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Convegno sulla prevenzione sanitaria degli atleti di qualsiasi livello promosso a Roma dall'Adnkronos

 

A leggere i dati dell'Annuario Statistico nel 2021 quasi il 37% della popolazione italiana praticava almeno un'attività sportiva, poco più del 27% in modo continuativo e vicina al 10% saltuariamente e amatorialmente. Degli impegnati e coinvolti nelle molteplici discipline la maggioranza è rappresentata da minori, mentre le persone fra i 65 e i 74 anni sono il 37,3%. Per il CONI, il Comitato Olimpico Nazionale, i tesserati nel 2020 erano oltre 13 milioni e 113 mila e quasi 115 mila le organizzazioni, fra associazioni e società sportive dilettantistiche. Atleti, quindi, sanitariamente controllati almeno una volta l'anno. Del 'popolo' sportivo rappresentato al Foro Italico sono presenti anche gli atleti professionisti, le cui condizioni fisiche sono continuamente verificate. Innegabile, quindi, il ruolo e la funzione dei medici sportivi, i quali non escludono l'importanza delle protezioni vaccinali.
Infatti, già nel 2017 la Società Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica in collaborazione con la Federazione Medico Sportiva nazionale, rappresentata al CONI, aveva pubblicato uno studio sull'uso delle vaccinazioni degli atleti professionisti, documentato, fra l'altro, in maniera settoriale fra sport individuali, di squadra e di cosiddetto 'contatto' e combattimento. La ricerca aveva anche considerato le particolari e specifiche condizioni dell'atleta e il perimetro dove era solito svolgere l'attività della rispettiva disciplina sportiva.
Il particolare e delicato argomento è stato analizzato e approfondito nel corso di un incontro promosso a Roma dall'Adnkronos, a cui hanno preso parte, fra gli altri, Maurizio Casasco, presidente della Federazione Medico Sportiva e della EFSMA, il riferimento europeo degli specialisti; Sergio Pecorelli, rettore emerito all'Università di Brescia e vertice del Comitato Scientifico della FMSI; Carlo Signorelli, docente di Igiene e Sanità Pubblica all'ateneo 'Vita-Salute' del 'San Raffaele' di Milano e Rino Agostiniani, della Società Italiana di Pediatria. Il filo conduttore seguito ha riguardato 'Sport e prevenzione. Il ruolo della vaccinazione per un sistema immunitario allenato e sempre in forma'. Gli intervenuti hanno sottolineato l'importanza delle vaccinazioni, che non avrebbero controindicazioni; di un miglioramento dell'educazione sanitaria coinvolgendo anche le rispettive famiglie e di un maggior colloquio fra strutture pubbliche e private. È necessaria anche una migliore informazione e collaborazione fra i vari settori specialistici della medicina come avviene, ad esempio, dal 1999 con i cardiologi. Ancora parziali e, quindi, relativamente indicativi i dati raccolti dopo i vaccini somministrati per contenere contagi e malanni collegati al Covid-19, in particolare agli atleti professionisti.
Al Palazzo dell'Informazione, riferimento dell'Adnkronos, sono state ricordate le dieci vaccinazioni obbligatorie per gli under 16 e le altre quattro consigliate come previsto dal PNPV, il Piano Nazionale di Prevenzione. Le vaccinazioni pediatriche fino ai 6 anni riguardano la salvaguardia alla difterite, alla poliomielite, al tetano, all'epatite virale di tipo B, alla pertosse, all'haemophilus influenzae, al pneumo e al meningiococco, al rotavirus, alla varicella, al morbillo, alla parotite e alla rosolia.
Il Ministero della Salute nel 2021 ha rilevato una generale flessione delle coperture vaccinali entro gli 8 anni di età, soprattutto per quanto riguarda il morbillo e la podio. Il livello previsto dal Piano è stato fissato al 95%, ma i risultati sono scesi intorno all'87%.
Nel corso dell'appuntamento, organizzato con il sostegno di GlaxoSmithKline e Sanofi, è stata confermata la fondamentale necessità di un periodico controllo sanitario anche per chi è coinvolto in attività fisico-sportiva a livello ludico e amatoriale. Il primo interlocutore ravvicinato e diretto in questi casi dovrebbe essere il rispettivo medico di famiglia, il cosiddetto 'medico di base', soprattutto per chi autonomamente, senza un tesseramento in associazioni o società sportive, pedala sulle bici o corre da podista solo per conservare o migliorare la personale condizione fisica.
I sanitari hanno ricordato che l'attività sportiva, opportunamente monitorata, evita o rallenta disagi in età adulta, in particolare oltre i 45-50 anni, riducendo anche spiacevoli ricorsi agli specialisti e la spesa sociale. Tutto affiancato, naturalmente, a un corretto stile di vita caratterizzato da una alimentazione sana e basata soprattutto da una adeguata dieta... mediterranea.

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