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Docufilm sui comportamenti quotidiani e sui rapporti con i residenti di sette felini a Istanbul

"Hanno sette vite e quando cadono, a differenza degli umani, ammortizzano possibilmente con tutte e quattro le zampe e, comunque, sempre ventralmente". La considerazione sul caratteristico atterraggio dei felini domestici è di un volontario, che solitamente assiste e cura la colonia presente a Istanbul.
È nella città della Turchia europea che è ambientato il docufilm, 'Kedi. La città dei gatti', girato e firmato da Ceyda Torun, che ha partecipato con Charlie Wupperman anche alla produzione. Un paio di mesi di riprese per raccogliere il materiale necessario con il sostegno e la collaborazione di commercianti, artigiani, pescatori e semplici cittadini impegnati quotidianamente nella vita dei mici.
Il filmato, aggiustato al montaggio da Mo Stoebe con la fotografia di Charlie Wupperman e le musiche di Kira Fontana, racconta una qualunque giornata di sette felini. Ricostruzioni condite da curiosità, aneddoti e spostamenti colti dalle tecnologiche apparecchiature cinematografiche anche in vicoli scuri, scantinati abbandonati sia di giorno che nelle ore notturne.
Sono migliaia i gatti che girano liberamente per Istanbul oscillando fra condizioni domestiche e selvagge, d'affetto e da randagi, ormai abituati alla presenza e all'attiva e conveniente partecipazione dell'uomo, che puntualmente aumenta e rafforza la condivisione cittadina. Gatti praticamente adottati. Ovunque nella grande città continentale della Turchia. Animali diversi non solo nell'aspetto, ma nelle pieghe del carattere, del comportamento e delle abitudini.
Nei quasi ottanta minuti il docufilm della regista turca esplora in particolare l'esistenza di sette felini: Aslan Parcasi, soprannominato 'Little Lion', frequentatore delle rive del Bosforo, soprattutto intorno a un ristorante noto per i menu a base di pesce e ben conosciuto come cacciatore di topi; Bengu, gattina grigia, inserita nella comunità di un quartiere di lavorazioni industriali; Deniz, giocherellone e affettuosa mascotte del mercato biologico locale; Duman, che in una delle zone più eleganti di Istanbul segnala 'educatamente' la presenza all'ora dei pasti ai camerieri dei vari punti di ristoro; Gamsiz, scalatore e difensore del territorio nella cosiddetta 'area degli artisti', a Cihangir; Psikopat, abitudinaria e replicante delle strade più vecchie della città ed è rispettata persino dai cani randagi e Sari, di razza soriana, di pelo bianco e rossastro, ma chiaro, in continuo movimento e visibile vicino alla Torre di Galata, uno dei più antichi e conosciuti riferimenti della località turca, impegnata nel periodo delle riprese a procurare alimenti per i piccoli.
La regista Ceyda Torun ha vissuto l'infanzia a Istanbul nei primi anni Ottanta e ricorda la compagnia data dai gatti, che, nella trasformazione espansiva della città, sarebbero l'unico comun denominatore rimasto e confermato con il passar degli anni. Ceyda Torun con la famiglia si è trasferita prima in Giordania, ad Amman e, poi, negli Stati Uniti, a New York. Laureata in antropologia alla Boston University ha fondato con il cineasta Charlie Wupperman la Termite Film.
'Kedi. La città dei gatti', premiato al Film Festival Independent di Istanbul, sarà distribuito dalla Wanted Cinema Ricercato e arriverà nelle sale italiane il prossimo 22 maggio. Non è stato doppiato. I condensati interventi e le compresse testimonianze sono in turco con tanto di sottotitoli in lingua italiana, ma a parlare saranno soprattutto le immagini.
Per la parte musulmana degli abitanti il gatto è considerato un animale sacro ed è anche per questo che viene assistito e concessa e garantita la libera indipendenza senza essere rinchiuso.
Per la realizzazione del docufilm sarebbe stato investito un milione di dollari, che sarebbero stati già assorbiti dalle proiezioni negli Stati Uniti con un incasso da almeno 4 milioni di dollari.

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