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Positivi risultati dal piano biennale per i giovani 'ForGood'. Previste anche visite sanitarie di prevenzione

È tempo di bilanci per il progetto biennale 'ForGood-Sport è Benessere' promosso in alcune periferie di tre grandi città italiane, Milano, Napoli e Roma e anche in Argentina, a Buenos Aires. L'obiettivo della onlus Sport Senza Frontiere è stato quello di confermare che attraverso l'attività e la pratica di qualsiasi disciplina è possibile favorire l'inclusione sociale e la prevenzione sanitaria.
Lo sport è in grado di abbattere i muri, superare le barriere e le diversità etniche, sociali, religiose, linguistiche e ideologiche. Piste, campi, pedane, palestre, piscine e strade diventano un orizzontale comune, dove tutti i partecipanti sono perfettamente allineati. Alla partenza nessuno è più avanti e il rispetto delle regole e degli avversari è un altro aspetto fondamentale, che caratterizza la pratica sportiva ad ogni livello e latitudine.
L'iniziativa ha ottenuto anche il riconoscimento del Comitato Olimpico Nazionale, 'Sport e integrazione'. Nel 2016 il Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell'Università romana di Tor Vergata ha avviato il progetto di ricerca coordinato dalla professoressa Ersilia Bonuomo e presentato allo IUNS 21st International Congress of Nutrion di Buenos Aires e al Congresso Nazionale della Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica di Torino.
Nell'iniziativa sono stati coinvolti 22 enti socio-assistenziali e sanitari; 504 i bambini inseriti e seguiti in questi due anni nelle varie discipline via-via praticate. Attività, ma anche prevenzione sanitaria. Oltre mille le visite mediche.
Hanno sostenuto il progetto l'Università di Tor Vergata, capofila per aver predisposto, raccolto ed elaborato i dati, in collaborazione con la Fondazione dell'Università del Foro Italico attraverso il Centro di Medicina dello Sport per gli screening sanitari.
Il percorso sportivo dei giovani è stato continuamente controllato soprattutto in riferimento alla coordinazione motoria, alla socialità, al rispetto delle regole e all'integrazione. Ventidue le discipline praticate dai ragazzi, l'89% per la prima volta. Il 46% vive in una famiglia monoreddito e il 37% all'interno di un nucleo numeroso. Nella capitale argentina la maggior parte di chi ha partecipato arrivava da un paio di aree particolarmente problematiche, come Barracas, con la maxifavela ad altissimo rischio di emarginazione e criminalità e Boca.
In Italia da tempo, ormai, è scattato l'allarme per una corretta alimentazione, che dovrebbe quotidianamente essere articolata su cinque pasti ricchi di frutta e verdure, possibilmente fresche e di stagione. A 'chilometro zero' sarebbe ancor meglio. A leggere i dati del Dipartimento di Biomedicina e Prevenzione dell'Università di Tor Vergata il 46,30% dei giovani italiani è in sovrappeso o, addirittura, rientrare ed essere iscritto alla categoria degli obesi. Situazioni che potrebbero scatenare gravi e pericolosi disagi sanitari. Un po' diversa la fotografia scattata agli immigrati residenti nel nostro Paese, dove i fuori controllo in eccesso non toccano il 30%, ma oltre l'11% è sottopeso. La stragrande maggioranza, comunque, inizia le rispettive giornate regolarmente con la prima colazione, ma non sempre in modo corretto e adeguato. E nelle ore successive non è consumato il consigliato quantitativo di frutta e verdure e in modo eccessivo le bibite gassate ad alto contenuto di zucchero e caramelle e dolciumi.
La onlus Sport Senza Frontiere è impegnata a sostenere un'attività sostenibile come strumento di educazione, inclusione e coesione sociale, in particolare i giovani considerati a rischio. Attualmente opera in Italia, a Milano, Napoli e Roma e, in Argentina, a Buenos Aires.

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