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'Gli Indesiderati d'Europa'. Il film di Fabrizio Ferraro racconta la storia del filosofo tedesco di origine ebrea

L'argomento è di estrema attualità, ma poi "ti accorgi che ha caratterizzato sempre le vicende storiche e umane". Non solo per motivazioni economiche, per andare alla ricerca di una realtà migliore, di una quotidianità soddisfacente, in grado di offrire opportunità occupazionali e abitative, ma anche per sfuggire alle tirannie ideologiche, politiche e sociali.
Fabrizio Ferraro nel film, 'Gli Indesiderati d'Europa', non approfondisce queste tematiche, concede allo spettatore lo stretto necessario, un racconto minimo e indispensabile per comprendere le ragioni di quel lungo cammino alla ricerca di una porta di uscita, di una salvezza dalla crescente oppressione nazista in Francia. Sono i fatti e le pagine della storia a compensare e riequilibrare la vicenda reale da quella raccontata e ricostruita sul grande schermo. 'I sentieri di Walter Benjamin' sono cadenzati in centoundici minuti di passi, di immagini in bianco e nero di paesaggi montani, future terre di pregiati vini, di suoni e rumori intensi e affannati come il respiro durante il cammino, forse anche dei pensieri e delle speranze. Voci in lingua originale, sostenute da sottotitolazioni essenziali. L'avanzata dei nazitedeschi da una parte e la guerra civile spagnola dall'altra fotografa questa parte d'Europa fra la fine degli anni Trenta e l'alba dei Quaranta dello scorso secolo.
Walter Bendix Schoenflies Benjamin, all'anagrafe di Berlino dal 15 luglio del 1892, è alla ricerca di un varco per viaggiare verso gli Stati Uniti, la salvezza, in compagnia di alcuni amici e della fedele e inseparabile borsa nera, che potrebbe aver contenuto alcuni scritti, forse parziali. Appunti. Considerazioni. Pensieri.
A Parigi un bibliotecario consiglia un veloce trasferimento in Inghilterra. È tedesco di nascita, ma le origini sono ebraiche. Il padre è un antiquario benestante, la madre discende da una agiata famiglia di commercianti. Filosofo, scrittore, critico, letterario, traduttore, pensatore eclettico, Benjamin negli anni successivi ha influenzato e condizionato altri studiosi, personaggi della cultura e della riflessione, ma anche noti drammaturghi come Bertolt Brecht.
Il racconto sul grande schermo è stato bloccato da Fabrizio Ferraro prima dell'epilogo. Il riposo notturno all'aperto, che anticipa il tratto finale. Tragico. Benjamin non riuscirà ad affrontare il rifiuto del visto di transito per l'imbarco paradossalmente arrivato dopo aver lasciato per sua volontà la presenza terrena il 26 settembre del 1940 a Port Bou, probabilmente per il timore di finire nelle mani dei nazisti. I resti dopo cinque anni sono finiti in una anonima fossa comune e di quel memoriale nella fantomatica borsa nera, recuperata al Tribunale di Figueras, non si hanno certezze. Benjamin aveva sposato nel 1917 Dora Keller. Dall'unione è nato un figlio, Stefan, morto a Londra nel 1972.
'Gli Indesiderati d'Europa. I sentieri di Walter Benjamin', già presentato al Festival di Rotterdam, avrà l'anteprima il 24 aprile a Bardonecchia, dal giorno dopo sarà nelle sale di Bologna, Genova, Milano, Perugia, Roma e poi in altre città, fra cui Napoli.
Lunghissima la fase dei sopralluoghi idonei al racconto della Francia e dell'area spagnola della Catalogna e di Roma.
È stato prodotto dalle italiane Passepartout e RAI Cinema e dalla spagnola Eddie Saeta. Ha ottenuto il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dal Fondo per il Cinema e l'Audiovisivo della Regione Lazio.
Sullo schermo il romano Euplemio Macrì è un compassato Walter Benjamin e l'accompagnatrice è Catarina Wallenstein, nata a Londra, ma considerata artisticamente portoghese. Nel cast anche un vero vignaiolo, il cinquantenne Bruno Duchene, che dal 2002 vive a Banyuls, sui Pirenei, dove imbottiglia vini rossi in una delle aree più complicate da coltivare.
La pellicola è accompagnata da un volume di Valerio Carando pubblicato dalle edizioni DeriveApprodi per la collana 'OperaViva'.

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