la straziante fine del lavoratore indiano, le verifiche straordinarie sulle aziende hanno evidenziato irregolarità anche del 66%.
L’approfondimento, gestito e coordinato alternativamente dai giornalisti Margherita Ambrogetti Damiani, Giulia Assogna e Francesco Loiacono, è stato anche l’occasione per premiare dieci ‘Ambasciatori del Territorio’: l’azienda agricola abruzzese ‘Terra di Ea’ e l’Associazione di Promozione e Tutela della Ventricina del vastese; le imprese toscane ‘InCandia Bio’ e ‘La Mursa’ e quelle emiliano-romagnola ‘Santa Rita Bio 1964’ e, poi, la laziale ‘Terra Forte’; la campana ‘Il dono dell’erba’; la pugliese ‘Valle Ofanto-Frutta per piacere’; la veneta ‘AD Ape’ e la molisana dell’area di Campobasso ‘Apicoltura Nazario Fania’.

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